domenica 15 gennaio 2023

Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Il misterioso rapimento dei gattini.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

A un certo punto del giallo si presentarono all’agenzia una coppia di persone. Erano i signori Della Vedova, una anziana coppia di romani benestanti che avevano acquistato un bell’attico sul porto e che passavano il periodo estivo in paese. I Della Vedova non li conosceva personalmente ma sapeva benissimo chi fossero. Il marito, Flavio Della Vedova, aveva poco meno di ottanta anni. Era grassoccio, basso, egocentrico, indifferente a qualsiasi cosa succedesse, forse anche alla moglie. Aveva un buffo parrucchino nero appiccicato fra i capelli brizzolati lisci e un apparecchio acustico a tutti e due gli orecchi, per cui era sordo. La moglie si chiamava Raffaella Del Sordo, guarda caso, ed era poco più giovane del marito. Mingherlina e bassa di statura, con i capelli bianchi tirati all’indietro e raccolti in una crocchia. Era una donna ricca, eccentrica fino all’esagerazione e menefreghista delle altre persone per la sua grande disponibilità di soldi che le davano la possibilità di fare qualsiasi cosa. Fece mente locale. Se la signora Raffaella era disperata, era in arrivo una investigazione ben pagata. Ripose alla svelta il casco e l’incerata nel bauletto. Poi andò incontro alla signora. Il marito si era fermato qualche metro indietro, affaticato, appoggiato con la mano al muro.

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

«Signora, ora che si è calmata, parli pure. Mi dica il motivo per cui ha pensato di rivolgersi alla mia agenzia investigativa.»

«Hanno rapito i miei tre gattini.»

«I suoi gattini?!»

«Ambarabà, Ciccì, Coccò!»

«La conosco anch’io la filastrocca, ma cosa c’entra?»

«Un momento e glielo spiego. Ora le dico del ratto dei felini.»

«Il ratto?! C’è anche un topo implicato in questa storia? Mi sono perso qualcosa?»

«No! Ma che dice?! Il ratto ovverosia il rapimento, come il ratto delle sabine! Quel ratto!»

Il marito sordo, disattento e diciamolo pure rincoglionito, aveva capito tutta un’altra cosa.

«Raffaella, abbiamo un topone nell’attico e il nostro derattiz­zatore è il dottor Tombolo? Ci costerà una tombola!»

La moglie, indispettita dal poco interesse del consorte sull’ar­gomento, si lasciò andare e gli parlò in dialetto romanesco.

«Ah, Flavio! Nun te ce mette pure te a fa’ caciara che famo notte!» poi si ricompose e si rivolse a Tombolo. «Ora le spiego tutto dal principio.»

I signori Della Vedova erano arrivati in paese da un paio di settimane, accompagnati dal figlio che guidava l’auto e dalla loro domestica filippina, di nome Pia Sonora, che si occupava delle faccende di casa. Domenica mattina, si erano accorti che dei ladri si dovevano essere introdotti nel loro appartamento che si trovava nel centro storico del paese sul Lungomare Ma­gellano, vicino alla piazza del Comune. I ladri non avevano ru­bato gli oggetti di valore che si trovavano in casa ma avevano rapito i loro tre gattini. I gattini si chiamavano come quelli della filastrocca che la signora amava ripetere sempre da bambina quando faceva la conta: “Ambarabà, Ciccì, Coccò”. Quindi ave­vano deciso di andare dai Carabinieri a denunciare il rapimen­to, aggravato dal fatto che i gattini avevano al collo tre collari­ni tempestati di brillanti, del valore di più di cinquemila euro ognuno. La signora aveva portato a far vedere ai Carabinieri una foto con i tre gattini. Avevano i collarini di brillanti al collo ed erano tutti neri con le zampine bianche all’estremità. Il mare­sciallo Busonero era andato in escandescenze e aveva risposto che loro si occupavano di rapimenti di persone e di furti di og­getti che appartenevano alle persone. Per le bestie ci pensava­no quelli del WWF. Così avevano deciso di rivolgersi alla sua agenzia investigativa.

«La mia domestica conosce bene le due filippine che lavorano per le persone che sono venute qui da lei per i due furti. Quindi ho pensato a lei per questo delicatissimo caso.»

«Signora, un caso delicatissimo è pane per i miei denti, non c’è problema.»

«Però, un problema c’è.»

«Un altro animale rapito?»

«No, il fatto è che il Dottore si ammalò.»

«In che senso, mi faccia capire. Il veterinario dei gattini si è ammalato?»

«No, non mi sono spiegata. Il Dottore è l’uomo che ci fa da ca­siere, diciamo così, del nostro attico. È il nostro uomo di fiducia. Quando siamo via, ci controlla la casa, controlla la posta che arriva, ci paga le bollette e così via. Tutte cose che la nostra do­mestica filippina non sa fare perché non capisce bene l’italiano. La filippina ci prepara da mangiare, tiene pulita la casa e basta. Tornando al nostro casiere, si chiama Cesare, Cesare Dottore, ed è di origine laziale come noi. In questi giorni ha preso una brutta influenza e se ne deve stare a letto.»

«E quindi?»

«E quindi, siccome noi stiamo via qualche giorno per ritorna­re a Roma, Cesare non può guardarci l’attico e non può tenersi in contatto con lei per sapere le novità sui gattini. La domestica filippina rimane qui per guardare la casa ma non ci posso fare affidamento per altre cose importanti. Le dico questo, perché né io né mio marito abbiamo il telefonino, con tutte quelle onde magnetiche che ti fanno male alla testa. Rientriamo in paese solo lunedì prossimo. Tenga la foto con i gattini!» concluse ansiosa.

«Signora, non si preoccupi. Vada a Roma tranquilla. La situa­zione mi sembra alquanto ingarbugliata e trovare i tre gattini rapidamente non mi sembra una cosa semplice.»

«Ma, dottor Tombolo, bisogna agire presto!»

«Calma e gesso, signora! Non sono dottore, non sono del WWF e nemmeno un accalappia-gatti! Bisogna muovere certi ingranaggi e prima di muoverli bisogna ungerli. Io non sono certo un pistone che si diverte ad andare in su e in giù a vuoto nel carburatore.»

«Non ci sono problemi al carburatore della nostra auto, Raf­faella! Ma questo dottor Tombolo è anche un medico dei moto­ri?» si era di nuovo intromesso a sproposito il marito.

«Flavio, nun sta’ a interompe’! Quer carburatore non c’entra manco pe’ niente! Te stai a sbajia’ come al solito!» gli rispose la moglie che poi riprese a dire. «Prosegua e scusi tanto mio marito.»

«Un primo anticipo di duemila euro potrebbe coprire le pri­me spese ma visto che si tratta anche di prendere dei rapitori sui generis, particolari, per così dire, le ferree regole di questa agen­zia mi impongono, purtroppo, di raddoppiare la cifra standard. Quattromila euro mi sembra una cifra ragionevole per questo caso disperato del ratto con furto.»

Il marito, al solito distratto e sordo, sentendo la cifra s’inserì.

«Quattromila euro per scacciare un topone? Non ti sembra un po’ caro, Raffaella?»

«A’ Flavio! Nun te sta’ a preoccupa’! Co’ soldi tua, ce fai quel che te pare. Co’ soldi mia, ce fò quel che pare a me. Lassamo perde’ che famo notte.»

Tombolo riprese in mano la situazione perché temeva, nella confusione, di perdere l’anticipo.

«Un assegno, signora, è più sicuro e la fattura la riceverà a casa.»

La signora trafficò nella borsa. Tirò fuori un grande porta­foglio da cui prese un blocchetto di assegni. Prese una penna, scrisse la cifra su un assegno e lo dette a Tombolo.

 

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI” il nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher. 

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

"UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI"
è in vendita online anche su IBS e LIBROco 

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Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Il bizzarro furto del Van Gogh.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

A un certo punto del giallo una cliente affezionata si presentò tutta trafelata all’agenzia. La signora in questione era la contessa Orietta Della Monaca, che con i suoi settantanove anni portati non molto bene, era una signora antiquata e un po’ snob di una ricca famiglia nobile della vicina città di Rosereto che trascorreva in paese il periodo estivo. Donna brutta e antipatica, era rimasta nubile non per sua scelta ma per scelte altrui che avevano giustamente preferito altre donne meglio di lei e più simpatiche. Per quello che sapeva Tombolo, non era mai stata con un uomo. Affermava che era rimasta nubile perché voleva essere libera di fare quello che voleva e di spendere i suoi soldi come le piaceva. Era una signora molto attiva nel difendere gli animali di ogni specie e aveva fondato un’associazione chiamata LAPU, la Lega Ambientalista Protezione Uccelli per la protezione dei volatili della Riserva Naturale della laguna dell’Osa, che era racchiusa da quell’istmo di terra che congiungeva la costa a Spaccabellezze, e dove vi vivevano molti esemplari di fenicotteri rosa, adoratissimi dalla contessa Orietta. Tombolo si voltò, focalizzò la grande rottura di scatole fatta persona. Imprecò col pensiero, riguardò l’orologio: era mezzogiorno spaccato ed era a rischio focaccina. Poi fece mente locale e pensò: contessa Della Monaca allarmata, bella somma d’anticipo assicurata. Anche l’ultima volta che la contessa era stata in agenzia, aveva tanto insistito che Tombolo, vedendo l’assegno, non aveva potuto dirle di no. L’incarico era di recuperare un fenicottero scomparso: dovette riacchiapparlo in un canale scolmatore imbrattandosi di fango fino agli occhi. Comunque, per evitare che gli fossero appioppati degli incarichi strani aveva provveduto: “IL CLIENTE HA QUASI SEMPRE RAGIONE”, come indicava a grandi lettere una targhetta di legno attaccata sotto la licenza dell’agenzia investigativa, incorniciata alle spalle della scrivania. Questo per avvertire che lui non si doveva per forza occupare di tutti i casi che gli portavano i clienti che si rivolgevano alla sua agenzia investigativa. I casi importanti erano solo quelli dei clienti paganti. Tombolo riaprì la porta dell’ufficio, atteggiamento sereno e sguardo suadente.

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

«Veniamo a noi, contessina Orietta. Se è venuta fino a qua ci sarà una ragione. Mi dica il motivo per cui ha pensato di rivol­gersi alla mia agenzia investigativa.»

«Come le dicevo prima, sono disperata e disperata non rende l’idea dello stato d’animo in cui mi trovo. Se non ci fosse stata la mia domestica Cuneta che mi ha sostenuto nel terribile momen­to in cui mi ha comunicato del furto del quadro…»

«Non divaghi, contessina, altrimenti facciamo tardi e non fac­cio in tempo ad andare…» gli stava scappando detto del bar e della focaccina.

«Dalla porcacciona pilippina con la parrucca bionda!»

«Cuneta, basta, per carità! Quando è troppo è troppo!» esclamò la contessa.

«La fa stare zitta lei, contessina, oppure a quella Cuneta con una ti le chiudo la bocca io con un paio di giri di scotch?!»

Dal cassetto della scrivania prese un rotolo di nastro da pac­chi marrone e lo sbatté sulla scrivania. La filippina impallidì e si portò le mani alla bocca, come la scimmietta “non parlo”. Tom­bolo la fulminò con lo sguardo e prese a massaggiare il rotolo, come un killer che coccola la canna della pistola.

«Contessina, ora che ci siamo capiti con la Cuneta con una ti, mi spieghi tutto nei più piccoli particolari.»

La contessa Orietta Della Monaca era andata all’agenzia di Tombolo perché aveva subito un furto nel suo appartamento. Quando la domestica era andata a fare la spesa, dei ladri era­no entrati nel suo lussuoso appartamento, un elegantissimo loft ricco di stucchi e dalle volte a vela che si trovava un po’ decen­trato lungo la strada panoramica di Spaccabellezze. La dome­stica aveva chiuso la porta ma senza dare le mandate e i ladri dovevano essere entrati frapponendo fra serratura e stipite una normale carta di credito. Era stato un gioco da ragazzi, facile e veloce. Le avevano rubato una copia antica e preziosa, a sentire la contessina, della riproduzione di un quadretto di Van Gogh, “Marguerite Gachet nel giardino”, che ritrae la figlia del dotto­re Gachet nel giardino di casa Gachet. Il quadretto, che poteva stare in uno zainetto, era appartenuto al suo nonno buonanima conte Rodolfo Della Monaca ed era custodito in una stanza che non veniva quasi mai aperta, perché era la camera da letto dello stesso nonno buonanima. Il quadretto che loro chiamavano “La figlia del dottore” poteva avere un valore di poche migliaia di euro per un gallerista senza scrupoli e poco competente ma un valore affettivo immenso per la loro famiglia. La contessa non sapeva dire con precisione a quando potesse risalire il furto, dato che non andava mai nella stanza del nonno buonanima. L’unica persona che si recava lì era la filippina, perché spolve­rava la camera almeno una volta la settimana. Proprio la scorsa settimana, Cuneta si era accorta del quadretto che mancava e aveva subito avvertito la contessa.

«Un dramma e uno sconforto tale che non ha uguale. Nem­meno quando scomparve quello sfortunato uccelletto…»

«Non rivanghiamo ancora quella storia a lieto fine dell’ibis infangato che ancora…»

«Che ancora le turba il cuore, vero commissario?»

«Che ancora non ho fatto ripulire il vestito che mi sono infan­gato. Piuttosto, non divaghiamo. Non sono commissario, con­tessina! Quante volte glielo devo ripetere?!»

«Mi scusi, sarà la tensione, l’agitazione del momento. Sa com’è!»

Era la giornata dei clienti coi modi di dire.

«Non so com’è, contessina!»

«Com’è brusco, oggi. Facevo tanto per dire.»

«Mi dica piuttosto se è andata a fare la denuncia del furto ai Carabinieri.»

«Sì.»

«Che le hanno detto?»

«Quel popò d’ignorante del maresciallo Busonero mi ha det­to, a brutto muso, che i Carabinieri di Spaccabellezze si occupa­no solo di furti di opere d’arte vere e non di patacche false senza valore, alla faccia del conte nonno buonanima che in pace sia, così ha detto.»

«Quando le cose stanno così, bisognerà che prenda in mano la situazione e le risolva il problema. Ha dei sospetti su qualcu­no?»

«Non sospetto nessuno. Sono nelle sue mani.»

«Bene e non bisogna stare con le mani in mano perché questi delinquenti possono prendere il volo da un momento all’altro con quel suo quadretto.»

«Le ho già preparato un assegno con il suo cachet d’anticipo con i soliti duemila euro.»

«Ottimo. Vado a concludere quel delicatissimo caso di prima che non può attendere oltre perché altrimenti va a male...» con la fame che aveva si era distratto un’altra volta e pensava alla maionese che di lì a poco sarebbe impazzita se non fosse andato al bar a mangiare la focaccina.

«Va a male cosa, commissario Tombolo? Non capisco.»

«Mi sono espresso male. Volevo dire, altrimenti va a finire male e non inchiodo quel delinquente che sto inseguendo da una settimana. Contessina Orietta, glielo dico per l’ennesima volta: detective Tombolo.»

«Mi deve scusare ma in questi giorni non ci sto proprio con la testa. Cuneta, andiamo» e uscirono dall’ufficio.

Tombolo intascò quel bell’assegno e chiuse l’agenzia. Desti­nazione bar Cannon d’oro, aveva un caso in sospeso: il delica­tissimo caso della focaccia tonnata.

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI” il nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher. 

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

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sabato 14 gennaio 2023

Hai letto il nuovo giallo “Una filastrocca di crimini e delitti”? Lo strano furto delle monete.

 

Nuovo appuntamento con la proposta di lettura dei gialli dell’investigatore Tombolo. Per chi lo avesse dimenticato, questo è un giallo della serie dei casi dell’investigatore Tombolo ambientato a Spaccabellezze, in Toscana, che è stato pubblicato dalla LFA Publisher dal titolo “UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI”. In questo caso l’investigatore Tombolo è alle prese con il delitto di una coppia di cinesi trovati morti bruciati in un cassonetto e che trascina Tombolo dentro un intreccio criminale dai contorni insidiosi e dai risvolti indecifrabili.

 

A un certo punto del giallo un cliente si recò nell’agenzia di Tombolo per denunciare un furto strano di monete antiche. ll cliente in questione, Cavaliere Palombo, spiegò quello che era successo. Nei giorni scorsi, ma non sapeva essere preciso sul giorno, dei la­dri erano entrati nel suo appartamento nel centro storico del paese e gli avevano rubato tre preziose monete antiche d’argen­to, ovvero tre tetradramme ateniesi raffiguranti ognuna una civetta stilizzata. Le tre monete valevano più di 3000 euro per un collezionista ma per il Cavaliere avevano un valore inesti­mabile, perché appartenevano al suo povero nonno buonani­ma. Il Cavaliere le teneva appoggiate sopra un comodino nel soggiorno di casa, insieme ad altri piccoli oggetti d’argento. Già da domenica, non aveva fatto caso al fatto che non fossero più sul comò perché la sua domestica filippina Linda Salonga, una cinquantenne sempre sorridente che capiva poco l’italiano, gli spostava sempre le suppellettili che teneva per la casa. Quindi, se una cosa non la vedeva più in giro per la casa, il Cavaliere era sicuro che era stata la filippina a spostarla da qualche parte. Non vedendole più, aveva immaginato che le avesse tolte dal­la vista. Infatti, la filippina spostava le cose a modo suo e ave­va messo le monete nel cassetto del comodino per non starle a spolverare tutti i giorni. Ma c’era anche un’altra ragione. Quan­do il Cavaliere aveva chiesto alla filippina dove fossero, lei gli aveva risposto che le aveva messe nel cassetto del comodino: “Civette brutte! Sono porcherie che portano male, tanti guai e tanti accidenti a tutti quanti. Brutte civette!”, gli aveva detto la filippina che non sopportava la vista delle tre monete. Le tetra­dramme erano grandi il doppio di una moneta da 2 euro e in ognuna era raffigurata in rilievo una civetta stilizzata con occhi grandi. Il Cavaliere non era mai in casa, stava sempre in azienda per controllare l’allevamento di orate e rincasava la sera tardi. I ladri dovevano essere entrati in casa in pieno giorno mentre la filippina era uscita per andare dal fornaio a prendere il pane o per fare delle commissioni. Non c’era stato nessun danno, per­ché i ladri dovevano essere entrati da una porta-finestra lasciata aperta dalla domestica, faceva sempre così quando usciva per pochi minuti, nonostante il Cavaliere si raccomandasse alla fi­lippina di chiudere sempre tutto. I ladri avevano preso solo le monete ed erano scappati.

Ma su cosa deve investigare l’investigatore Tombolo?

 

«Deve sapere, detective Tombolo, che la Salonga, in dispetto al suo cognome, non capisce una beneamata, per non dire peg­gio. Quando le ho chiesto delle spiegazioni, mi ha interrotto in continuazione perché credeva che la incolpassi del furto delle monete. Voleva parlare per difendersi a tutti i costi. Parlava a macchinetta, anche se non aveva capito bene cosa le chiedessi perché non capisce bene l’italiano. Continuava a non capire ma voleva parlare lo stesso. La mia domestica vuole fare sempre tutto quello le pare e non mi sta mai a sentire. Quando le ho chiesto altre spiegazioni, continuava a ripetermi che aveva mes­so le monete nel cassetto del comò perché quelle brutte civette porta guai non le voleva spolverare.»

Tombolo riprese dalla tasca il chupa chups ciucciato in pre­cedenza e rincartato. Lo scartò e se lo rimise in bocca. Doveva concentrarsi.

«Poteva rivolgersi al maresciallo Busonero.»

«Peggio della filippina. Mi sono spiegato?»

«Mi sarei meravigliato del contrario.»

«Sono stato dai Carabinieri, ho parlato con Busonero per fare la denuncia ma non ne ha voluto sapere nulla. E lo sa perché?»

Era la giornata dei perché.

«Perché?»

«Perché in questa faccenda, ha incominciato a dire, c’era sicu­ramente invischiata quella extra comunitaria delle Filippine, la mia domestica, che aveva fatto da basista ad altri filippini che avevano compiuto il furto. Busonero ha aggiunto che, in questi giorni, la diplomazia era in fermento a causa della recente ten­sione fra Roma e Manila. I rapporti internazionali fra Italia e Filippine potevano entrare in fibrillazione se ci fosse stata una fuga di notizie sull’accaduto. La stampa ci avrebbe inzuppato il pane e…»

«E addio turisti a Villa Gina.»

«Precisamente. Anche lei conosce benissimo i traffici di quel sindaco da strapazzo che tiene bordone agli affari della moglie con quella pensioncina dove ci ballano i topi.»

«Conosco i traffici della pensione ma non i topi. Torniamo a bomba. Lei non sospetta della sua domestica?»

«La mia domestica? Assolutissimamente no! Linda Salonga è una donna un po’ credulona, bacchettona ma è una persona fidata che lavora per me da tanti anni. Non ci pensi nemmeno.»

«Non ci penso.»

«Non è finita lì con quel maresciallo. Lo sa che mi ha detto?»

«Che le ha detto?»

«Busonero ha rincarato la dose, dicendo che i Carabinieri di Spaccabellezze si occupano solo di furti di oggetti moderni, di monete in corso legale e non di vecchiume fuori corso, buono solo per il robivecchi. Quel Busonero è un carabiniere sgradevo­le, bighellone, rivoltante e sicuramente culo e camicia con quel gran filibustiere del nostro sindaco, per non dire figlio di mam­ma ignota. Secondo me, Busonero dovrebbe essere rimosso da dove è.»

«Busonero, sta bene dove sta! Lì per lo meno fa pochi danni.»

«Intanto, però, il danno del furto ce l’ho avuto io e Busonero si rivolta dall’altra parte e fa finta di niente.»

«Ha dei sospetti su qualcuno?»

«Nessuno. Immagino che dei delinquenti nei paraggi abbia­no approfittato della disattenzione di Salonga, quella cretina di una filippina. Voglio che arresti questi delinquenti e recuperi le monete! Mi sono spiegato?»

«Certo che si è spiegato. Si calmi e mi ascolti. Ora le spie­go io due cose. Quando mi viene affidato un caso da risolvere, conduco io le ricerche con il mio team investigativo. Mi sono spiegato, Cavaliere?»

«Certo! Ha un team?»

«Tutti i detective che si rispettino hanno un team. Io ho il mio.»

«Un buon team?»

«Un ottimo team.»

«Posso conoscerlo?»

«No, è top secret. Personale sotto copertura collaudatissimo, con un curriculum da paura, sempre pronto a muoversi al mio battere di ciglia.»

«Eh, la peppa!»

«Ah-a!»

«Allora, facciamolo muovere questo personale top secret!»

«Calma e gesso, Cavaliere! Non siamo mica al Pentagono! Prima di muovere gli ingranaggi, bisogna ungerli e io non sono certo un pistone che si diverte ad andare in su e in giù a vuoto nel carburatore. Un primo anticipo di duemila euro potrebbe coprire le prime spese. Un assegno è meglio e la fattura la rice­verà a casa.»

Il Cavaliere trafficò in un taschino interno della giacca, tirò fuori un blocchetto di assegni e una penna, lo compilò e lo dette a Tombolo.

«Prenda quei delinquenti, detective Tombolo.»

«Non dubiti, la consideri una cosa già fatta. Ho sempre preso tutti quelli che mi hanno detto di acciuffare. Non è mai riuscito a scappare nessuno. Intanto prendo questo» e intascò l’assegno nel portafoglio.

   Il Cavaliere Palombo salutò Tombolo e uscì dall’agenzia.

 

E ricordatevi che nei casi dell’investigatore Tombolo, oltre il giallo c’è molto di più. Quindi non perdere l’occasione per andare in libreria e acquistare il libro "UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI” il nuovo giallo dell’investigatore Tombolo che è stato pubblicato dalla LFA Publisher. 

 

Il giallo è nelle librerie di Napoli e in tutte le librerie online

 

"UNA FILASTROCCA DI CRIMINI E DELITTI"
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Per tante altre letture visitate il mio blog, per tutto il resto buona giornata.