domenica 12 febbraio 2017

Giallo in corso: la nuova indagine di Castiglioni del commissario Cantagallo


Secondo appuntamento domenicale.
Sempre per i 10 anni delle indagini del commissario Cantagallo ho pensato di scrivere due gialli particolari che spero piacciano ai lettori del poliziotto toscano.
Nel secondo giallo corto il commissario indaga in Toscana in una "Castiglione della Pescaia" inventata ma non troppo, la Castiglioni Marina della costa tirrenica che ha tante particolarità in comune con la cittadina vera. 

Pure per questa storia, il titolo del giallo è assolutamente top secret, anche per scaramanzia, e non è conosciuto nemmeno al mio editore Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia, che però è stato messo al corrente di quanto ho in preparazione per quest'anno. 

Anche questo giallo è praticamente già pronto e siamo, per così dire, alle rifiniture. 
Per questa storia i tempi delle rifinitura saranno più brevi, ma non dovranno venire meno i principi del controllo dei libri più lunghi: letture della bozza a otto occhi e a otto mani (sempre io, mio figlio, mia moglie e mia mamma, ognuno con le proprie caratteristiche e i propri compiti, come in ogni gruppo di lavoro che si rispetti), correzioni, commenti, riflessioni e spunti per il miglioramento della storia.  

anche per questo secondo giallo, per ora, sembra che proceda tutto bene e spero che continui così  fino all'ultima pagina. 
Su questa seconda inchiesta, al momento, non ho ricevuto disapprovazioni importanti e questo mi fa ben sperare. 



Giallo in corso: la nuova indagine di Collitondi del commissario Cantagallo


Per i 10 anni delle indagini del commissario Cantagallo ho pensato di scrivere due gialli particolari che spero piacciano ai lettori del poliziotto toscano.
Nel primo giallo lungo il commissario indaga in Toscana in una "Poggibonsi" inventata ma non troppo, la Collitondi della Val Marna che ha tante particolarità in comune con la cittadina vera. 

Il titolo del giallo è assolutamente top secret, anche per scaramanzia, e non è conosciuto nemmeno al mio editore Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia, che però è stato messo al corrente di quanto ho in preparazione per quest'anno. 

Il giallo è praticamente già pronto e siamo, per così dire, alle rifiniture, letture della bozza a otto occhi e a otto mani (no, non c'è nessuna personalità del famoso Impero: solo io, mio figlio, mia moglie e mia mamma, ognuno con le proprie caratteristiche e i propri compiti, come in ogni gruppo di lavoro che si rispetti), correzioni, commenti, riflessioni e spunti per il miglioramento della storia.  

Per ora tutto procede bene e spero che continui così fino all'ultima pagina del libro. 
Al momento non ho ricevuto disapprovazioni importanti e questo mi fa ben sperare. 



 
 

sabato 11 febbraio 2017

Il gruppo investigativo dell'investigatore Tombolo


Stavolta, per completare il quadro dei personaggi della serie dei gialli (pubblicati e in corso di stesura) dell'investigatore Tombolo, vi presento, sempre nello stesso classico ritratto a figura intera in bianco e nero, i personaggi che compongono il gruppo investigativo dell'investigatore Tombolo: Prospero Buontempo cuoco a domicilio con il suo apone Shangai Cuki Express che è il suo unico aiutante, avventizio e strapagato; Rossella Sirena medico del Poliambulatorio nel Lungomare dei Naviganti del porto di Spaccabellezze che è l'amica-fidanzata, innmorata persa del ruvido e solitario detective della costa Marino Tombolo. 
Con l'occasione vi propongo anche un estratto di una conversazione notturna fra Tombolo e Rossella tratto dal libro "Zampa di gatto, coda di manta e corna di gazzella" pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia.
Anche in questo estratto siamo all'inizio dell'indagine e l'investigatore Tombolo è in pieno marasma notturno perché col gran caldo non riesce a prendere sonno. Si è svegliato e sta per andare a prendere un po' di fresco sulla terrazza vista mare, quando il telefonino si mette a squillare. La chiamata per un caso urgente di un crimine notturno? No, niente di tutto questo. Si tratta della solita telefonata notturna di Rossella che, per facilitarsi il sonno, si cimenta in uno dei giochi di parole, senza schema e senza celle nere, più famosi della Settimana Enigmistica. 
L'investigatore Tombolo è molto stanco, affaticato e sudato  ma nonostante questo si presta volentieri al gioco di parole della sua bella, della quale anche lui è innamorato perso anche se non ha mai avuto il coraggio di confessarglielo. Tombolo ha paura di fare il grande passo, sposando la bella Rossella, perché eme che il suo lavoro lo possa distogliere dalla famiglia con i suoi strani orari dei casi dell'agenzia "TOMBOLO INVESTIGAZIONI". Anche stavolta, complice il caldo e la stanchezza, i giochi di parole rischieranno di fargli dimenticare la risoluzione di un caso del delitto misterioso di una donna marocchina. Ma non temete, Tombolo riuscirà a riprendere in mano il bandolo della matassa e a risolvere quello strano caso di una donna trovata morta nelle acque del porto di Spaccabellezze.
 

"In quel preciso istante squillò il telefonino appoggiato sul comodino. Guardò il display.
“Rossella”
    Pigiò il pulsante verde un po’ allarmato.
    «Pronto! Rossella!».
    «”Il disegnatore usa quello doppio”».
    «Ma cosa vuoi che sappia…».
    «”Mettere qualcosa sotto i denti”».
    «Mangiare».
    «Bravo, forse va bene. Quella è la tua specialità». 
    «”Contiene pompe e rastrelli”».
    «Casotto».
    «Può darsi, ma non so se ci sta. Anche quella è una specialità delle tue, soprattutto quando ti metti all’opera con le investigazioni della tua agenzia». 
    «”Lo è un affare che preoccupa”».
    «Non lo so. Basta, Rossella con questo Incrocio! Tutto bene?».
    «Sì, Marino caro, batuffolone bello».
    «E non mi chiamare batuffolone! Tutto a posto?».     
    «Tutto a posto, tutto a posto. Altrimenti non sarei qui a scervellarmi con questo Incrocio. Lo volevo finire perché quell’antipatico del dottor Purgato l’avrà già fatto e domani mattina mi attenderà con quel suo sorrisetto strafottente per sapere se l’ho finito anch’io».
    «Rossella, la vuoi smettere di perder tempo con quel gastroenterologo da strapazzo che lavora con te!».
    «Non rompere, Marino. Mi diverto a fare le gare con lui!».
    «Ti sembra l’ora di chiamare?!».
    «Scusa. Niente, ma non riuscivo proprio a prendere sonno».
    «Anch’io».
    «Ti ho chiamato, tanto immaginavo che con questo caldo fossi sveglio anche tu».
    «Sarà più di un’ora che mi rigiro nel letto. Alla fine mi sono arreso e stavo per andare in terrazza a prendere un po’ di fresco».
    «Ti ho pensato». 
    «Ti sei fatta il solito thè verde freddo?».
    «Non cambiare discorso, simpaticone. Tu mi hai pensato?».
    «Ti ho pensato, ti ho pensato. Di sicuro ti ho pensato, ma non farti illusioni».
    «Illudermi io? Ormai c’ho fatto il callo! Mi sono innamorata di una specie di orso marino spelacchiato in estinzione e che non è nemmeno tutelato dal wwf. Vuoi che ti faccia entrare nella mia oasi? Ti devi riprodurre con una femmina della tua specie, altrimenti: puf!, quando meno te lo aspetti, un bel coccolone e chi s’è visto s’è visto, tanti saluti e baci, condoglianze alla bella vedova». 
    «Intanto, anche senza wwf, le prove di riproduzione procedono abbastanza bene, a quel che mi ricordo».
    «Appunto a quello che ti ricordi e che risale alla settimana scorsa».
    «E poi, la bella vedova saresti tu?».
    «A meno che tu nel frattempo non ti sia preso in casa una donna dell’Est oppure una bella africana tuttofare dato che a voi uomini piacciono di più le straniere. E la marocchina?».
    «Lo sai benissimo, le straniere non fanno per me».
    «Sì, ma io parlavo di Maisha, la donna marocchina trovata morta nel porto e di cui ti stai occupando per incastrare il colpevole».
    «Con questo caldo me ne ero completamente dimenticato. E c’è anche un altro fatto fondamentale. Lo sai benissimo che se un caso non riguarda un cliente pagante, mi distraggo facilmente. L’obiettivo finale di incassare il saldo del mio compenso dal cliente mi tiene sempre sveglio e concentrato, senza perdere battute. Per quella marocchina ci sto lavorando sopra, ma su quest’ora non riesco a carburare. Vorrei dormire. Va a finire che se dormo poco, me ne dimentico». 
" 


 

La Squadra Omicidi del commissario Cantagallo


Oggi vi presento, sempre nello stesso classico ritratto a figura intera in bianco e nero, i colleghi fidati del commissario Cantagallo: la vice, Bandino e Razzo che vi sono stati descritti sommariamente in precedenza insiema agli altri colleghi. 
Con l'occasione vi propongo anche un estratto di una riunione di lavoro della squadra tratto dal libro "Un vecchio tappeto persiano" pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 
In questo estratto siamo nelle fasi iniziali dell'indagine e il commissario Cantagallo fa il punto della situazione per ricapitolare i fatti accaduti. Questo lo fa con tutti i colleghi che collaboreranno con lui per cercare la pista investigativa che li condurrà all'arresto del micidiale colpevole che ha già ucciso i ladri a cui ha commissionato il furto in due appartamenti in paese. Ed è pronto a colpire di nuovo.  

"  Come dei bravi studenti, i componenti della squadra di Cantagallo s’incamminarono verso la stanza da lavoro mentre il commissario aveva già aperto la porta.
    Il coloratissimo tappeto del maragià troneggiava disteso sopra il grande tavolo.
    «Ma è una meraviglia!» esclamò la vice.
    «Che splendore e che magnifici disegni!» disse Cappera. «Quel maragià e la principessa sono la fine del mondo! E che colori!»
    Indubbiamente il tappeto era molto bello e di questo anche i due ladri se ne dovevano essere accorti: doveva avere un grande valore.
    Ma chissà poi perché era stato abbandonato nel furgone?
    Baccio depose accanto al tavolo il materiale prelevato dall’archivio e consegnò al commissario le informazioni che la Questura aveva raccolto sulle due vittime. Il commissario, come di consueto, rimase in piedi e prese la parola per primo.
    «Riassumo i fatti relativi al doppio furto e al duplice omicidio che sono avvenuti ieri notte a Collitondi. Prima di tutto i furti. I due furti di oggetti preziosi sono avvenuti nella casa della famiglia Trosino, una villa in località Ginestreto sul Colle al Vento, e in quella della famiglia Contestabile, un appartamento in via Cavour 12. I ladri hanno portato via molti oggetti di valore. Hanno fatto il furto con una specie di “lista della spesa” degli oggetti da rubare. Ma ne hanno rubati anche altri che non erano segnati nelle liste. Le liste erano due, una per ogni famiglia derubata. Ogni lista era dettagliata e scritta al computer e non a mano. In una lista erano descritti dei tappeti di valore nei minimi dettagli. Ma questo non è l’unico particolare di quanto è accaduto. Andiamo per ordine. Le liste sono state rinvenute in un vano interno del cruscotto del furgone utilizzato dai ladri per fare i furti e che è stato ritrovato nel piazzale della fabbrica di mozzarelle dei Vallario, in località Piana dei Platani. E qui veniamo ai delitti. Ieri notte quel furgone ha insospettito i colleghi della Municipale che si sono avvicinati al mezzo e hanno fatto la macabra scoperta. Dietro il furgone c’erano i corpi dei ladri morti ammazzati in una pozza di sangue. Avevano tutti e due il cranio sfondato. L’assassino ha utilizzato come arma il piede di porco che i ladri hanno usato per scassinare le case. La dinamica del doppio delitto è stata spiegata dal dottor Baglioni e non lascia spazio a dubbi. I ladri sono stati uccisi da una persona alta mentre davano le spalle al loro assassino. Da un esame del cruscotto del furgone sembra che l’assassino abbia cercato invano le liste che aveva consegnato ai ladri. Il vano interno del cruscotto è stato rovistato, segno evidente che quelle liste erano importanti per lui o comunque rappresentavano un elemento di collegamento fra lui e i ladri. Altro particolare è che nel furgone abbiamo rinvenuto, in grandi sacchi della spazzatura, parte della refurtiva. Perché l’assassino ha lasciato alcuni oggetti rubati nel furgone? Non ha fatto in tempo a prenderli? Non gli interessavano perché non erano segnati nelle liste? Un ulteriore dettaglio particolare è relativo ai tappeti rubati. Perché rubare dei tappeti pregiati del valore di centinaia di migliaia di euro? Nei furti negli appartamenti, in genere, rubano oggetti d’oro, denaro contante, gioielli, televisori, stereo, eccetera, ma mai, dico e ripeto mai, mi è capitato di vedere un furto strano come questo. In questo caso il mandante del furto consegna la lista degli oggetti da rubare e fra questi ci sono dei tappeti che sono difficili da smerciare fra i normali ricettatori. Poi, per cause ancora da accertare, nell’incontro fra il mandante e i due ladri qualcosa va storto. Il mandante decide di ucciderli. Forse non in modo premeditato perché utilizza come arma il piede di porco usato per forzare il portoncino. L’arnese da scasso insanguinato è stato trovato sul luogo del delitto, nel prato vicino al piazzale della fabbrica dei Vallario e su di esso non sono state rilevate impronte digitali. Ultimo fatto strano è il tappeto persiano che è stato rinvenuto nel furgone. Non era fra quelli delle liste. È stato rubato per sbaglio? Il succedersi degli eventi non ci ha permesso di essere presenti tutti sullo stesso luogo del crimine. Allora la vice, Bandino e Razzo ci riferiranno quello che sanno a proposito dei furti nelle case. I Trosino e i Contestabile hanno fatto la loro denuncia stamani e si recheranno alla Questura di Castronuovo per controllare la refurtiva. Bandino avrà l’onore di riferirci quanto gli è stato detto dalla Brogioni, ribattezzata dalla vice come la “signora Omicidi”. Ho preferito fare parlare la Brogioni con Bandino invece che con Razzo perché spesso i suoi modi sbrigativi ma efficaci, avrebbero potuto turbare la signora. Razzo non me ne volere a male.»
    «Non ci sono problemi» si schermì lui. «Tanto a fare il contropelo alla gatta della Brogioni ci ha pensato Baccio» fece subito Razzo, girando lo sguardo verso il collega.
    Baccio di tutta risposta annuì scuotendo la testa e facendo un sorriso che gli arrivava quasi agli orecchi.
    Il commissario intanto proseguiva il discorso.
    «Vi ricordo che la Brogioni, o meglio, la sua gatta ha scoperto il furto dai Contestabile intrufolandosi dentro il portone aperto della loro casa. Come vedete, non ho potuto ancora sistemare tutti gli indizi di questi delitti. Molti reperti sono arrivati poco fa dalla Questura di Castronuovo e sono giunti fino a noi grazie al “carrellino quasi nuovo in lega quasi leggera” del nostro Baccio. Questa volta dobbiamo ringraziare anche i colleghi della Questura che hanno lavorato un po’ per noi e ci hanno fornito le informazioni dei due ladri ammazzati. Ora tocca agli altri. Ricordo a tutti di essere sintetici perché alle una e un quarto arriva il mio pranzo e alle due devo essere dal Questore. Intanto leggo i dati dei ladri e poi ne parliamo.»
    La prima parte della maratona oratoria introduttiva di Cantagallo si era conclusa. Il commissario si mise a sedere.
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giovedì 9 febbraio 2017

Cantagallo: un poliziotto di periferia, il ritratto in bianco e nero


Cantagallo non può essere da meno e anche lui ci mette la faccia, anzi no. Anche lui ci mette tutto se stesso e per la prima volta assoluta si fa immortalare in un ritratto in bianco e nero, degno dei migliori maestri del crimine.

Scherzi a parte, in anteprima vi mostro quella che ho immaginato possa essere l'ipotetica "sagoma" a figura intera del personaggio del commissario Cantagallo, il poliziotto di Collitondi nella Toscana centrale.   

In questo appuntamento del giovedì vi propongo un lungo e spero gradito estratto dal libro "Un vecchio tappeto persiano" pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 
Cantagallo è sempre alle prese con il suo capo, il Questore Zondadari detto Zorro per la Z della sua firma che è talmente grande da somigliare a quella del personaggio della nota serie tv anni '70, e il suo vice, il vicario Bonadonna detto Garçia proprio perché, come nella serie televisiva, non sopporta il Questore. Bonadonna, anche se di malavoglia, deve lavorare per Zorro fornendogli dei fogliettini con scritte le ipotesi investigative con le quali Zorro dovrebbe convincere il commissario Cantagallo a insabbiare le indagini in corso a Collitondi. Tutto perché ci sono cose ben più importanti da fare e da seguire, ben più importanti dei crimini di bassa lega che avvengono in un paesino di industrialotti e operai come è quello di Collitondi.  Il vicario Bonadonna però confida, prima o poi, in un errore madornale del Questore che costi a Zorro la carriera, così da farlo spodestare dalla poltrona più alta della Questura di Castronuovo. Intanto Cantagallo si preparava a rispondere alla telefonata in arrivo del vicario Bonadonna che lo avvertiva della chiamata in Questura. 


   " Secondo il pensiero di Cantagallo, quel corridoio era per i due funzionari come un grande mare: virtuale e limpido. Non un mare torbido, ma bensì un grande bacino d’acqua trasparente e infido ai loro maldestri tentativi di manipolare le vicende giudiziarie. Un mare dove la corrente della rettitudine poteva travolgerli, dove loro non sapevano nuotare e a malapena stavano a galla. Un mare dove speravano di poter vedere passare, prima o poi, il cadavere del rispettivo dirimpettaio, come dice il saggio cinese: “Siediti lungo la riva del fiume e aspetta. Vedrai passare il cadavere del tuo nemico”. Di conseguenza, comunicavano a suon di circolari,  messaggi urgenti e così via. Il vicario, su precisa disposizione del Questore, gli forniva la propria “tesi investigativa” di un crimine accaduto spedendogli dei bigliettini ad hoc. Il Questore li leggeva ed esponeva quanto letto all’interlocutore di turno. Non gli interessava risolvere i casi, piuttosto di liberarsene per pensare ai fatti propri. Il lavoro del vicario era quello di “dire” quello che il Questore doveva “fare”. E un vecchio proverbio cascava proprio a fagiolo: “Fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”.

    Cantagallo intanto proseguiva il suo discorso.
    «Strano che Garçia non mi abbia ancora chiamato. In genere è lui il primo ad essere avvertito. E poi, a modo suo, informa il Questore. Stasera è tardi e forse…»

“♫ Oye como va mi ritmo…
Bueno pa' gozar, mulata… ♫”

    Era il telefonino del commissario che squillava. La suoneria personalizzata lo avvertiva che lo chiamava il vicario Bonadonna. L’aveva cambiata da qualche mese perché il vicario, dopo aver frequentato il corso “Gestire le divergenze”, prima di entrare nell’argomento della telefonata gli faceva sempre tre domande che aveva imparato al corso: “Oh, come va? Che fa? E in famiglia, in famiglia?”.

“♫ Oye como va, mi ritmo…
Bueno pa' gozar, mulata… ♫”

    Schiacciò il pulsante verde e le fatidiche domande echeggiarono.
    «Oh, come va? Che fa? E in famiglia, in famiglia?»
    Cantagallo sapeva a mente le risposte e gliele sciorinava di seguito, senza tentennamenti.
    «Eh, abbastanza. S’indaga. Si tira avanti, si tira avanti.»
    Finite le schermaglie di rito, Cantagallo, che già immaginava il motivo della telefonata, continuò con una voce da copione: ferma, asciutta, suadente ma non troppo.
    «Vicario, capisco che è già stato avvertito. Dica pure, sono tutto orecchi.»
    Bonadonna, conclusi i convenevoli, cominciò il suo sproloquio.
    «Commissario, non faccia lo spiritoso con queste frasi da simpaticone e mi faccia venire al motivo della telefonata. Mi ascolti bene. I fatti criminosi accaduti stanotte inducono a non osservare i fatti con uno sguardo limitato, come lei fa di solito, ma piuttosto a scrutarli con una vista a largo raggio per comprendere ciò che è realmente accaduto. Lei, commissario, deve tendere a un livello superiore.»
    E qui entrava in ballo il supercommissario che doveva avere la supervista.
    Intanto il vicario proseguiva.
    «Mi hanno avvertito poco fa della catena di crimini, anche due sanguinosi delitti, che sono stati compiuti a Collitondi intorno alla mezzanotte. Vista l’ora  tarda, non mi è sembrato il caso di disturbare il signor Questore. In questo momento il dottor Fumi Zondadari è molto impegnato…»
    «…a un convegno di questori a Roma?»
    «No. Ma mi ascolti, per cortesia. Non vada per conto suo, come sempre.»
    «Bene.»  "



Tombolo: il detective della costa, un ritratto in bianco e nero


Tombolo ci mette la faccia, anzi no, ci mette tutto se stesso e per la prima volta si fa immortalare in un ritratto in bianco e nero, degno dei migliori maestri del crimine.

Scherzi a parte, in anteprima vi mostro quella che ho immaginato possa essere l'ipotetica "sagoma" a figura intera del personaggio dell'investigatore Tombolo, il detective di Spaccabellezze nella Toscana del sud.   

In questo appuntamento del giovedì vi propongo un breve estratto dal libro "Zampa di gatto, coda di manta e corna di gazzella" pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 
Tombolo si reca all'ufficio e ha molta fretta perché deve fare qualcosa d'importante, ma non si ricorda la ragione precisa di tutta quella fretta: tutta colpa del gran caldo che lo ha fatto dormire poco. E quando dorme poco, ragiona poco e si dimentica le cose che ha da fare. 
 

"Ma perché gli era preso di aprire l’ufficio prima del solito? Niente. Non aveva nemmeno del lavoro arretrato da smaltire. Poi aprì la porta a vetri e si ricordò, o perlomeno gli sembrò di ricordare qualcosa.
    Quattro belle pile di fogli, buste, faldoni vari e cartelline con l’elastico se ne stavano piazzate sulla sua scrivania, come un monumento al “factotum ignoto”. Non si poteva permettere una segretaria e doveva sbrigarsi le faccende burocratiche da solo, senza averne la minima voglia. Era un po’ di tempo che si era messo in testa di sistemare le tante carte di lavoro che gli affollavano l’ufficio. Se non si ricordava male, la sera prima le aveva sistemate così per non farle cadere in terra ed erano già pronte per essere ordinate e archiviate. L’ordine non era una delle sue virtù, ma neanche gli interessava più di tanto. L’importante era risolvere i casi dei suoi clienti ed essere pagato. Tutte le altre formalità potevano attendere per Marino Tombolo, investigatore privato della pluripremiata agenzia investigativa “Tombolo Investigazioni”.
    Era davvero quella la ragione? Doveva riordinare le scartoffie? No, doveva essere qualcos’altro di più importante. "


 

domenica 5 febbraio 2017

Cantagallo: gialli e riflessioni in una Poggibonsi inventata


RIFLESSIONI SOTTO LA PIOGGIA
I gialli della serie del commissario Cantagallo sono ambientati, per chi ancora non lo sapesse, a Collitondi che non è altro che una "Poggibonsi" inventata ma non troppo. Il commissario indaga in questa operosa cittadina "inventata" fin dal 2007 quando i primi gialli furono pubblicati da Antonio Lalli della Lalli Editore di Poggibonsi.
Il commissario Cantagallo è pertanto il primo commissario toscano che indaga in una "Poggibonsi" inventata ma non troppo, perché sono tanti i riferimenti al paese che si possono scovare leggendo i gialli. 
I diretti interessati, commercianti, albergatori, ristoratori, baristi, medici, edicolanti, preti, poliziotti, pasticceri del paese vero sono stati più o meno avvertiti della loro presenza immaginaria, e comunque diversificata rispetto alla loro vera esistenza, nei gialli ambientati in quella cittadina che ho identificato col nome di "Collitondi". 
Perché, domanderete voi, proprio Poggibonsi? 
Perché, dirò io, Poggibonsi è una cittadina che conosco abbastanza bene non per nascita ma per necessità di lavoro. Sono fiorentino di Firenze ma in questi anni che ho avuto l'onore di far parte dei residenti, ho potuto apprezzare le doti di questo paese e delle persone che vi vivono. In questo senso, i miei gialli, con la scusa di raccontare la storia di un crimine, vogliono attirare l'attenzione sul luogo e sui suoi abitanti per poi discorrere di altri argomenti in grado di coinvolgere i lettori. 

Spostare l'attenzione dai fatti del giallo ai fatti della cronaca, dal crimine al reato, dall'assassino al colpevole di un atto che si è comunque consumato in un certo luogo per un'altra ragione e che per cento altri motivi è stato lasciato in disparte, dimenticato. 
Questo è il punto: il giallo è una scusa dell'autore per poi parlare di qualcos'altro, di qualcosa di più importante che coinvolga il lettore. 

Il giallo non è altro che la chiave universale ovvero il passepartout (come diceva un po' di tempo fa un grande e famoso scrittore siciliano autore di gialli di cui riporto solo le iniziali del nome e cognome A.C. perché scriverlo per esteso mi metterebbe molto in soggezione) che l'autore crea e che poi il lettore ha in mano per aprire le porte di tante realtà diverse da scoprire, ognuna con le proprie sfaccettature, con argomenti da approfondire, con dubbi da risolvere,  con nodi da sciogliere ma soprattutto con pensieri da mettere in evidenza per fare su di essi una riflessione.

Quindi non vi resta che scegliere il vostro giallo, o meglio, la vostra porta da aprire per catapultarvi nella realtà che più vi piacerà (mi auguro) e che vi terrà (lo spero) attaccati alla poltrona dalla prima all'ultima pagina. 

I gialli del commissario Cantagallo, come potete vedere, sono tutti qui sotto in bella mostra e li potete acquistare in tutte le librerie online nei formati e-book e cartaceo, grazie a Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 


Il commissario Cantagallo: i gialli della nuova serie


  Il personaggio del commissario Cantagallo compare nel mondo editoriale nel 2007 grazie al direttore Antonio Lalli della Casa Editrice Lalli Editore di Poggibonsi. Nel 2014, con i gialli «Un vecchio tappeto persiano» (della serie delle inchieste "di paese") e «Segreto fra le righe» (della serie delle inchieste "di mare"), Fabio Marazzoli ha iniziato a pubblicare i libri della stessa serie grazie al dottor Cristian Cavinato, della Cavinato Editore International di Brescia. Negli anni successivi sono seguiti altri gialli sempre pubblicati dallo stesso editore bresciano.     Per la prima volta, il personaggio toscano del commissario Cantagallo varca i confini della sua regione d'origine per giungere in Lombardia nella città detta la "Leonessa d'Italia". Qui ripropone ciò che è piaciuto in Toscana: il carattere simpatico e caparbio, la tecnica d'indagine per comporre il "mosaico criminale", i preliminari con il logorroico vicario Bonadonna detto "Garçia", i confronti aspri a colpi di frasi latine e proverbi toscani con il Questore Zondadari detto "Zorro", e i suoi pranzi di lavoro al ristorante "Attanasio" con le passeggiate digestive lungo il fiume insieme a Bandino e Razzo. Cantagallo non è un solitario, non ama i cani sciolti e preferisce prendere le decisioni solo dopo averne parlato attentamente con la sua squadra.


Tante notizie sui gialli della nuova serie le potete leggere nel link qui sotto. 








L'investigatore Tombolo: indagini, gatto e fidanzata


L'investigatore Tombolo, ormai credo che lo sappiate tutti, è il personaggio del ruvido e solitario detective della costa tirrenica che indaga a Spaccabellezze, un paesino di pescatori della Toscana del sud, nei gialli pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 

Oggi vi parlo un po' della sua vita e del suo rapporto con la bella amica-fidanzata Rossella.


Tombolo abita da solo in un piccolo appartamentino (la “mansardina” come la definisce lui) confortevole con una terrazza affacciata sul porto di Spaccabellezze. La terrazza, non molto grande, ma abbastanza per contenere un tavolo bianco di plastica per due persone, due sedie pieghevoli e un ombrellone Algida del tipo da spiaggia, si apre in cima al tetto di una vecchia palazzina a tre piani insinuata fra le stradine del centro storico che conduce al porto di Spaccabellezze.
Dorme sempre sopra il tavolo, Casimiro, un gatto soriano arrivato sulla sua terrazza da chissà dove e che gli fa compagnia da alcuni anni.

Tombolo è molto ospitale e divide il suo appartamentino confortevole con Casimiro, un placido gatto soriano, scapolo e grassoccio come lui, migrante da chissà quale tetto e ormai da qualche mese nell’organico della casa o “mansardina”, come la definisce lo stesso Tombolo. Acqua e croccantini non mancano mai e così Casimiro da migrante si è accasato in quel piccolo angolo di mondo.

Nella mansardina, però, non c’è l’aria condizionata, ma non ha importanza perché Tombolo non la sopporta. Una volta, per dar retta alla sua amica-fidanzata Rossella, si è comprato un Pinguino e si è beccato l’influenza in pieno luglio qualche anno prima. Sul Pinguino ha fatto il crocione e l’ha lasciato a prendere la polvere nello sgabuzzino. Anche Casimiro non gradisce il fresco artificiale e appena passa accanto al Pinguino, gli soffia contro minaccioso, mostrandogli le unghie.

Il suo ufficio è nell'agenzia "TOMBOLO INVESTIGAZIONI", anche l’ufficio si trova nel centro storico vicino al porto, è ricco di scaffalature in legno, a destra e a sinistra della porta a vetri, dove prendono posto una moltitudine di libri di vario genere, schedari, faldoni colorati e moltissimi oggetti di fattezze e provenienze indefinibili. A un metro dalla porta ci sono due sedie in legno sopra un tappeto Bukara dal colore marrone scurito dal tempo e una scrivania di palissandro con panno verde che Tombolo ha comprato di terza mano da un robivecchi in paese. Quella sorta di stanzino allargato, tre metri per quattro, ha il soffitto più basso di mezzo metro rispetto alla saletta d’aspetto e non ha finestre. Questo per Tombolo è l’ideale perché crea l’atmosfera giusta dell’ambiente investigativo. Una lampada da tavolo ministeriale di vetro verde e ottone che campeggia alla sinistra della scrivania con accanto un portacenere ricolmo di mozziconi di sigarette completano il quadro dell’investigatore privato. Non solo, anche il puzzo di fumo, che regna perenne e incontrastato nell’ufficio, rende maggiormente l’idea del clima investigativo. Sopra la scrivania, attaccato al soffitto, c’è un ventilatore a pale con la luce incorporata regalatogli da Rossella per rinfrescare l’ufficio. Marino però, spesso e volentieri, lo tiene spento perché, con il soffitto basso, quando lo accende gli fa andare dappertutto i mozziconi che tiene nel portacenere. Quando deve ragionare su un caso importante si ciuccia sempre un chupa chups al melone (gusto melon soda) che lo aiuta nella concentrazione.

Tombolo la mattina fa colazione con cappuccino e brioscia al bar “Cannon d’oro” che è nella stradina sotto casa sua.
Il giorno mangia insieme a Rossella alla trattoria “Il palombaro”, un posticino incantevole sul porto di Spaccabellezze.
La sera cena a casa col gatto Casimiro oppure in compagnia di Rossella e della sua gatta Berenice ma sempre nella “mansardina” a casa di Tombolo. 

Rossella con la scusa che ha sempre una grande confusione in casa non lo invita mai a cena nel suo appartamentino, una vera chicca dice lei, ma Tombolo non c’è mai stato.  Rossella trova sempre una scusa per non farlo entrare nella sua bomboniera affacciata sui vicoli del paese. 


Se volete leggere altri particolari, leggete il nuovo giallo dell'investigatore Tombolo che è presente in tutte le librerie online per la vendita in e-book e cartaceo.


 

sabato 4 febbraio 2017

La Squadra Omicidi del commissariato di Collitondi


Oggi conosciamo meglio i colleghi del commissario Cantagallo che fanno parte della "Squadra Omicidi" del commissariato di Collitondi. Oltre al commissario, potrete conoscere certi particolari dei poliziotti che compongono la sua squadra e che sono protagonisti dei gialli della serie delle indagini del commissario Cantagallo pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 

 
LA SQUADRA OMICIDI 


        -Angelo Cantagallo detto Gallo          commissario

        -Nicoletta Turchi detta Turca             vice commissario   

        -Bandini Marcello detto Bandino      ispettore capo
                   
        -Razzi Massimo detto Razzo               ispettore capo

        -Bacciottini Massimo detto Baccio    sovrintendente capo

        -Capperucci Anna detta Cappera        sovrintendente

        -Mannucci Nicola detto Manno         sovrintendente

        -Neretti Gabriele detto Nero              sovrintendente

        -Bandini Lolita detta Bandina            agente scelto

        -Antichi Lucia detta Antica                 agente scelto


La vice 
     -castana scura, capelli corti mossi, più  bassa del commissario, dotata di un fisico robusto ma non mascolino, sportiva, nativa di Collitondi, età 37 anni (oggi)
     -è il secondo del commissariato, detta “Turca” perché è sempre calma e tranquilla ma quando s’incavola si arrabbia come una turca, donna media altezza robusta e energica capelli a caschetto castano chiaro sposata con un figlio, sportiva che pratica le ferrate in montagna, appassionata di sci invernale e agriturismi in montagna, sposta le cose in continuazione in casa, al commissariato, nel suo ufficio, negli altri uffici, nell’ufficio del commissario, nell’ufficio di Baccio, eccetera… alla ricerca di un ipotetico e continuo perfezionamento della localizzazione migliore di ogni oggetto che le capita fra le mani senza ricordarsi poi precisamente dove ha messo le cose che ha spostato, comprese anche le pratiche del commissariato, che sono archiviate in modo impeccabile da Baccio
     -ha un grande tatto e ha bel modo di fare con le persone che sono interrogate durante l’indagine, è il “pugno di ferro in guanto di velluto”
     -ha soprannominato la borsa del kit d’emergenza della POLIZIA SCIENTIFICA - che hanno a disposizione nel commissariato – come la “borsa dei trucchi”   
    -indossa sempre un abbigliamento molto pratico ed elegante allo stesso tempo, pantaloni e camicetta con golfino alla moda appropriato alla stagione, giubbotto imbottito a seconda dei mesi dell’anno, scarpe tipo da ginnastica comode, pratiche e robuste, mai scarpe con tacchi vertiginosi o tacchi a spillo
    -inseparabile dalla sua borsetta porta-tutto, sposata e ha un maschio dell'età del figlio del commissario 
    -conosce profondamente i luoghi e le persone di Collitondi e provincia
    -possiede una memoria infallibile soprattutto per le sequenze numeriche
    -appassionata di arrampicate in montagna e sport estremi
   

Bandino    
    -moro, più basso del commissario, capelli all'indietro corti, tarchiato, dotato di un fisico robusto e solido, un po’ di pancia, a tavola grande mangiatore, piacevolmente buongustaio e degustatore di piatti tradizionali, tipici regionali toscani, età 40 anni (oggi)
     -è “lo stretto collaboratore” del commissario, di cui è anche grande amico da alcuni anni; uomo basso e robusto, sposato e babbo di due bambine, nativo del luogo, la sua famiglia è di origine contadina, è furbo e scaltro, tifa Inter, esperto tiratore con la Beretta





Razzo    
    -moro, più alto del commissario, fisico massiccio, molto robusto perché non vuole che si dica che è grasso, capelli radi corti all’indietro, a tavola è un grande mangiatore, si diverte a cucinare soprattutto la carne alla griglia, non sopporta gli appostamenti soprattutto quelli notturni, età 40 anni (oggi) 
    -è “il rullo compressore” del commissariato, amico fidato del commissario e suo compagno della domenica mattina per giocare a tennis; sposato senza figli, non è nativo del luogo, la sua famiglia è di origine contadina e si dimostra molto in gamba nel risolvere le situazioni in cui occorre muoversi con grande rapidità, cintura nera di karatè, esperto scassinatore, tifa Milan, cuoco bravissimo in famiglia, è un grande mangiatore


Baccio    
    -castano chiaro, più basso del commissario, larga stempiatura e capelli pettinati all'indietro, tarchiato, bene in carne e a tavola è un grande mangiatore, riservato e silenzioso, età 44 anni (oggi)
    -è ”l’archivista" della squadra, schematico, rigoroso, preciso, uomo scapolo, semplice e umile, è una delle fonti dei proverbi del commissario, appena riesce a saperne uno nuovo lo dice subito al commissario che se lo annota segretamente in un taccuino; è appassionato della campagna, ha un orto, e non ha molta fortuna con le donne, schietto e pratico, ma è molto sensibile
    -sempre e immancabilmente alla fine di ogni caso pronuncia un proverbio adatto a quanto è accaduto, rubando sempre il tempo al commissario,  suscitando i commenti dei suoi colleghi del commissariato e il disappunto del commissario stesso che non riesce mai a dire il suo proverbio di fine indagine
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Cappera
    -non capisce molto bene tutti i termini informatici complessi, per questa ragione insieme a Cappera ha frequentato un corso d’Informatica di Base organizzato dalla Questura di Castronuovo per la formazione di due agenti per ogni commissariato della provinica
    -è campione provinciale Interforze di scacchi e gioca a scacchi con Cantagallo vincendo quasi sempre, due partite le vince Baccio e una la vince il commissario
    -è un archivista nato, cura la classificazione degli oggetti presenti nell’archivio del commissariato
    -è appassionato della materia e studia gli argomenti relativi alla catalogazione dei documenti. Per Baccio qualsiasi operazione che avviene in una biblioteca come nell'archivio del commissariato deve essere condotta tenendo sempre presente l'utilità che avrà per le persone. Secondo baccio il vero archivista dovrebbe sempre ricordarsi di colui per il quale sta lavorando: l'uomo che cerca il documento, o come nel suo caso, il faldone.
    Proprio per questo, Baccio era un assiduo studioso delle ricerche di Ranganathan. Secondo Ranganathan si deve considerare come centro della biblioteca l'uomo che se ne serve, il lettore.
    Da questo Baccio giustificava l’importanza di quanto era indicato nella Quarta Legge di Ranganathan, "Non far perdere tempo al lettore":
    “Risparmia il tempo del lettore. Risparmia i tempi del lettore. La seconda formulazione è un corollario della prima. La fame fisica per il cibo è irresistibile. La sete fisica per l'acqua è inesorabile. Nè l'una nè l'altra si estingueranno da sole finchè non si presterà loro attenzione. Ciascuna rimarrà fino a quando non verrà soddisfatta. Ma la fame mentale per i libri non è irresistibile nella maggior parte della gente. La sete mentale per l'informazione non è inesorabile nella maggior parte della gente. Entrambe, per loro natura, sono facilmente portate ad andarsene. Entrambe si esauriscono se non sono immediatamente soddisfatte quando prendono forma. Nessun intervallo di tempo dovrebbe passare fra la domanda e la risposta. I tempi della lettura sono spesso di breve durata. Possono essere sfruttati solo in quello specifico momento.” 


Cappera    
    -castana scura, capelli mossi lunghi alle spalle, corporatura esile ma d'acciaio, magra e grande mangiatrice, pur mangiando molto non ingrassa e in questo è molto invidiata da Baccio, età 40 anni (oggi)
     -è “l’australiana” della squadra, è la collega che sostituisce Baccio nei turni di lavoro e quando Baccio si assenta per motivi di servizio; è appassionata di viaggi all’estero, Australia, musica di tutti i generi, concerti pop negli stadi, è accompagnata con un fantomatico principe azzurro che ha conosciuto in Australia e che nessuno ha mai visto, ha un figlio, donna semplice, concreta, piacevole, cordiale ed è molto simpatica
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Baccio    
    -non capisce molto bene i termini informatici, per questa ragione insieme a Baccio ha frequentato un corso d’Informatica di Base della Questura 


Manno    
    -biondo, capelli biondi lisci lunghi portati all'indietro, più alto del commissario, bel tipo dal fisico abbastanza asciutto, non ama le attività sportive, età 41 anni (oggi) 
    -è “la mente anagrafica” del commissariato, uomo alto biondo, sposato e ha una bambina, è il collega addetto alle indagini anagrafiche e legali del commissariato
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Nero oppure se lo richiede la situazione con Bandina 
   

Nero    
    -biondo, capelli corti radi, stempiato, alto come Manno, bene in carne perché è un grande mangiatore di noccioline e ama bere molte bibite dolci, ama le attività sportive ma non ha (o meglio non vuole trovare) il tempo di farle, età 41 anni (oggi)
     -è “la mente contabile” del commissariato, separato e ha due bambine, è il collega addetto alle indagini contabili e amministrative del commissariato
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Manno oppure se lo richiede la situazione con Antica 
 

Bandina    
    -castana, capelli lisci lunghi alle spalle, statura media, corporatura normale, età 38 anni (oggi)
    -è “l’orientale” della squadra, è la sorella di Bandino, donna media altezza castana scura, accompagnata con un architetto e mamma di una bambina, sportiva praticante il tennis, yoga, discipline orientali, cucina giapponese, fa matta per il sushi, simpatica e disponibile
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Manno    


Antica    
    -bionda, capelli mossi alle spalle, corporatura esile ma energica, grassottella ma non troppo, età 38 anni (oggi)
    -è la “letterata” della squadra, donna accompagnata con un giornalista senza figli, è la collega appassionata di opere d’arte, opere liriche, musica da camera, cinema, cucina, letteratura, poesie, donna semplice, robusta, concreta, piacevole, cordiale ed è molto simpatica
    -nei turni di appostamento e di pedinamento fa coppia con Nero    


Se volete sapere di più dei colleghi del commissariato di Collitondi, non vi resta che  leggere i gialli delle indagini del commissario Cantagallo.