domenica 21 maggio 2017

Indagine intricata e fatti intrecciati: LA MOSSA DEL BARBIERE

Parte male l'indagine di paese del commissario Cantagallo, dove è stata uccisa una domestica che ha respinto un'amante violento che non ha esitato a farla fuori quando è stato rifiutato dalla donna.
Qui, nel giallo "LA MOSSA DEL BARBIERE" pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International, a complicare le cose al commissario Cantagallo ci si mette pure il rapimento di una ragazza che ha avuto la sola colpa di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Vi ricordo che il giallo è stato premiato con il 
2° premio a FESTIVAL GIALLO GARDA 2016 
per la sezione e-book. 

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Intanto ecco a voi un estratto del giallo. Buona lettura.





     Il quadro desolante di quell’inizio d’indagine era completato dall’assenza di testimoni. Le ricerche sull’uomo del gas non avevano dato alcun risultato: fedina penale immacolata. Cantagallo non poteva nemmeno dire di aver trovato il… Giolli! Iniziò a leggere il rapporto della vice.
    La donna uccisa si chiamava Franca Giachi, nubile, quarantadue anni e abitava a Collitondi. Viveva sola, non era sposata, né fidanzata e non aveva nessun precedente penale. Aveva una sorella. I genitori, deceduti da alcuni anni, avevano un banco di abbigliamento al mercato e con i risparmi si erano comprati alcune proprietà in paese. Alla loro morte, avevano lasciato alle figlie una cospicua eredità con quattro case da mantenere. L’unico parente in vita era la sorella, Regina Giachi, di tre anni più vecchia di lei, divorziata con due figli, bella donna con fisico mozza fiato, residente in paese e proprietaria di una tabaccheria in piazza della Stazione. Franca era una gran lavoratrice ed era diversa dalla sorella. Proprio per questa ragione le due sorelle non si erano trovate d’accordo sulla gestione del banco dei genitori e l’attività era stata chiusa. A Regina interessavano i soldi. A Franca piaceva lavorare. Franca aveva sempre lavorato come donna delle pulizie in molte case del paese e da alcuni mesi faceva la domestica della signora Piera Giubbolini, nonna materna di Arianna.
    La signora Piera, settantacinque anni portati a meraviglia, era rimasta vedova da alcuni anni per la morte naturale del marito Enrico Fontani, geometra ed ex amministratore di condomini di Collitondi. Da allora aveva ripreso a fare il suo vecchio lavoro di sarta.
    In casa, al momento dell’omicidio, c’era la nipote Arianna Pasqualetti, sedici anni, figlia unica di Giovanni Pasqualetti e di Lidia Fontani. La nipote, studentessa in gamba del secondo anno di ragioneria dell’Istituto Saracini Rondinella di Collitondi, era una brava ragazza, carina e sveglia, fidanzata con un suo compagno di scuola, Stefano Conticelli, che faceva il quarto anno dello stesso istituto, carino e sveglio anche lui. A sentire la nonna, i due erano una gran bella coppia. Sul conto della ragazza e del suo fidanzato non c’era niente di strano e nemmeno sulle loro amicizie. Arianna si trovava nella casa della nonna per fare i compiti. La nonna era uscita per andare a comprare la fodera per un vestito e aveva lasciato in casa la nipote insieme alla domestica.
    Sempre nel rapporto, c’era scritto anche del portiere del condominio, Patrizio Mucci, cinquantadue anni, incensurato, dai modi untuosi e con la passione dell’orto che coltivava lungo il fiume. L’orto era molto grande e il Mucci ci faceva un bel po’ di soldi rivendendo le verdure a quelli che lo conoscevano, comprese le persone del condominio dove faceva il portiere. Il portiere si era subito dimostrato gentile e disponibile con la Polizia. Aveva affermato che al momento del delitto era nei locali dell’ultimo piano del palazzo per controllare l’ascensore che ogni tanto si fermava. Il Mucci non aveva notato niente di strano nel palazzo.
    Poi Cantagallo prese in mano i reperti, le foto e notò qualcosa d’interessante. Sul momento non sapeva spiegare perché, ma aveva capito subito che qualcosa non quadrava. Si soffermò su due fotografie
ingrandite che avevano in comune uno stesso oggetto. Una foto di un lungo filo bianco di cotone arrotolato a una gamba di una sedia del salotto e un’altra con un altro lungo filo dello stesso tipo arrotolato a un pomello interno della porta di casa. 




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