giovedì 19 gennaio 2023

 Un audiolibro del giallo del “Commissario Cantagallo” 

 

Qui sotto potete ascoltare comodamente le sei puntate dell’audiolibro tratto dal racconto giallo “Lo Sguardo nel Buio” di Fabio Marazzoli. L’adattamento radiofonico è andato in onda all’interno della trasmissione “Gutenberg - I Libri da Ascoltare”, rubrica quotidiana dedicata agli audiolibri. La lettura e il montaggio sono stati affidati alla speaker Simona Grossi Landi e sono stati realizzati negli studi di Radio 3 Network grazie a Mirco Roppolo e a Claudia Giammaria.


La trama - La vicenda è ambientata nella cittadina inventata di Collitondi, che riprende l’aspetto e la topografia di Poggibonsi. La popolazione è sconvolta da un omicidio efferato e singolare: la vittima è un cieco, sorpreso dall’assassino nel tragitto tra casa e il Centro Anziani che frequenta regolarmente. Tra mafia cinese, pettegolezzi e superiori inetti, il Commissario Cantagallo svolge l’inchiesta in tempi record, grazie all’aiuto di un testimone particolare, un altro non vedente.

“Gutenberg - I libri da ascoltare” è andata in onda su radio 3 Network tutti i giorni alle 21,30 e dopo la messa in onda “Lo Sguardo nel Buio” sarà disponibile sul sito della radio: www.radio3.net.  

PRIMA PUNTATA

Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 1

SECONDA PUNTATA

Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 2

TERZA PUNTATA

Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 3

QUARTA PUNTATA

 Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 4

 QUINTA PUNTATA

 Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 5

 SESTA e utima PUNTATA

 Lo sguardo nel buio - Simona Grossi Landi - puntata 6



L’audiolibro fa parte di “Liberi di Leggere”, iniziativa nata più di un anno fa grazie a Fabio Marazzoli e che promuove la diffusione gratuita dei racconti inediti che hanno come protagonista il Commissario Cantagallo. In collaborazione con l’Editore Antonio Lalli di Poggibonsi (http://www.lallieditore.it/) e con il Patrocinio del Comune di Poggibonsi, il racconto è stato anche distribuito in formato cartaceo con caratteri più grandi presso il Centro Insieme di Poggibonsi e sarà pubblicato a puntate sul sito web Valdelsa.net (http://www.valdelsa.net/) grazie a Federico Bertolucci, direttore responsabile della testata web valdelsana. Nel 2009, inoltre, è stato tradotto in audio tramite un software ed è stato distribuito dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti di Siena.

L’autore, che ha ascoltato in anteprima l’audiolibro, dichiara “è stata una grande sorpresa sentire il mio libro "rivivere" nelle parole, nei suoni e nei rumori che Radio 3 Network ha saputo sapientemente miscelare. Le strade che prendono vita, i personaggi che diventano interpreti, il libro che parla al lettore come un amico di viaggio. E' una sensazione strana e piacevole al tempo stesso poter ascoltare quello che nella mia mente ho cercato di scrivere in un giallo.”

mercoledì 18 gennaio 2023

"UN CUORE TRA I LIBRI" segnala il GIALLO "UNA NOTTE DI SETTEMBRE"


Le gentili lettrici del blog "Un cuore tra i libri" (e in particolare la scrittrice ANGELA JEMMO che si occupa del genere giallo) hanno segnalato il giallo "UNA NOTTE DI SETTEMBRE" (della serie di indagini del commissario Cantagallo) nel loro social.

Il blog "Un cuore tra i libri" https://www.uncuoretrailibri.com/ è ben fatto ed è realizzato da alcune ragazze che sono delle attente e appassionate lettrici di romanzi romance e non solo. 

Infatti trovate nel blog recensioni, anteprime, segnalazioni, prossime uscite, cover reveal delle maggiori autrici italiane e straniere caratterizzano il loro blog che è molto seguito da tantissimi visitatori. 

Ringrazio molto le gentili lettrici del blog per la cortesia e anche per la particolare e bella segnalazione pure da parte dell'editore Lello Lucignano della LFA Editore.

GRAZIE "di cuore" soprattutto alla gentile ANGELA JEMMO!


Qui sotto trovate il post su instagram. 

Buona lettura.

#uncuoretrailibri 

 
https://www.instagram.com/p/Cnf4ASRsXPL/ 



domenica 15 gennaio 2023

Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Tombolo indaga con l’aiutante-ombra Prospero.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

Dovete sapere che per i casi dell’agenzia investigativa, Tombolo si era preso un aiutante-ombra insospettabile, Prospero Buontempo. Prospero, da quando si era ritrovato disoc­cupato, si era inventato un’attività di cuoco a domicilio che gli dava molte soddisfazioni e gli rendeva molto bene. Fra una ri­cetta e l’altra, fra un catering e l’altro, dava una mano a Tom­bolo riuscendo a fornirgli informazioni preziose su tante per­sone del paese, viste le sue assidue frequentazioni nelle case di Spaccabellezze. Con la sua attività di cuoco nelle case degli altri, conosceva praticamente tutte le persone di Spaccabellezze e anche fuori dal paese. Di tutte le famiglie sapeva vita, morte e miracoli. Questa era stata la ragione fondamentale per cui Tom­bolo l’aveva reclutato nella propria agenzia. Avere una persona che poteva informarsi su tanti fatti che accadevano in paese era utilissimo. E anche conoscere un cuoco che gli poteva preparare dei piatti a prezzo scontato era una buona cosa, soprattutto per certe cenette nella mansardina a lume di candela con la sua bella Rossella. Prospero lavorava per l’agenzia ma in nero. Tombolo era stato categorico. Non voleva assolutamente che Buontempo figurasse nel libro paga dell’agenzia investigativa, sarebbe stato come scoprire il suo asso nella manica. Rendere pubblica alla luce del sole l’attività oscura e sotto copertura di Buontempo poteva essere dannosa per l’agenzia e svantaggiosa per Tom­bolo. La presenza di Buontempo, sguinzagliato per il paese, era per Tombolo una sicurezza di poter conoscere tutto di tutti sen­za destare il minimo sospetto. Altro elemento che rafforzava la figura di Prospero come aiutante-ombra era il suo Apone. Buo­ntempo, per la sua attività di cuoco a domicilio, possedeva un Apone furgonato celeste pallido per portare gli alimenti con cui preparava pranzi e cene. L’Apone era stato carrozzato modello China Town. Aveva una sgargiante scritta rossa orientaleggian­te “SHANGHAI CUKI EXPRESS – Ti cucino per le feste!” su fondo bianco con a fianco una vivace lanterna rossa cinese. Pur essendo sgargiante, l’Apone andava benissimo per gli appostamenti diurni e notturni dell’agenzia. Il posto guida era comodo anche per due, nonostante la stazza di Tombolo. Oltretutto l’Apone non dava mai nell’occhio sui passanti. Chi lo vedeva, immaginava che Buontempo fosse nei paraggi per preparare qualche pranzo o qualche cena a domicilio. Nessuno sapeva che lavorasse con Tombolo, nemmeno Rossella, e questo era fondamentale per la soluzione dei casi investigativi perché così Buontempo si poteva muovere a suo piacimento, per pren­dere informazioni senza destare sospetti. Oltretutto, l’ex cuoco aveva un buon fiuto ed era in grado di capire se certe cose an­davano o non andavano per il verso giusto.

 

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

 

Alle tre e poco più, Tombolo si affacciò in via del Grottino. Passo lento da digestione lenta. Vide in lontananza, dalla parte opposta della stradina, l’Apone celestino a grandi scritte rosse “SHANGAI CUKI EXPRESS” di Buontempo, che era parcheg­giato in quella specie di slargo fra il bar Cannon d’oro e la far­macia Vitelli. Quell’Apone sgargiante si sarebbe visto da lonta­no un chilometro, pure con la nebbia. Poi vide anche la sagoma lunga e secca del suo aiutante-ombra che gli stava venendo in­contro con un portavivande in mano. Era vestito di bianco con la sua divisa d’ordinanza da cuoco a domicilio, molto elegante e impeccabile. In testa non aveva un cappello da cuoco ma un semplice berretto con la visiera, bianco immacolato pure quello. Al contrario di Tombolo, che era molto rigido nel portamento e sembrava imbustato da quei completi gessati da boss della mala, Buontempo aveva una andatura dinoccolata da giocatore di basket americano. Quando li vedevi fuori insieme, sembra­vano un elegante master chef della tv con la sua tozza guardia del corpo dal cazzotto facile.

Arrivato all’agenzia, Tombolo attese Buontempo. Si salutaro­no. Aprì il lucchetto, allargò il cancelletto. Poi si fermò e guardò l’altro.

«Prospero, stavolta sono cazzi amari» e aprì la porta dell’a­genzia.

«Ti riferisci al caso cozza amara di cui mi devi ancora parlare, giusto?»

«Giusto. Chiudo la porta, così non viene nessuno a rompere. Te ne parlo con calma dopo che ti ho descritto nei più piccoli particolari i due furti. In questi due casi, apparentemente sem­plici, c’è qualcosa che non mi convince. Quello che è stato ruba­to non semplifica le cose, anzi le complica. Sono oggetti molto particolari che ci pongono di fronte a diversi ipotetici scenari. Avremo molte difficoltà a orientarci per capire quale strada se­guire per prendere chi ha commesso i furti.»

Entrarono nell’ufficio. Tombolo riferì a Buontempo quello che gli avevano raccontato i due clienti a proposito dei furti. Poi gli raccontò la vicenda dei cadaveri bruciati dei due cinesi trovati nel cassonetto.

Buontempo faceva il cuoco ma, da un punto di vista del ra­gionamento, era un uomo particolarmente dotato di acume in­vestigativo. Questa sua dote Tombolo aveva già avuto modo di constatarla in altre occasioni per certi casi particolarmente complicati e insidiosi della sua agenzia. A questo proposito, Tombolo aveva sviluppato il concetto delle sfaccettature nascoste da mettere in luce, un pensiero che di solito riproponeva a Buon­tempo e a Rossella quando c’era l’occasione.

Tombolo, quando spiegava in cosa consistesse il suo lavoro, faceva un paragone indicando che un caso dell’agenzia era come un diamante dalle tante sfaccettature. Quando l’investigatore se ne trovava davanti uno, in quel momento poteva vedere solo i fatti conosciuti, ovvero le sfaccettature migliori e senza imper­fezioni che erano illuminate dalla luce, che stavano di fronte a lui. Cose conosciute che erano sotto gli occhi di tutti e che il colpevole aveva lasciato in vista per abbagliare un osservatore disattento. Ma perché? Perché il suo obiettivo era quello di in­gannare un investigatore poco scrupoloso per fargli distogliere lo sguardo dalle altre sfaccettature nascoste, in ombra, dove si annidava l’imperfezione del delitto, l’inclusione di un crimine difficile da rimuovere. Risolvere un caso investigativo serviva per fare chiarezza sui fatti effettivamente accaduti, per rischia­rare la complessità della vicenda, in modo da mettere in luce le altre sfaccettature del diamante che in quel momento erano na­scoste alla vista. Quella era la sua personale rappresentazione di un caso investigativo che debordava in una sorta di conce­zione filosofica del crimine, figlia della sua cultura classica che amava sfoggiare. A Buontempo tale concetto non faceva né cal­do né freddo. A Rossella, invece, quel paragone col diamante le era piaciuto molto. Tanto che, in quella occasione, aveva chiesto a Marino quando gliene avrebbe regalato uno per toccare con mano quella sua bella rappresentazione. Tombolo era rimasto interdetto. La prossima volta avrebbe spiegato quel suo concet­to arzigogolato prendendo come esempio non un diamante ma un carciofo.

Buontempo aveva ascoltato con attenzione e si era annotato mentalmente chi fossero i derubati e dove abitassero. Anche lui era dell’idea che in quei due furti certe cose non quadrassero. Gli oggetti rubati erano molto riconoscibili, di grande valore e per niente smerciabili. Chi aveva fatto il furto era stato molto abile a non farsi scoprire ma si era comportato da dilettante nel­lo scegliere cosa rubare. Professionista nel rubare e dilettante nello scegliere. Le due cose non stavano insieme e ci doveva essere per forza una spiegazione che le facesse collimare. Era rimasto molto impressionato dal caso dei due cinesi ammazzati e bruciati.

Tombolo concludeva le sue considerazioni.

«Questo è un caso complesso e insidioso, ne sono completa­mente convinto. Chi ha ammazzato i due cinesi ha cercato di eliminare col fuoco le tracce che ci potevano mettere sulla sua strada. Non solo. Sfigurando il volto dei due cinesi ha reso dif­ficile il loro riconoscimento, allungando i tempi delle indagini per avere più tempo per prepararsi la fuga. Un caso da profes­sionisti del delitto.»

«Eccheccaso, direi! Ollallà, questa è una mattanza sanguina­ria in pieno clima da mafia cinese!»

«Mafia cinese? E chi ha parlato di mafia cinese? Ho solo detto che sono dei professionisti del delitto. Certo, occorre considera­re che in Italia i casi di delitti cruenti di cinesi, in genere, sono stati commessi da bande di delinquenti cinesi attecchite in re­altà locali difficili. E se uno più uno fa due, è molto probabile che questo delitto sia stato compiuto da criminali con gli occhi a mandorla. Però in paese non ho mai sentito parlare di bande cinesi.»

«Diciamo meglio che ancora non hai sentito parlare di bande cinesi in paese.»

«Lo sai che quando ti metti a rompere i coglioni lo fai meglio di qualunque altro?»

«Ollallà, Marino! Cazzaròla! Quanto sei suscettibile! Non si può mai dire nulla di diverso da quello che pensi tu, che subito t’inalberi! Per me sei già in andropausa galoppante!»

   «Prospero, basta! Risparmiami le tue diagnosi mediche sulle mie condizioni ormonali. Per capire bene quello che può essere accaduto a quei due cinesi dobbiamo andare subito sul posto. Io sarò occupato col proprietario per chiedergli altre informazioni. Tu, con una scusa delle tue, fai il finto tonto e ti informi nella cucina con quelli che hanno scoperto i cadaveri nel cassonetto. Sai dove si trova La Pagoda?»

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTIil nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

"UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI"
è in vendita online anche su IBS e LIBROco 

Per tante altre letture visitate il mio blog, per tutto il resto buona giornata.

 


Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Il misterioso rapimento dei gattini.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

A un certo punto del giallo si presentarono all’agenzia una coppia di persone. Erano i signori Della Vedova, una anziana coppia di romani benestanti che avevano acquistato un bell’attico sul porto e che passavano il periodo estivo in paese. I Della Vedova non li conosceva personalmente ma sapeva benissimo chi fossero. Il marito, Flavio Della Vedova, aveva poco meno di ottanta anni. Era grassoccio, basso, egocentrico, indifferente a qualsiasi cosa succedesse, forse anche alla moglie. Aveva un buffo parrucchino nero appiccicato fra i capelli brizzolati lisci e un apparecchio acustico a tutti e due gli orecchi, per cui era sordo. La moglie si chiamava Raffaella Del Sordo, guarda caso, ed era poco più giovane del marito. Mingherlina e bassa di statura, con i capelli bianchi tirati all’indietro e raccolti in una crocchia. Era una donna ricca, eccentrica fino all’esagerazione e menefreghista delle altre persone per la sua grande disponibilità di soldi che le davano la possibilità di fare qualsiasi cosa. Fece mente locale. Se la signora Raffaella era disperata, era in arrivo una investigazione ben pagata. Ripose alla svelta il casco e l’incerata nel bauletto. Poi andò incontro alla signora. Il marito si era fermato qualche metro indietro, affaticato, appoggiato con la mano al muro.

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

«Signora, ora che si è calmata, parli pure. Mi dica il motivo per cui ha pensato di rivolgersi alla mia agenzia investigativa.»

«Hanno rapito i miei tre gattini.»

«I suoi gattini?!»

«Ambarabà, Ciccì, Coccò!»

«La conosco anch’io la filastrocca, ma cosa c’entra?»

«Un momento e glielo spiego. Ora le dico del ratto dei felini.»

«Il ratto?! C’è anche un topo implicato in questa storia? Mi sono perso qualcosa?»

«No! Ma che dice?! Il ratto ovverosia il rapimento, come il ratto delle sabine! Quel ratto

Il marito sordo, disattento e diciamolo pure rincoglionito, aveva capito tutta un’altra cosa.

«Raffaella, abbiamo un topone nell’attico e il nostro derattiz­zatore è il dottor Tombolo? Ci costerà una tombola!»

La moglie, indispettita dal poco interesse del consorte sull’ar­gomento, si lasciò andare e gli parlò in dialetto romanesco.

«Ah, Flavio! Nun te ce mette pure te a fa’ caciara che famo notte!» poi si ricompose e si rivolse a Tombolo. «Ora le spiego tutto dal principio.»

I signori Della Vedova erano arrivati in paese da un paio di settimane, accompagnati dal figlio che guidava l’auto e dalla loro domestica filippina, di nome Pia Sonora, che si occupava delle faccende di casa. Domenica mattina, si erano accorti che dei ladri si dovevano essere introdotti nel loro appartamento che si trovava nel centro storico del paese sul Lungomare Ma­gellano, vicino alla piazza del Comune. I ladri non avevano ru­bato gli oggetti di valore che si trovavano in casa ma avevano rapito i loro tre gattini. I gattini si chiamavano come quelli della filastrocca che la signora amava ripetere sempre da bambina quando faceva la conta: “Ambarabà, Ciccì, Coccò”. Quindi ave­vano deciso di andare dai Carabinieri a denunciare il rapimen­to, aggravato dal fatto che i gattini avevano al collo tre collari­ni tempestati di brillanti, del valore di più di cinquemila euro ognuno. La signora aveva portato a far vedere ai Carabinieri una foto con i tre gattini. Avevano i collarini di brillanti al collo ed erano tutti neri con le zampine bianche all’estremità. Il mare­sciallo Busonero era andato in escandescenze e aveva risposto che loro si occupavano di rapimenti di persone e di furti di og­getti che appartenevano alle persone. Per le bestie ci pensava­no quelli del WWF. Così avevano deciso di rivolgersi alla sua agenzia investigativa.

«La mia domestica conosce bene le due filippine che lavorano per le persone che sono venute qui da lei per i due furti. Quindi ho pensato a lei per questo delicatissimo caso.»

«Signora, un caso delicatissimo è pane per i miei denti, non c’è problema.»

«Però, un problema c’è.»

«Un altro animale rapito?»

«No, il fatto è che il Dottore si ammalò.»

«In che senso, mi faccia capire. Il veterinario dei gattini si è ammalato?»

«No, non mi sono spiegata. Il Dottore è l’uomo che ci fa da ca­siere, diciamo così, del nostro attico. È il nostro uomo di fiducia. Quando siamo via, ci controlla la casa, controlla la posta che arriva, ci paga le bollette e così via. Tutte cose che la nostra do­mestica filippina non sa fare perché non capisce bene l’italiano. La filippina ci prepara da mangiare, tiene pulita la casa e basta. Tornando al nostro casiere, si chiama Cesare, Cesare Dottore, ed è di origine laziale come noi. In questi giorni ha preso una brutta influenza e se ne deve stare a letto.»

«E quindi?»

«E quindi, siccome noi stiamo via qualche giorno per ritorna­re a Roma, Cesare non può guardarci l’attico e non può tenersi in contatto con lei per sapere le novità sui gattini. La domestica filippina rimane qui per guardare la casa ma non ci posso fare affidamento per altre cose importanti. Le dico questo, perché né io né mio marito abbiamo il telefonino, con tutte quelle onde magnetiche che ti fanno male alla testa. Rientriamo in paese solo lunedì prossimo. Tenga la foto con i gattini!» concluse ansiosa.

«Signora, non si preoccupi. Vada a Roma tranquilla. La situa­zione mi sembra alquanto ingarbugliata e trovare i tre gattini rapidamente non mi sembra una cosa semplice.»

«Ma, dottor Tombolo, bisogna agire presto!»

«Calma e gesso, signora! Non sono dottore, non sono del WWF e nemmeno un accalappia-gatti! Bisogna muovere certi ingranaggi e prima di muoverli bisogna ungerli. Io non sono certo un pistone che si diverte ad andare in su e in giù a vuoto nel carburatore.»

«Non ci sono problemi al carburatore della nostra auto, Raf­faella! Ma questo dottor Tombolo è anche un medico dei moto­ri?» si era di nuovo intromesso a sproposito il marito.

«Flavio, nun sta’ a interompe’! Quer carburatore non c’entra manco pe’ niente! Te stai a sbajia’ come al solito!» gli rispose la moglie che poi riprese a dire. «Prosegua e scusi tanto mio marito.»

«Un primo anticipo di duemila euro potrebbe coprire le pri­me spese ma visto che si tratta anche di prendere dei rapitori sui generis, particolari, per così dire, le ferree regole di questa agen­zia mi impongono, purtroppo, di raddoppiare la cifra standard. Quattromila euro mi sembra una cifra ragionevole per questo caso disperato del ratto con furto.»

Il marito, al solito distratto e sordo, sentendo la cifra s’inserì.

«Quattromila euro per scacciare un topone? Non ti sembra un po’ caro, Raffaella?»

«A’ Flavio! Nun te sta’ a preoccupa’! Co’ soldi tua, ce fai quel che te pare. Co’ soldi mia, ce fò quel che pare a me. Lassamo perde’ che famo notte.»

Tombolo riprese in mano la situazione perché temeva, nella confusione, di perdere l’anticipo.

«Un assegno, signora, è più sicuro e la fattura la riceverà a casa.»

La signora trafficò nella borsa. Tirò fuori un grande porta­foglio da cui prese un blocchetto di assegni. Prese una penna, scrisse la cifra su un assegno e lo dette a Tombolo.

 

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTIil nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

"UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI"
è in vendita online anche su IBS e LIBROco 

Per tante altre letture visitate il mio blog, per tutto il resto buona giornata.

 


Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Il bizzarro furto del Van Gogh.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

A un certo punto del giallo una cliente affezionata si presentò tutta trafelata all’agenzia. La signora in questione era la contessa Orietta Della Monaca, che con i suoi settantanove anni portati non molto bene, era una signora antiquata e un po’ snob di una ricca famiglia nobile della vicina città di Rosereto che trascorreva in paese il periodo estivo. Donna brutta e antipatica, era rimasta nubile non per sua scelta ma per scelte altrui che avevano giustamente preferito altre donne meglio di lei e più simpatiche. Per quello che sapeva Tombolo, non era mai stata con un uomo. Affermava che era rimasta nubile perché voleva essere libera di fare quello che voleva e di spendere i suoi soldi come le piaceva. Era una signora molto attiva nel difendere gli animali di ogni specie e aveva fondato un’associazione chiamata LAPU, la Lega Ambientalista Protezione Uccelli per la protezione dei volatili della Riserva Naturale della laguna dell’Osa, che era racchiusa da quell’istmo di terra che congiungeva la costa a Spaccabellezze, e dove vi vivevano molti esemplari di fenicotteri rosa, adoratissimi dalla contessa Orietta. Tombolo si voltò, focalizzò la grande rottura di scatole fatta persona. Imprecò col pensiero, riguardò l’orologio: era mezzogiorno spaccato ed era a rischio focaccina. Poi fece mente locale e pensò: contessa Della Monaca allarmata, bella somma d’anticipo assicurata. Anche l’ultima volta che la contessa era stata in agenzia, aveva tanto insistito che Tombolo, vedendo l’assegno, non aveva potuto dirle di no. L’incarico era di recuperare un fenicottero scomparso: dovette riacchiapparlo in un canale scolmatore imbrattandosi di fango fino agli occhi. Comunque, per evitare che gli fossero appioppati degli incarichi strani aveva provveduto: “IL CLIENTE HA QUASI SEMPRE RAGIONE”, come indicava a grandi lettere una targhetta di legno attaccata sotto la licenza dell’agenzia investigativa, incorniciata alle spalle della scrivania. Questo per avvertire che lui non si doveva per forza occupare di tutti i casi che gli portavano i clienti che si rivolgevano alla sua agenzia investigativa. I casi importanti erano solo quelli dei clienti paganti. Tombolo riaprì la porta dell’ufficio, atteggiamento sereno e sguardo suadente.

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

«Veniamo a noi, contessina Orietta. Se è venuta fino a qua ci sarà una ragione. Mi dica il motivo per cui ha pensato di rivol­gersi alla mia agenzia investigativa.»

«Come le dicevo prima, sono disperata e disperata non rende l’idea dello stato d’animo in cui mi trovo. Se non ci fosse stata la mia domestica Cuneta che mi ha sostenuto nel terribile momen­to in cui mi ha comunicato del furto del quadro…»

«Non divaghi, contessina, altrimenti facciamo tardi e non fac­cio in tempo ad andare…» gli stava scappando detto del bar e della focaccina.

«Dalla porcacciona pilippina con la parrucca bionda!»

«Cuneta, basta, per carità! Quando è troppo è troppo!» esclamò la contessa.

«La fa stare zitta lei, contessina, oppure a quella Cuneta con una ti le chiudo la bocca io con un paio di giri di scotch?!»

Dal cassetto della scrivania prese un rotolo di nastro da pac­chi marrone e lo sbatté sulla scrivania. La filippina impallidì e si portò le mani alla bocca, come la scimmietta “non parlo”. Tom­bolo la fulminò con lo sguardo e prese a massaggiare il rotolo, come un killer che coccola la canna della pistola.

«Contessina, ora che ci siamo capiti con la Cuneta con una ti, mi spieghi tutto nei più piccoli particolari.»

La contessa Orietta Della Monaca era andata all’agenzia di Tombolo perché aveva subito un furto nel suo appartamento. Quando la domestica era andata a fare la spesa, dei ladri era­no entrati nel suo lussuoso appartamento, un elegantissimo loft ricco di stucchi e dalle volte a vela che si trovava un po’ decen­trato lungo la strada panoramica di Spaccabellezze. La dome­stica aveva chiuso la porta ma senza dare le mandate e i ladri dovevano essere entrati frapponendo fra serratura e stipite una normale carta di credito. Era stato un gioco da ragazzi, facile e veloce. Le avevano rubato una copia antica e preziosa, a sentire la contessina, della riproduzione di un quadretto di Van Gogh, “Marguerite Gachet nel giardino”, che ritrae la figlia del dotto­re Gachet nel giardino di casa Gachet. Il quadretto, che poteva stare in uno zainetto, era appartenuto al suo nonno buonanima conte Rodolfo Della Monaca ed era custodito in una stanza che non veniva quasi mai aperta, perché era la camera da letto dello stesso nonno buonanima. Il quadretto che loro chiamavano “La figlia del dottore” poteva avere un valore di poche migliaia di euro per un gallerista senza scrupoli e poco competente ma un valore affettivo immenso per la loro famiglia. La contessa non sapeva dire con precisione a quando potesse risalire il furto, dato che non andava mai nella stanza del nonno buonanima. L’unica persona che si recava lì era la filippina, perché spolve­rava la camera almeno una volta la settimana. Proprio la scorsa settimana, Cuneta si era accorta del quadretto che mancava e aveva subito avvertito la contessa.

«Un dramma e uno sconforto tale che non ha uguale. Nem­meno quando scomparve quello sfortunato uccelletto…»

«Non rivanghiamo ancora quella storia a lieto fine dell’ibis infangato che ancora…»

«Che ancora le turba il cuore, vero commissario?»

«Che ancora non ho fatto ripulire il vestito che mi sono infan­gato. Piuttosto, non divaghiamo. Non sono commissario, con­tessina! Quante volte glielo devo ripetere?!»

«Mi scusi, sarà la tensione, l’agitazione del momento. Sa com’è!»

Era la giornata dei clienti coi modi di dire.

«Non so com’è, contessina!»

«Com’è brusco, oggi. Facevo tanto per dire.»

«Mi dica piuttosto se è andata a fare la denuncia del furto ai Carabinieri.»

«Sì.»

«Che le hanno detto?»

«Quel popò d’ignorante del maresciallo Busonero mi ha det­to, a brutto muso, che i Carabinieri di Spaccabellezze si occupa­no solo di furti di opere d’arte vere e non di patacche false senza valore, alla faccia del conte nonno buonanima che in pace sia, così ha detto.»

«Quando le cose stanno così, bisognerà che prenda in mano la situazione e le risolva il problema. Ha dei sospetti su qualcu­no?»

«Non sospetto nessuno. Sono nelle sue mani.»

«Bene e non bisogna stare con le mani in mano perché questi delinquenti possono prendere il volo da un momento all’altro con quel suo quadretto.»

«Le ho già preparato un assegno con il suo cachet d’anticipo con i soliti duemila euro.»

«Ottimo. Vado a concludere quel delicatissimo caso di prima che non può attendere oltre perché altrimenti va a male...» con la fame che aveva si era distratto un’altra volta e pensava alla maionese che di lì a poco sarebbe impazzita se non fosse andato al bar a mangiare la focaccina.

«Va a male cosa, commissario Tombolo? Non capisco.»

«Mi sono espresso male. Volevo dire, altrimenti va a finire male e non inchiodo quel delinquente che sto inseguendo da una settimana. Contessina Orietta, glielo dico per l’ennesima volta: detective Tombolo.»

«Mi deve scusare ma in questi giorni non ci sto proprio con la testa. Cuneta, andiamo» e uscirono dall’ufficio.

Tombolo intascò quel bell’assegno e chiuse l’agenzia. Desti­nazione bar Cannon d’oro, aveva un caso in sospeso: il delica­tissimo caso della focaccia tonnata.

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTIil nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

"UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI"
è in vendita online anche su IBS e LIBROco 

Per tante altre letture visitate il mio blog, per tutto il resto buona giornata.