sabato 31 dicembre 2016

DUE PAROLE SOTTO L'OMBRELLONE: sarà nel nuovo giallo di mare di Cantagallo


Sempre a proposito della prossima inchiesta di mare del commissario Cantagallo. 
In anteprima assoluta e precorrendo un po' i tempi, vi anticipo che nella nuova inchiesta di Castiglioni Marina ci sarà (in maniera riveduta e corretta) la piacevole intervista fra un giallista toscano (compagno di ombrellone del commissario al Bagno Rivabella) e un pellicciaio romano (anche lui d'ombrellone al Rivabella insieme alla sua famiglia). 

Visto che tante persone mi hanno detto di averla letta e di essersi divertiti, allora, cambiando qualcosa, mi è piaciuto inserirla nel giallo della nuova inchiesta di mare che spero sarà pubblicato in estate nel prossimo anno. 
 
Intanto ecco a voi una brevissima anteprima iniziale di quello che leggerete nel libro. 

 " Poi sul bagnasciuga si profilò una figura d’uomo, con in testa un gran cappello chiaro di paglia tipo panama col cinturino marrone, ben conosciuta a tutti e due. L’uomo a un certo punto sterzò per dirigersi verso i lettini e si avvicinò al signor Bizzarri. Il nuovo arrivato era un altro cliente fisso del Rivabella, un romano cordiale e chiacchierone sulla cinquantina che di mestiere faceva il pellicciaio. Era un tipico scanzonato trasteverino dallo sguardo furbo, di statura media, robusto con una leggera pancetta e dei folti capelli grigi portati all’indietro sotto il cappellone.
    Il commissario non poté fare a meno di ascoltare il colloquio fra i due, anche perché parlavano ad alta voce.

    «Buongiorno, Bizzarri».
    «Buongiorno, Aniceto. Anche lei di nuovo qua per le ferie». 
    «Come se dice a Roma: 'Chi nu' more se rivede!', e se rivedemo!».
    «Si dice anche a Firenze».
    «Tutto er monno è paese. Le posso dì 'na parola?».
    «Anche due».
    «Ma che sta sempre a scrive' gialli?».
    «Sì, lavoro permettendo».
    «Ma ije ne pubblicano?».
    «Sì».
    «E 'ndove? ».
    «A Brescia». 
"


Buon proseguimento di giornata a tutti voi.


 

Le inchieste di mare del commissario Cantagallo


Stiamo lasciando il vecchio anno e col nuovo che arriva ci viene di pensare a quello che faremo nei prossimi mesi. A me personalmente viene in mente la bella stagione e con questa la voglia di andare al mare. Non so se anche a voi capita la stessa cosa. 
Allo stesso modo, l'immagine del mare mi fa venire in mente (guarda caso...) che in un posto di mare toscano dei miei gialli, anche il prossimo anno, ci sarà qualcuno a passarci qualche fine settimana oppure le ferie con la famiglia: il commissario Cantagallo.

Le inchieste di mare continuano la serie dei gialli di Cantagallo ma sono ambientate a Castiglioni Marina, un grazioso paese di pescatori, anche questo inventato ma non troppo, della Toscana del sud, dove il commissario trascorre il fine settimana oppure le ferie con la famiglia. 

Il giallo nel luogo di mare è un’inchiesta perché il commissario Cantagallo svolge il ruolo di consulente investigativo per la “Benemerita” locale, i fatti da analizzare sono circoscritti a una zona limitata del paese e l’indagine del delitto si conclude nello spazio di tre giorni.

Nelle inchieste di Castiglioni Marina, Cantagallo è aiutato da Bandino, il suo secondo del commissariato di Collitondi che trascorre anche lui con la famiglia il fine settimana a Castiglioni. L’azione di Cantagallo è disturbata dall’inetto maresciallo dei Carabinieri Remo Guerra e dal superficiale medico del porto Rodolfo Lanzara. Alla fine Cantagallo smaschera sempre il colpevole con un geniale colpo a sorpresa e si gode finalmente il meritato riposo in riva al mare.

In queste inchieste tutto è chiaro per l’incapace e imbarazzante maresciallo dei Carabinieri Remo Guerra: si tratta di una morte accidentale come ne accadono tante nei posti di mare. In un primo momento per Guerra non ci sono alternative: la persona trovata morta non è stata uccisa. Ma le cose stanno proprio così? Guerra ne è sicuro perché l’ipotesi dell’incidente è sempre confermata “in modo inequivocabile” dal borioso e pressappochista dottor Lanzara, che non è nemmeno un medico legale ma è il dottore del pronto soccorso del porto di Castiglioni. Però il Lanzara nelle sue “valutazioni volanti” non ne ha mai azzeccata una, e non lo vuole mai ammettere. Allora, il maresciallo Guerra, che ha poco intuito ma molta memoria delle fandonie del Lanzara, vuole fugare ogni dubbio su quella morte accidentale. Soprattutto vuole pararsi le spalle, e soprattutto qualcos'altro che sta sotto le spalle, con il Comando di Rosereto, più che accertare la verità. Guerra conosce le abitudini vacanziere del commissario. Decide di chiamarlo per fargli fare un “controllino” e capire cosa sia effettivamente accaduto. Cantagallo è un po’ scocciato di dover lavorare anche nel fine settimana, per non parlare poi durante le ferie. Ma alla fine finisce sempre per accettare l’offerta della “Benemerita”. Il commissario non vuol fare un piacere a Guerra ma piuttosto al suo secondo che è un carabiniere in gamba: il maresciallo Tompetrini. Cantagallo va sulla scena del delitto e intuisce subito che non si tratta di una morte accidentale. Il commissario si scontra sempre verbalmente con il dottor Lanzara perché non lo può sopportare. Il medico è un tipo sbrigativo e superficiale, ed è sicuro che il morto sia deceduto per una tragica fatalità come tante altre che capitano a Castiglioni durante l’estate. Ma le cose stanno veramente così come sembrano? C’è sotto qualcos’altro? Questo è quello che deve scoprire il commissario Cantagallo che analizza i fatti attentamente, annotandoli nel suo taccuino Moleskine e ricostruisce quello che è effettivamente accaduto per scoprire l’autore del delitto. Tutto accade sempre nello spazio di un fine settimana, dal venerdì alla domenica. L’ultimo giorno è quello fondamentale perché Cantagallo escogita una trappola per smascherare il colpevole e con un colpo formidabile a sorpresa viene a capo di un omicidio apparentemente sottovalutato. 

Per la prossima inchiesta c'è da aspettare ancora qualche mese perché sono un po' indietro con la stesura del giallo. L'attesa però spero che sarà ripagata dalla piacevole lettura della nuova inchiesta di mare del commissario Cantagallo (Editore permettendo...). 

Auguri! 
Buona fine e Miglior inizio di anno nuovo a tutti voi!    
 


mercoledì 28 dicembre 2016

Investigatore TOMBOLO: il trailer dei gialli

Non annunciato ma spero gradito, ecco a voi il trailer sull'investigatore Tombolo e i suoi gialli.
Il trailer è stato realizzato per farvi vedere e ascoltare  altre curiosità sul ruvido e solitario investigatore privato toscano dei gialli pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International.

Come curiosità, vi anticipo che il trailer ha come sottofondo una musica particolare e c'è un perché: la musica è quella che la sua amica-fidanzata Rossella preferisce in assoluto in quanto è un'amante delle opere liriche...

Buona visione a tutti voi. 
 
 

venerdì 23 dicembre 2016

CHE NATALE SAREBBE...


Buon Natale e auguri a tutti voi!


Il primo curioso caso dell'investigatore Tombolo è già in ebook


ULTIM'ORA

Nei prossimi giorni, grazie al gran lavoro dell'editore Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia, il giallo del primo caso dell'investigatore Tombolo sarà disponibile nelle librerie online, oltre che in cartaceo, anche nel formato ebook (epub per i più tecnici dei lettori). 
Un'altra possibilità in più per leggere immediatamente e su qualsiasi dispositivo il giallo del primo investigatore privato toscano che indaga in modo particolare sui casi che accadono sulla costa della Toscana. Tutto sarà risolto da Tombolo con la massima tranquillità: "Calma e gesso!", mentre si sgranocchierà il suo chupa chups gusto melon soda. 

 

L'investigatore Tombolo: tutto casa e agenzia


L’investigatore privato Marino Tombolo era un uomo che chiedeva poco alla vita, preferiva dare piuttosto che ricevere: era fatto così. Era una persona che aveva poche pretese. Sapeva, per esperienza, che la vita regalava poco e chi pretendeva troppo rischiava di pagare a caro prezzo la sua pretesa. 
Non era comunque nemmeno un tipo che si lasciasse andare, anche perché dalle sue parti, con tutto quel mare grosso, avrebbe rischiato di affogare. A volte, in certe circostanze spinose e soprattutto non retribuite dai clienti dell’agenzia, preferiva superare le situazioni limitandosi a “galleggiare”, abbandonando la faccenda nelle proprie acque, non prendendo posizione e allontanandosi in sordina come una boa tirata verso la riva dalle onde del mare. Era un tipo molto attaccato ai soldi, ma non per questo si poteva dire che fosse avaro. Per Tombolo l’importante era risolvere i casi dei suoi clienti ed essere pagato per arrivare tranquillo alla fine del mese.
Per lui non c’era spazio per l’eroe del quartiere, il benefattore delle vecchiette oppure il paladino dei poverelli, per quelle cose là c’erano i Vigili urbani, gli addetti della Pubblica Assistenza oppure il parroco del paese. Lui, era assodato, non si sarebbe mai e poi mai sporcato le mani in faccende estranee all’agenzia e che avessero a che fare con dei morti di fame o giù di lì, per giunta a gratis! A meno che. Perché c’era sempre un “a meno che”. La condizione si veniva sempre a creare in particolari e delicate situazioni su richiesta di una persona altrettanto particolare e delicata che aveva molto ascendente sull’investigatore Tombolo. Marino, infatti, investigava solo a pagamento, “a meno che” non glielo chiedesse la sua amica-fidanzata Rossella Sirena, medico del Poliambulatorio del porto di Spaccabellezze e paladina dei poveri in canna locali, nazionali e anche internazionali che transitavano in quel posto di mare.  Tombolo, alla richiesta di Rossella, sbuffava, tergiversava ma alla fine agiva e risolveva quello che, in genere, non avevano risolto i Carabinieri del paese. Rossella, in cambio dell’investigazione extra, si sdebitava con lui “in natura” e così di pomeriggio tardi facevano all’amore a casa di Marino, nella mansardina, incrementando, come diceva lei, la media settimanale dei rapporti d’amore delle coppie quarantenni. Poi una cena a lume di candela a base di pesce e vino bianco frizzante ghiacciato nella terrazza vista tetti e mare, li faceva riconciliare con il mondo e con se stessi, come se fossero una giovane coppia di sposini. Poi si lasciavano, il sogno di Rossella svaniva e si perdeva lungo le strade buie del paese che la riportavano a casa.
Ognuno aveva i propri sogni. Tombolo sognava poco di notte ma aveva solo un sogno nel cassetto: sposare, un giorno, Rossella Sirena in pompa magna con tight firmatissimo e cilindro in tinta, con una cerimonia sfarzosissima che avrebbe fatto parlare tutto Spaccabellezze minimo per un anno intero.
Quel giorno però era lontano perché Tombolo non riusciva a togliersi di dosso quel lavoro che, secondo lui, gli impediva di mettere su famiglia con la sua bella Rossella portandola all’altare. Tombolo aveva pensato di cercare un lavoro più normale nell’entroterra, ma la bellezza di quei posti e la nostalgia dei colori del mare l’avevano convinto a rimanere a Spaccabellezze. In paese ormai lo conoscevano tutti e chi aveva un problema da risolvere, sapeva che Tombolo glielo avrebbe risolto in breve tempo. Lui, però, non riusciva a risolvere i suoi problemi d’amore con Rossella. Ne era innamorato perso ma non voleva ammetterlo davanti a lei per non farla soffrire.
Non voleva sposarsi con Rossella perché era convinto che gli orari impossibili del suo lavoro d’investigatore privato avrebbero fatto fallire il matrimonio. Rossella era proprio una gran bella donna non ancora quarantenne, capelli rossi ricci, carnagione chiara con leggere lentiggini, grassottella come lui ma tonica, poco più bassa del suo uomo, era sempre pronta a partire, al contrario del pantofolaio Marino. Radiosa e solare, ispirava simpatia a prima vista e quando aveva Marino al fianco poteva sfidare il mondo intero. Innamoratissima persa pure lei, con poche certezze matrimoniali ma con la convinzione che prima o poi sarebbe riuscita a portare all’altare l’irremovibile Marino. 
Rossella lo convinceva per fare delle investigazioni extra senza essere pagato e lo avrebbe convinto, ne era sicura, perfino a sposarla. Come un grande mare spumeggiante che si preparava ad abbrancare un costone, Rossella si organizzava per agguantare il recalcitrante Marino. 
Tombolo fino a quel momento resisteva alle impetuose ondate matrimoniali di Rossella, come un piccolo scoglio in mezzo al mare. Ma come poteva un piccolo scoglio arginare le ondate di un mare in tempesta? 


 I gialli dell'investigatore Tombolo sono pubblicati in ebook e cartaceo da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia, in collaborazione per il cartaceo con Lello Lucignano della LFA Publisher di Napoli, e li trovate in tutte le librerie online.
Qui sotto ci sono i link per la libreria IBS.it. 

 Buona lettura a tutti voi.



sabato 17 dicembre 2016

Commissario CANTAGALLO: il trailer dei gialli


Come promesso ecco a voi il trailer preannunciato sul commissario Cantagallo e i suoi gialli. 
Il trailer è stato realizzato per farvi vedere e ascoltare  altre curiosità sul simpatico e caparbio poliziotto toscano dei gialli pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International. 

Come curiosità, vi anticipo che il trailer ha come sottofondo una musica particolare e c'è un perché: la musica è quella che Cantagallo ha scelto sul suo telefonino per capire quando lo chiamano dal commissariato... 

Buona visione a tutti voi. 

 

CANTAGALLO: il poliziotto e l'uomo


Oggi mi piace parlare del carattere del commissario Cantagallo perché molti amici e colleghi mi chiedono del suo carattere e di come si comporta oltre che nel commissariato,  anche in famiglia. I suoi comportamenti sono molto variabili ed è una persona che si comporta diversamente in situazioni e ambienti differenti. Sa di essere un poliziotto non perfetto e per questo cerca sempre la perfezione nel suo lavoro. Anche lui ha le sue manie, i suoi tic, le sue fissazioni che spesso ricadono sui suoi colleghi della squadra del commissariato. Tipo rigoroso, puntiglioso, preciso, senz'altro scomodo per la maggior parte delle persone che lo frequentano per ragioni di lavoro. Ma che appena torna a casa, svestendo gli abiti del poliziotto, si libera di tutte quelle caratteristiche pragmatiche per diventare un babbo e un marito assolutamente normale con tanti difetti, come tutti altri uomini.

Nell'occasione ho realizzato anche un trailer sul personaggio del commissario Cantagallo che oggi metterò a disposizione per farvi vedere e ascoltare  altre curiosità sul poliziotto dei gialli pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International. 
Come curiosità, vi anticipo che il trailer ha come sottofondo una musica particolare e c'è un perché: la musica è quella che Cantagallo ha scelto sul suo telefonino per capire quando lo chiamano dal commissariato...
 
Il commissario Cantagallo è un uomo dalla personalità completamente diversa: poliziotto rigoroso al lavoro, babbo casinaro a casa.
In casa è sempre pronto alla battuta, a scherzare, a strappare un sorriso. Tende a sdrammatizzare certi episodi tragici che accadono nel commissariato come nella vita, per cercare di imbrogliare il destino che, per motivi di lavoro o per vicende di famiglia, lo pone davanti a situazioni di cui farebbe volentieri a meno. 
Imbrogliare il destino è un concetto caro al commissario Cantagallo, ovvero scompaginare le carte della vita che sono già state consegnate ad ognuno di noi dal Grande Mazziere e che ogni persona deve giocare bene, anche se sono già state disposte sul tavolo. Un po’ come in quel gioco di carte che piace molto al commissario e a cui gioca con il figlio Luigi d’estate. Il gioco si chiama Machiavelli, dove ogni giocatore può sistemare a suo piacimento le carte già sul tavolo per riuscire a migliorare la propria situazione e anche a vincere se è in gamba. Minimizza volutamente certi fatti che gli accadono intorno per non ingigantire determinate circostanze di per se stesse angosciose perché vede sempre il “bicchiere mezzo pieno”, per dirla con i suoi proverbi. Così cerca d’ingannare il tempo, non riversando sulla famiglia i suoi problemi investigativi sul lavoro, pensando al futuro e facendo progetti per il nuovo viaggio da fare con la moglie e il figlio al prossimo anniversario di nozze. Non si eleva a paladino della Giustizia e nemmeno sale lo scalino del babbo perfetto perché non sono atteggiamenti che fanno parte del suo modo di essere. Essenzialmente è un uomo semplice che non ha smania di protagonismo, ama la famiglia e vuole fare bene il proprio lavoro insieme ai colleghi della sua squadra. Sul lavoro non ama i “cani sciolti”, vuole collaborazione. Dà molta importanza ai rapporti interpersonali fra lui e i colleghi per rafforzare l’unione del gruppo, e tutti i giorni pranzano insieme. Oltre della buona cucina, è anche un amante dei proverbi paesani, a cui fa a gara con un collega, Baccio. Odia il latino e tutte quelle frasi complicate che sono difficilmente comprensibili alle persone comuni e anche a lui. Proprio in questo suo comportamento si capisce lo spirito della semplicità del commissario Cantagallo: un uomo semplice che non per questo vuol dire modesto, ma piuttosto sincero, sobrio e attento alla realtà delle cose come alle persone. Tutto questo è riconducibile al concetto di semplice e di doppio. Semplice si deve intendere nel senso di "intero", ovvero di un uomo integro, integerrimo e sincero, che è opposto al concetto di doppio che assume il significato di falso, nel senso di un uomo ingannevole e fasullo dalla doppia personalità. A proposito di "doppio", il commissario Cantagallo è anche uno sportivo. Quando i tempi delle indagini glielo permettono, la domenica va a giocare con Razzo al Tennis Club di Collitondi, in genere di mattina e al campo numero 2.  





sabato 10 dicembre 2016

Successe di giovedì! - L'investigatore Tombolo e la sua agenzia



Quel giovedì mattina, Marino Tombolo era andato all’agenzia prima del solito. Per quale ragione poi? Aveva come un vuoto di memoria. Colpa del caldo della nottata che l’aveva fatto dormire pochissimo e male? Sì, accadeva sempre così. Quando dormiva poco, gli ci voleva mezza mattinata per ricarburare e fare mente locale su quello che aveva da fare. Si sforzava ma non se lo ricordava proprio. Aveva fatto tutto di corsa, meccanicamente. La barba non aveva visto il rasoio perché lo vedeva, di regola e di sfuggita, la sera prima. Ma quella sera lì, per il gran caldo aveva saltato il turno. La faccia era uno schifo. Al bar sotto casa, il “Cannon d’oro”, aveva bevuto a malapena un caffè senza zucchero, per le rigide regole dietetiche di Rossella. Ma il resto era una meraviglia o quasi. Sfoggiava un completo di lino color burro, molto elegante ma molto sgualcito, visto che lo portava già da una settimana e c’aveva sudato dentro per rincorrere un borsaiolo al porto, con camicia in tinta e foulard fantasia in seta. 
Ma come mai aveva tutta quella fretta? 

Leggete qui sotto e lo saprete, forse.



"Aveva aperto alla svelta il cancelletto metallico a fisarmonica che proteggeva dai curiosi l’entrata dell’agenzia, una larga porta di vetro polveroso e alluminio anodizzato che si apriva in una sorta di sala d’aspetto che sembrava quella di un medico della mutua in cattive acque. Nel muro di fronte all’entrata, nel centro, c’era una porta anni 70 a due ante dipinta di bianco con i vetri bianchi stampati. Tutto era spolverato e in ordine, grazie alla sua amica Rossella che gli faceva da donna delle pulizie a tempo perso, ma la saletta sembrava fosse lì dalla notte dei tempi. Un divanetto verde marcio in similpelle, che aveva visto tempi migliori a sinistra della porta a vetri, due poltroncine scompagnate di vellutino giallo oro dai braccioli consumati che stavano davanti a un tavolinetto con sopra delle riviste rosa di almeno due anni prima - gliele rifilava Rossella così se si era perso qualche pettegolezzo lo leggeva ora - a destra della porta, due quadretti di improbabili paesaggi marini attaccati al muro sopra le poltroncine, erano l’arredamento di quella saletta deprimente due metri per tre. Attaccata al muro, sulla destra della porta a vetri, campeggiava una grande targa d’ottone rettangolare scintillante con la scritta a lettere cubitali: “TOMBOLO INVESTIGAZIONI”, di cui Marino andava fiero. Secondo lui, la targa dell’agenzia investigativa era fondamentale per convincere un cliente ad affidargli il caso da risolvere e ad allungargli un bell’anticipo.
    Si era imbambolato a fissare la targa. Ma perché gli era preso di aprire l’ufficio prima del solito? Niente. Non aveva nemmeno del lavoro arretrato da smaltire. Poi aprì la porta a vetri e si ricordò, o perlomeno gli sembrò di ricordare qualcosa.
    Quattro belle pile di fogli, buste, faldoni vari e cartelline con l’elastico se ne stavano piazzate sulla sua scrivania, come un monumento al “factotum ignoto”. Non si poteva permettere una segretaria e doveva sbrigarsi le faccende burocratiche da solo, senza averne la minima voglia. Era un po’ di tempo che si era messo in testa di sistemare le tante carte di lavoro che gli affollavano l’ufficio. Se non si ricordava male, la sera prima le aveva sistemate così per non farle cadere in terra ed erano già pronte per essere ordinate e archiviate. L’ordine non era una delle sue virtù, ma neanche gli interessava più di tanto. L’importante era risolvere i casi dei suoi clienti ed essere pagato. Tutte le altre formalità potevano attendere per Marino Tombolo, investigatore privato della pluripremiata agenzia investigativa “Tombolo Investigazioni”.
    Era davvero quella la ragione? Doveva riordinare le scartoffie? No, doveva essere qualcos’altro di più importante. Si mise a riflettere sulla faccenda, osservando l’arredo della stanza.
    Nell’ufficio c’erano delle scaffalature in legno fino al soffitto, a destra e a sinistra della porta a vetri, dove prendevano posto una moltitudine di libri, schedari, faldoni colorati, targhe di onorificenze, medaglie al merito e altri oggetti di provenienze dimenticate. A un metro e poco più dalla porta c’erano due sedie in legno scuro sopra un tappeto marrone chiaro Bukara e una scrivania scura di palissandro con panno verde, che Tombolo aveva comprato di terza mano da un robivecchi in paese. Quella sorta di stanzino allargato, tre metri per quattro, aveva il soffitto più basso di mezzo metro rispetto alla saletta d’aspetto e non aveva finestre. Questo per Tombolo era l’ideale perché creava l’atmosfera giusta dell’ambiente investigativo. Una lampada da tavolo ministeriale di vetro verde e ottone, che campeggiava alla sinistra della scrivania, con accanto un portacenere ricolmo di mozziconi di sigarette, completavano il quadro dell’investigatore privato. Non solo, anche il puzzo di fumo, che regnava perenne e incontrastato nell’ufficio, rendeva maggiormente l’idea del clima investigativo. Sopra la scrivania, attaccato al soffitto, c’era un ventilatore a pale con la luce incorporata, regalatogli da Rossella per rinfrescare l’ufficio. Marino però, spesso e volentieri, lo teneva spento perché, con il soffitto basso, quando lo accendeva, gli faceva andare dappertutto i mozziconi che teneva nel portacenere.
    Attaccò la giacchetta a un gancio porta-abiti che sporgeva da uno scaffale sulla destra. Poi da un cassetto della scrivania, prese un chupa chups al gusto “melon soda”. Quando doveva fare qualcosa d’importante, si metteva sempre in bocca un chupa chups al melone, che lo aiutava nella concentrazione. Anche perché, la sua bella Rossella gli aveva ordinato di ridurre le sigarette. Non poteva certo mettersi in bocca uno stecco legnoso alla liquirizia che dopo un po' sembrava un pezzo di stoppa! 
    Si decise e si mise a sedere alla scrivania.
    Prese il coraggio a due mani e incominciò a osservare i fogli che se ne stavano immobili davanti a lui come un plotone d’esecuzione.
    Non ce l’avrebbe fatta a sistemare quelle pratiche nemmeno sotto tortura.
    Poi accennò un movimento della mano per leggere meglio un carteggio, ma il bussare di una persona alla porta lo salvò. Appena in tempo. 
"



giovedì 8 dicembre 2016

In culo veritas! - Le donne e il commissario Cantagallo


Più di una volta, il commissario era stato chiaro: a lui interessava solo sua moglie, punto e basta. Bandino e Razzo potevano pensare ciò che volevano ma le altre donne non gli interessavano. Per Cantagallo erano solo una perdita di tempo. Però Bandino non era mai contento e si divertiva a punzecchiarlo sull’argomento, di tanto in tanto. Mentre Razzo non perdeva occasione per portargli come esempio i vari commissari della tivù che non disprezzavano l’argomento femminile, anzi. 
Cantagallo sosteneva che il fatto di essere un commissario non lo obbligava a fare il poliziotto sciupa femmine o strappa cuori, sempre incasinato dentro e fuori le indagini, che obbligatoriamente ci proponevano le serie poliziesche televisive. Lui era un normalissimo commissario felicemente sposato, tutto qui. Era fermamente convinto che quei commissari propinati dalla tivù godessero di una sorta di investitura scenica che li faceva apparire come dongiovanni da strapazzo o amabili addestratori di cani lupo. Quelle erano solo finzioni gratuite. Secondo lui, in un commissariato che si rispetti, durante le indagini, non poteva esserci spazio per vicende da cuori solitari o da allegri puttanieri. La finzione era una cosa ma la realtà era ben altra. Bandino e Razzo non erano dello stesso avviso su questo punto e non perdevano mai una battuta per farglielo notare o metterlo in difficoltà, senza mai eccedere però. Sapevano che Cantagallo, da più di dieci anni, era felicemente sposato con una siciliana di poco più giovane di lui, andavano d’amore e d’accordo e questa era la sacrosanta verità.
Bandino e Razzo approfittavano delle passeggiate digestive lungo il fiume per prendere in giro Cantagallo quando incrociavano delle donne dalle forme provocanti. I due, dopo il passaggio, esprimevano il loro giudizio, con tanto di punteggio da 1 a 10 e commento a giustificazione del voto. Cantagallo non si faceva trascinare dentro la “giuria”. Certe volte però il suo sguardo, meccanicamente, lo tradiva, attratto dalle rotondità femminili in transito. Quando Bandino e Razzo lo sorprendevano a guardare di sfuggita, glielo facevano notare. Allora il commissario prima si schermiva e poi si giustificava dicendo che era un riflesso incondizionato: un banale colpo d’occhio scatenato da un istinto primordiale di attrazione verso le donne legato alla sopravvivenza della specie umana. Per Bandino e Razzo, quelle erano tutte chiacchiere. Per loro Cantagallo era un’acqua cheta e alla prima occasione ci sarebbe cascato dentro con tutto l’istinto primordiale eccetera, eccetera, eccetera. 

Anche in quel dopo pranzo erano a passeggiare lungo la pedonale che costeggiava l'argine del fiume Marna e il commissario cercava di illustrare a Bandino e Razzo il suo ragionamento su certi fatti avvenuti. Ma con pochi risultati.   






"    «Pensavo questo. Andiamo per ordine e seguitemi attentamente. Il fatto delle tracce rinvenute nel cassonetto, perché di questo si tratta secondo me e non di altro, è una circostanza tutta da chiarire. E…».
    Cantagallo si era bloccato perché i suoi uomini si erano distratti. In quel momento transitava per la pedonale una splendida donna bruna, dalla carnagione chiarissima e dai capelli neri lucidi color ebano, di chiara provenienza dai paesi dell’Est europeo. Fonte di distrazione non era tanto la bella chioma della straniera, ma piuttosto qualcosa di rotondo che stava sotto la punta della coda di quella chioma. Era una ragazza giovane sui venti anni poco più, anche se ne dimostrava una trentina, alta di statura. Aveva le forme guantate da una magliettina a maniche corte rosa e un paio di short in jeans strappati che valorizzavano il ragguardevole lato B. Le scarpe da ginnastica che calzava non furono nemmeno prese in considerazione. Bandino e Razzo non erano nuovi a tali osservazioni lungo la pedonale. Se ne stavano in silenzio. Erano assorti nei loro pensieri fantasiosi che benedicevano il periodo caldo estivo, dove le donne di ogni nazione mettevano in mostra le proprie doti fisiche. Bandino e Razzo erano contrari al periodo invernale. I cappotti, le giacche a vento e i golfoni non contribuivano alla valorizzazione del patrimonio “culinario” delle donne nel paese. Così aspettavano a gloria il caldo estivo, quando molte donne si toglievano anche i reggipetto liberando le estremità più seducenti per il maschio medio italiano. Al solito, Bandino e Razzo durante le loro osservazioni prendevano in giro il commissario Cantagallo quando incrociavano delle donne dalle forme provocanti. I due attendevano il passaggio e poi esprimevano il giudizio. Il punteggio andava da 1 a 10 con commento a giustificazione del voto. Però non erano dei giudici imparziali. Bandino preferiva le donne basse, formose e more. A Razzo invece piacevano quelle alte, slanciate e bionde. Cantagallo aveva altre cose a cui pensare e non si faceva mai trascinare nella “giuria”. Certe volte però lo sguardo del commissario, meccanicamente badate bene meccanicamente, lo tradiva. I due “giudici” però se ne accorgevano e inflessibili glielo facevano notare tutte le volte. Il commissario in quelle occasioni si giustificava dicendo che era solo un riflesso incondizionato: un banale colpo d’occhio scatenato da un istinto primordiale di attrazione verso le donne legato alla sopravvivenza della specie umana. Ma per i suoi colleghi, quelle erano solo chiacchiere. Per loro Cantagallo era un’acqua cheta. Alla prima occasione ci sarebbe cascato dentro con tutto l’istinto primordiale eccetera, eccetera, eccetera.
    «9 più» affermò Bandino.
    «8 meno» biascicò Razzo.
    «Fatela finita con questi culi che guardate tutte le volte che passiamo da qui».
    Razzo fece uno sguardo furbo e puntò l’indice verso Cantagallo.
    «In culo veritas!».
    «L’hai inventata te?» chiese il commissario. 
    «Sì e le sta proprio a pennello. Non sono un campione in frasi latine, ma tutti conoscono la frase famosa: “In vino veritas”».
    «Allora?».
    «Allora, vuol dire che nel vino è la verità e questo dimostra che quando una persona è alticcia, ha i freni inibitori rilassati e può rivelare con facilità fatti e pensieri veritieri che da sobrio non direbbe mai. Prendendo spunto da questa considerazione, lo scrittore Baudelaire ha scritto: “Un uomo che non beve vino ha un segreto da nascondere”».
    «Quindi?».
    «Quindi, un uomo che non guarda un culo nasconde qualcosa di sicuro. È una frase fatta apposta per lei. Giusto, Bandino?». 
    «Giusto! Non fa una grinza!».
    «Come quel culo!».   
    «Basta con questo culo! Fatemi concludere il ragionamento! Quindi dicevo che per me c'è qualcuno che fa il furbo e che, ne sono certo, non ha fatto tutti i conti giusti. Qualcuno che vuole far sparire tutte quelle tracce. E che è sicuro che nessuno le trovi. È sicuro di averle fatte sparire e di essersene liberato definitivamente perché il giorno dopo è convinto che siano raccolte dai camion della spazzatura, cancellando ogni prova e senza testimoni».
    Razzo comunicò a gesti a Bandino che era meglio allungare il passo per arrivare prima in commissariato.  "




sabato 3 dicembre 2016

Casimiro: il gatto migrante dell'investigatore Tombolo




L'investigatore Tombolo abita da solo in un piccolo appartamentino (la “mansardina” come la definisce lui) confortevole con una terrazza affacciata sul porto di Spaccabellezze. La terrazza, non molto grande, ma abbastanza per contenere un tavolo bianco di plastica per due persone, due sedie pieghevoli e un ombrellone del tipo da spiaggia, si apre in cima al tetto di una vecchia palazzina a tre piani insinuata fra le stradine del centro storico che conduce al porto di Spaccabellezze. Accoccolato che dorme sempre sopra il tavolo c’è Casimiro, un gatto soriano arrivato sulla sua terrazza da chissà dove e che gli fa compagnia da alcuni anni.

Tombolo è molto ospitale e divide il suo appartamentino confortevole con Casimiro, un placido gatto soriano, scapolo e grassoccio come lui, migrante da chissà quale tetto e ormai da qualche mese nell’organico della casa o “mansardina”, come la definisce lo stesso Tombolo. Acqua e croccantini non mancano mai e così Casimiro da migrante si è accasato in quel piccolo angolo di mondo. Nella mansardina, però, non c’è l’aria condizionata, ma non ha importanza perché Tombolo non la sopporta. Una volta, per dar retta alla sua amica-fidanzata Rossella, si è comprato un Pinguino e si è beccato l’influenza in pieno luglio qualche anno prima. Sul Pinguino ha fatto il crocione e l’ha lasciato a prendere la polvere nello sgabuzzino. Anche Casimiro non gradisce il fresco artificiale e appena passa accanto al Pinguino, gli soffia contro minaccioso, mostrandogli le unghie.









Pedinamenti notturni di mariti in odore di corna: i casi dell'investigatore Tombolo



Pedinamenti notturni di mariti in odore di corna, sorveglianza di ragazzi frequentatori di cattive compagnie fino a tarda ora, ricerche di anziani scomparsi o di minori scappati di casa, sono le sue normali pratiche d’ufficio a Spaccabellezze, piccolo paese costiero della Toscana meridionale, dove l'investigatore Tombolo ha un'agenzia privata. Quella cittadina turistica si affaccia sul mare in una stretta insenatura che si prolunga dalla costa e che a questa è collegata da una larga laguna da dove si possono ammirare le bellezze della Punta Cala Nera “Calimera”, ricca di minerali ferrosi scuri da cui il nome, a nord e della Punta Cala Rossa “Calante”, dai versanti scavati nelle arenarie che al tramonto si tingono di rosso, a sud.





Un caso complicato per l'investigatore Tombolo: “Zampa di gatto, coda di manta e corna di gazzella"



Una donna marocchina è stata trovata morta nelle acque del porto. Lo scorbutico maresciallo Busonero vuole insabbiare l'indagine con il benestare del torvo sindaco Moscone, sempre in allarme per le indagini di Tombolo che minacciano l'arrivo dei turisti e la sua riconferma alla guida del paese. Per Busonero la donna è morta durante uno sbarco notturno di un barcone d'immigrati. Ma l'investigatore sa benissimo che non è così. Tombolo non molla la presa anche perché la guardia medica Rossella Sirena, di lui innamorata persa ma poco corrisposta, lo convince a indagare sulla strana morte della donna uccisa. Poi all'improvviso i due casi di due nuovi clienti gli aprono la strada verso la soluzione di quella torbida inchiesta e la cattura a sorpresa dell'omicida. Il colpevole sarà preparato a puntino perché Tombolo chiederà aiuto a Prospero Buontempo, aiutante “ombra” dell’agenzia e cuoco a domicilio con il suo Apone carrozzato “Shanghai Cuki Express”, che gli dirà come cucinarlo per le feste. Tutto sarà risolto all’ultimo tuffo e il pesce incapperà nella rete che gli ha steso l’investigatore Tombolo.

I gialli dell'investigatore Tombolo sono pubblicati in ebook e cartaceo da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia in collaborazione per il cartaceo con Lello Lucignano della LFA Publisher di Napoli e li trovate in tutte le librerie online.
Qui sotto ci sono i link per la libreria IBS.it. Buona lettura a tutti voi.


https://www.ibs.it/ebook/autori/%20Fabio%20Marazzoli

https://www.ibs.it/zampa-di-gatto-coda-di-libro-fabio-marazzoli/e/9788869824401




I casi dell'investigatore Tombolo: "Calma e gesso!"




I casi da risolvere gli piombano sul tavolo direttamente nella sua agenzia investigativa di Spaccabellezze ma l'investigatore Marino Tombolo non si affanna perché sa che riuscirà e venirne a capo prima o poi. Ci ragionerà sopra con calma mentre si ciuccia un bel chupa chups al gusto melon soda. Calma e gesso sono la sua regola. Ragionamento e tattica sono la sua forza.  Questi sono i collaudatissimi metodi dell'investigatore Tombolo per risolvere certi strani casi che accadono a Spaccabellezze, un pittoresco paesino di pescatori della Toscana del sud. Agisce sempre in coppia col suo aiutante e cuoco a domicilio Prospero Buontempo che lo segue ovunque sul suo Apone carrozzato “Shanghai Cuki Express. Ti cucino per le feste!”.