In una afosa giornata di maggio il caso volle che fossi scelto per andare a Roma. Dovevo partecipare come osservatore a un convegno internazionale nell’ambito della politica di interscambio delle informazioni sulla sicurezza mondiale tra le nazioni con la partecipazione dei grandi leader del mondo. Dico il caso perché come ispettore informatico bancario ero stato spedito lì in sostituzione del sostituto impossibilitato del mio capo ufficio che non poteva andarci e che era stato delegato a sua vola dal capo del mio capo per cause indipendenti dalla sua volontà, e che voci di corridoio attribuivano alle insistenti smanie balneari della moglie di andare ad abbronzarsi sulle spiagge della Versilia. Fatto sta che mi ritrovai vestito di tutto punto con un completo grigio fumo di Londra, camicia azzurra, cravatta blu a pois azzurri e tanto di badge gigantesco per l’accreditamento al collo. Per qualsiasi necessità mi portai dietro un mio giallo, hai visto mai che potessi regalarlo a un presidente di una superpotenza lì presente. Ma doveva capitare l’occasione e l’opportunità dato che ero lì per presenziare alla convention del padiglione “Informatica e Banca, ma quanto ci piace questa AI”. Proprio per questo avevo deciso di portarmi dietro quel mio giallo speciale di una indagine internazionale “Una tempesta nella tazzina”. Però quando mi presentai al check-in capitò una cosa strana che niente aveva a che vedere con l’informatica e la banca. Non appena mi misero al collo un badge gigantesco mi ritrovai alle spalle due tipi robusti tutti vestiti di nero con gli occhiali neri che a gesti mi scortarono in un padiglione nero dislocato in una area appartata della convention. All’interno c’era un ampio salone poco illuminato dove sopra un palco campeggiava una grande scritta “Global Strategic Arms Limitation Talks”, ovvero gli ennesimi colloqui mondiali sulla limitazione delle armi strategiche. I due tipi mi misero a sedere in prima fila nel posto centrale che era rimasto vuoto. Sulla seduta c’era un depliant dove c’era scritto che era una convention dove si sarebbe parlato dei sistemi di sicurezza per la difesa delle nazioni mondiali. Non capivo perché fossi lì. Doveva esserci stato uno scambio di persona e mi avevano dato il badge di un personaggio molto più importante di me. Mentre ero lì che mi facevo questa domanda, un uomo distinto accanto a me che sulla prima non avevo riconosciuto per la luce bassa mi disse.
«Mih! Che non mi riconosci?» e si tolse gli occhiali a specchio e il berretto colorato.
Mi girai e lo guardai bene. Era Pippo, il mio collega ispettore dell’area Sicilia.
«Pippo! Anche tu qui? Vestito con quelli occhiali e il berretto non ti avevo riconosciuto. Che sarà successo al check-in?»
«Boh! Evidentemente le sigle criptiche dei nostri uffici di sicurezza hanno tratto in inganno quelli del check-in e ci hanno confuso con qualche pezzo grosso di una potenza stramiera.»
«Sai chi ci sarà?»
«Da un momento all’altro dovrebbero arrivare i presidenti delle superpotenze per un rapido breefing segretissimo per fare il punto sulla situazione mondiale e...»
Improvvisamente il salone si oscuò, si sentirono i rumori di passi concitati di persone che arrivavano e uno smuoversi di sedie sul grande palco. Poi si riaccesero le luci. Davanti a noi tutti i presidenti delle superpotenze e anche quelli delle menopotenze ognuno con al fianco la propria Valigetta dei Bottoni. Dopo la premessa iniziale della giornalista moderatrice, tra l’altro una gran bella donna guantata da un un vestito a tubino nero in tacco quindici, cominciò la discussione dei temi della convention mondiale. Tutto procedeva tranquillamente.
«Pippo, quella moderatrice è molto in gamba.»
«Per forza, è una mia cugina che è magari una nipote del mio compare d’anello del paese mio. Si chiama Tanina Miccichè e sa tutte le lingue.»
«E brava la Micciché e…»
All’improvviso la discussione tra i presidenti si fece più rumorosa e un presidente piccoletto si alzò di scatto e impugnò la sua Valigetta.
Gli altri presidenti si zittirono e trattennero il fiato.
Tanina non sapeva cosa fare ed era immobile al suo posto.
Ma qualcuno si mosse e parlò.
«Signor Presidente, m’ha da scusare. Le farò una proposta che non può rifiutare.»
Era stato il mio collega Pippo a parlare. Quella frase detta da un siciliano attirò molto l’attenzione del presidente piccoletto che mise giù la Valigetta, pronto ad ascoltarlo.
«Tanina, gentilmente, leggi al signor presidente le prime pagine di questo giallo.»
La moderatrice bella presenza si sporse dal palco per prendere il libro giallo, che poi era quello che mi ro portato dietro, che le porgeva Pippo. Poi Tanina si avvicinò al presidente piccoletto che si era riseduto al suo posto, gli consegnò il libro e lo aprì.
«Non occorre che me lo legga, signurina Miccichè. Sacciu parlari la vostra lingua perché una bedda siciliana catanese mi sposai.»
Tanina tutta contenta tornò al suo posto.
Il presidene piccoletto continuò a leggere per un po’, era sorridente e ogni tanto rideva pure tra gli sguardi sorpresi degli altri presidenti.
«Allora, signor presidente, ne valeva la pena?» gli chiese speranzoso Pippo.
«C’inzertasti, cumpare… cumpare…»
«Pippo, cumpare Pippo ai vostri ordini, vossignuria.»
«Cumpare Pippo, mi congratulo. Stu giallo mi piacque assai e un giallo salverà il mondo. Chisto ho dittu e chistu farò. Amuninne, picciotti!»
Il presidente piccoletto fu attorniato dalle sue guardie del corpo e se ne tornò al paese suo tra gli applausi scroscianti degli alltri presidenti delle superpotenze e del pubblico. Qualcuno urlava “Viva la Sicilia e tutti i siciliani!”.
Io non credevo ai miei occhi e alle mie orecchie. Ma da quel momento mi sono portato sempre dietro un mio giallo per tirarlo fuori in situazioni d’emergenza. Fatelo anche voi, mi raccomando. Comprate, leggete e fate leggere un giallo del commissario Cantagallo, dell’investigatore Tombolo o di chi volete voi. Ma soprattutto comprate quel giallo "UNA TEMPESTA NELLA TAZZINA" e tenetelo sempre a portata di mano per essere utilizzato nelle situazioni di emergenza mondiale.
Hai visto mai che un giallo salverà il mondo.


