sabato 31 ottobre 2015

Cantagallo e il maresciallo Guerra nelle inchieste marine

Nelle inchieste marine il commissario Cantagallo svolge il ruolo di consulente investigativo per la “Benemerita” locale, i fatti da analizzare sono circoscritti a una zona limitata del paese e l’indagine del delitto si conclude nello spazio di tre giorni. Nell’inchiesta è aiutato da Bandino, il suo secondo del commissariato di Collitondi che trascorre anche lui con la famiglia il fine settimana a Castiglioni. L’azione di Cantagallo è disturbata dall’inetto maresciallo dei Carabinieri Remo Guerra oltre che dal superficiale medico del porto Rodolfo Lanzara. Alla fine Cantagallo smaschera il colpevole con un geniale colpo a sorpresa e si gode finalmente il meritato riposo in riva al mare. In queste inchieste tutto è chiaro per l’incapace e imbarazzante maresciallo dei carabinieri Remo Guerra: si tratta sempre di morte accidentali come ne accadono tante nei posti di mare. Guerra ne è sicuro perché l’ipotesi dell’incidente è sempre confermata “in modo inequivocabile” dal borioso e pressappochista dottor Lanzara. Allora, il maresciallo Guerra, che ha poco intuito ma molta memoria delle fandonie del Lanzara, vuole fugare ogni dubbio su quella morte accidentale. Soprattutto vuole pararsi le spalle con il Comando di Rosereto, più che accertare la verità. Guerra conosce le abitudini vacanziere del commissario. Decide di chiamarlo per fargli fare un “controllino” e capire cosa sia effettivamente accaduto. Cantagallo è un po’ scocciato di dover lavorare anche nel fine settimana, ma alla fine finisce sempre per accettare l’offerta della “Benemerita”. Il commissario non vuol fare un piacere a Guerra ma piuttosto al suo secondo che è un carabiniere in gamba: il maresciallo Tompetrini. Cantagallo sarà condotto sulla scena del delitto e intuirà subito che non si tratta di una morte accidentale. Perché le cose non stanno come sembrano.Il rpimo approccio del maresciallo Guerra con Cantagallo è sempre improntato dalla confusione e dal pressapochismo che poco piacciono al poliziotto collitondese. 
Quello che segue è stato estratto dal giallo "Segreto fra le righe" pubblicato da Cavinato Editore e lo trovate anche su Bookrepublic al link qui sotto


(...)

Si  me vulisse bene ‘o veramente, nun me facisse 'ncujetá da 'a gente...
Nun me tirasse 'e pile  dint'  'e recchie, nun me mettisse 'o dito dint' all'uocchie…

La musichetta napoletana era un pessimo segnale per Cantagallo.

Nun me mettisse 'a neve dint' 'a sacca, nun me squagliasse 'ncapa 'a ceralacca…

Cantagallo aveva personalizzato la suoneria del suo telefonino per ogni persona conosciuta che lo chiamava, dal tipo di squillo capiva chi lo stava chiamando. La suoneria napoletana di Ciccio Formaggio lo avvertiva che la telefonata era del comandante della Stazione dei Carabinieri di Castiglioni Marina.
-Tutto quadrava- ripensava il commissario. -Il vento era calato all’improvviso e quell’aria strana come di una tempesta in arrivo...-
Il maresciallo Remo Guerra era la burrasca "carabiniera" di quella giornata.
Cantagallo pigiò il pulsante verde del telefonino e accettò la telefonata: non poteva fare altrimenti, non poteva negare la sua presenza sulla spiaggia. Fra poco sarebbe stato in contatto visivo con il carabiniere.
«Maresciallo Guerra, buongiorno» disse Cantagallo in modo asciutto.
Dall’altra parte del telefonino ci fu una pausa impercettibile, era sempre così con le telefonate del maresciallo. Poi, piano piano e affannata dalla camminata veloce, si cominciò a sentire la voce timorosa del carabiniere.
«Buongiorno, commissario. Sono il maresciallo Guerra della locale Stazione dei Carabinieri di Castiglioni Marina. La disturbo?»
«Dica pure» rispose Cantagallo. Si fermò, sollevò gli occhi al cielo e fece una smorfia con la bocca. «Anzi, visto che tra poco mi raggiunge, metto giù e l’aspetto qui. Va bene?»
«Va bene, arrivo subito. Sa, andiamo di corsa e dobbiamo fare in fretta…»
«Un po’ di movimento le farà bene, maresciallo. E poi di cosa si preoccupa? Le ho detto che sono qui ad aspettarla. Non scappo mica!»
«Il fatto è, commissario, che bisogna pulire anche gli scogli di San Bartolomeo che si sono sporcati di bianco.»
«Ma che dice?! Pulire gli scogli?! Ma cosa è successo di preciso?»
«Le dico tutto fra poco. Tutto questo parlare e camminare veloce sulla sabbia mi ha fatto venire il male di pancia. Fra pochi minuti la raggiungo e le spiego tutto. Arrivederci» e detto questo, interruppe la comunicazione.
La moglie di Cantagallo aveva capito che le
loro ferie sarebbero state rovinate da quel guastafeste di carabiniere grasso e antipatico.
«Angelo, era il maresciallo Guerra?»
«Purtroppo sì, Iolanda. Mi ha parlato degli scogli che devono essere puliti perché sono sporchi di bianco, ma non ho capito nulla.»
«Gli scogli sporchi di bianco? Boh! Ma, allora, non si tratta di un morto?»
«Non lo so. Speriamo di no! Ma col maresciallo Guerra non c’è da meravigliarsi di nulla. Speriamo bene.»
«Speriamo» sospirò Iolanda e poi continuò. «Le cose andranno per le lunghe, Angelo. Io ritorno indietro da Luigi. Ci vediamo dopo. Se pensi di fare tardi, avvertimi col telefonino. Ciao. A dopo.»
«A dopo.»
Nel giro di cinque minuti il gruppo di persone, con il maresciallo Guerra in testa, era già arrivato dove era Cantagallo.
Il maresciallo grondava sudore da tutte le parti. La sua camicia azzurra d’ordinanza si ornava di ampie gore bagnate che circondavano le ascelle, il collo e la pancia nel punto in cui il cinturone passava sopra la camicia. Guerra ansimava per lo sforzo della camminata a ritmo veloce e per il caldo patito dentro l’uniforme. Si tolse il cappello e se lo infilò sotto il braccio destro: la fiamma della “Benemerita” avrebbe passato un brutto quarto d’ora fra gli afrori ascellari del carabiniere. Poi si era bagnato e insabbiato pure le scarpe e la parte bassa dei pantaloni, per quel camminare veloce vicino al bagnasciuga.
«Buongiorno di nuovo, commissario. Mi scusi, ma sono stravolto. Se permette mi metto a sedere un attimo e poi le racconto tutto.»
«Buongiorno a lei, maresciallo. Faccia pure, non mi formalizzo. Si riposi, così dopo mi spiega tutto per filo e per segno.»
Il maresciallo Guerra crollò seduto sulla sabbia: era esausto. Riprese il cappello da sotto l’ascella e incominciò ad agitarselo intorno al viso come se dovesse riprendere i sensi. Poi smise. Abbandonò le braccia sulla sabbia e chiuse gli occhi.
Sembrava un balenottero che aveva perso l’orientamento e che si era spiaggiato sulla riva di Castiglioni Marina. Se non fosse stato riconoscibile per la divisa nera d’ordinanza a strisce rosse dei carabinieri sarebbe stato scambiato per un cetaceo in difficoltà dai volontari della Lega Ambiente che l’avrebbero subito imbracato per riportarlo in mare aperto. Al largo della costa di Castiglioni avrebbe ritrovato la giusta corrente per continuare il suo viaggio e gustosi branchi di alici di cui tutti i balenotteri sono ghiotti.
Passati pochi minuti il maresciallo Guerra si rialzò a fatica, si spolverò le maniche e i calzoni dalla sabbia, e si rimise il cappello in testa per darsi un tono più ufficiale.
Cantagallo era spazientito e voleva sapere cosa fosse successo.
«Maresciallo, ma è una cosa urgente?»
«Urgente urgente, no. Quando mai, commissario!»
Guerra rispondeva sempre così. Cantagallo lo conosceva benissimo e purtroppo sapeva che c’erano guai in vista.
«Si può rimandare?»
«Rimandare rimandare, nemmeno. C’è scappato il morto! Però…»
«Però? Però che cosa, maresciallo?!»

(...)

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