sabato 27 maggio 2017

Atmosfera bollente per "La mossa del barbiere"

Si avvicina l'estate e il gran caldo si fa già sentire. 
L'atmosfera ribolle anche da qualche altra parte nell'indagine del commissario Cantagallo del libro "LA MOSSA DEL BARBIERE", pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia e PREMIATO con il 2° premio a Giallo Garda 2016 sezione e-book. 

Il cadavere di una donna uccisa per motivi passionali lasciano spazio a pochi dubbi e questo viene confermato al commissario Cantagallo anche dal suo amico medico legale, il dottor Baglioni detto ironicamente Stroncapettini perché ha pochi capelli folti che circondano una stampiatura centrale. Al poliziotto piace scherzare col medico, anche perché ad avergli dato quel soprannome è stato proprio il commissario. Sul posto di lavoro, però, il medico non scherza e non vuole che si prendano le cose poco sul serio. 
Tutto questo il commissario lo sa benissimo e anche a lui non gli va assolutamente di scherzare quando è davanti al cadavere di una persona uccisa. In questo caso, però, il medico legale è un po' sotto stress ed è parecchio affaticato perché è dovuto intervenire in piena notte su un incidente mortale che ha coinvolto due ragazzi che sono rimasti uccisi. 
Alla fine il commissario Cantagallo riesce a stemperare la vicenda e a riappacificarsi con il medico legale.   



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in formato ebook e libro

Buona lettura con i gialli del commissario Cantagallo.

P.S. Leggete quello che vi pare, basta che leggiate.
Ma ricordate sempre che:
"Leggere i gialli di Cantagallo non è un dovere
ma è un piacere per l'autore (e per l'editore)".



    Dopo una ventina di minuti gli uomini con le tute bianche della Polizia Scientifica erano lì. Stroncapettini, il medico legale al secolo dottor Paolo Baglioni, salutò di malavoglia e di sfuggita il commissario. Era scocciato.  
    «Ciao, Angelo» fece mentre guardava le due porte aperte degli appartamenti per capire dove doveva andare.
    «Dove vado?».
    «Ciao, Paolo. Di là» e gli indicò la porta di casa Giubbolini.
    «Angelo, mi raccomando» disse il medico fermandosi sulla soglia. «Mi raccomando, ripeto. Finché non ho finito, non voglio tra i piedi i tuoi uomini. Bandino e Razzo, che non li vedo e meno male, stiano alla larga. Non finirò mai di dirlo. Ogni volta che c’è in giro un morto stanno a pesticciare intorno come degli avvoltoi. Lasciatemi lavorare in pace. Quando ho finito faccio un fischio! Capito?!».
    «Capito. La donna era la domestica della signora Giubbolini» disse asciutto Cantagallo.
    «E allora? Domestica o no, è morta! Che ci mettiamo a fare delle disquisizioni sulla nobiltà e la servitù? Ricchi e poveri? La morte non ha blasone!».
    «Paolone, era solo per dire che non era una persona di famiglia e che non ne sappiamo nulla».
    «E non mi chiamare, Paolone! M’importa assai chi era o chi non era o se aveva dei parenti! Quello è il lavoro tuo e se permetti» nel dire questo gli si avvicinò e portandosi la mano alla bocca gli bisbigliò all’orecchio «m’importa una bella sega!».
    Cantagallo capì che non era aria.
    «Paolo, ti girano i coglioni. Giusto?».
    Stroncapettini annuì con il capo e poi sparì.
    Dopo una mezzora era di ritorno. Si tolse i guanti in lattice e quello era il segnale che il suo lavoro era finito.
    Il commissario gli si avvicinò per sapere quello che aveva visto.
    «Che mi dici?».
    «C’è poco da dire, Angelo. La vittima è una donna di statura media, capelli castani e occhi castani, uccisa con tre colpi di coltello all’addome e tre colpi di coltello alla schiena. I colpi, probabilmente, sono stati inferti con un coltello da cucina, da destra verso sinistra, da una persona non mancina. La donna è stata anche picchiata dall’aggressore perché sul corpo sono presenti degli ematomi dovuti probabilmente a dei colpi che ha ricevuto prima di essere accoltellata. Da un esame sommario del corpo e delle mani della vittima si nota l’assenza di residui di qualsiasi tipo sotto le unghie. Niente in bocca. La donna sembra sia stata uccisa d’impeto per un motivo passionale. Per me, chi ha aggredito la donna voleva ucciderla. Saprò essere più preciso dopo l’autopsia, come al solito».
    «Grazie, Paolo. Facciamo il nostro lavoro e dopo ritorni a casa». Poi cambiando il tono della voce. «Inizio settimana di merda?» gli chiese, per capire il motivo del cattivo umore.
    «Di merda è dire poco» rispose con tono più cordiale. «Oggi è già il terzo morto. Mi hanno fatto alzare alle tre di notte e mi sono dovuto ficcare pure dentro un fosso per esaminare due cadaveri irriconoscibili. Il solito incidente stradale con due giovinastri ubriachi che si sono cappottati. L’auto su cui viaggiavano ha preso fuoco e sono morti sul colpo. La testa dei due era ridotta a un teschio semi carbonizzato. Però si poteva intravedere ancora un’espressione di terrore dipinta su quello che rimaneva del volto». 
    «Paolo, per carità! Ti credo sulla parola. Risparmiami certi dettagli che già quello che capita in paese basta e avanza».
    «Andiamo a prendere un caffè al bar Pierina?».
    «Vada per il caffè, eccezionalmente. Ma te l’offro io al commissariato, quello di Carmençita».
    «Carmençita? E chi è? Un‘altra domestica?».
    «No, di più. È la nostra particolare “barista” del commissariato. I colleghi hanno voluto prendere una macchina della Lavazza per fare il caffè. E io le ho dato quel soprannome che le sta proprio bene».
    «Per forza, era il nome della donna del Caballero della vecchia pubblicità del caffè Paulista della Lavazza. Me la ricordo sempre. Faceva così, il Caballero diceva: “Bambina, sei già mia. Chiudi il gas e vieni via.” E Carmençita rispondeva: “Pazzo! L’uomo che amo è un uomo molto in vista. E’ forte, è bruno e ha il baffo che conquista.”».
    «Bravo! Ti farò assaggiare il mio caffè preferito: “Jamaica Blue Mountain”, cialda blu oltremare. Un caffè che è talmente buono da far resuscitare i morti».
    «E no, ci mancherebbe altro! Non parlarmi di morti sennò il caffè me lo vado a prendere da Santonorè».
 

 

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