sabato 11 marzo 2017

Il giallo siciliano di Cantagallo, letto e incorniciato


Gialli da leggere e anche da appendere, come mi ha scritto il gentile lettore che mi ha mandato la foto scattata con un giallo incorniciato del commissario Cantagallo. Il passaparola  è sempre in funzione e un'altra persona ha deciso di inviare l'immagine immortalata di un giallo in una bella cornice. Ha fatto stampare da un suo collega il quadro con l'ingrandimento della copertina del mio giallo e lo ha incorniciato al muro della sua casa sopra un mobiletto porta libri porta tutto di un famoso designer.
Ha scattato la foto e me l'ha spedita per farmi vedere come sta bene sul muro. Anche questa direi che fa un bell'effetto colore e illumina il mobiletto.
Anche questo, a dire il vero, mi sembra esagerato come quadro, 
ma contento lui, contenti tutti.
Sarà vero? Sarà falso? Sarà un trucco? Non lo so. Sarà quel che sarà.
Non facciamoci troppe domande e diamoci delle risposte.
Per il momento, se volete, speditemi altre vostre foto e le pubblicherò. 




Ad impossibilia nemo tenetur: Cantagallo e il Questore in "La mossa del barbiere"


Nel giallo "La mossa del barbiere" vi propongo la lettura di uno dei tanti duelli verbali fra il commissario Cantagallo e il Questore Vittorio Zondadari, detto "Zorro" dal commissario. 
I rapporti di lavoro fra il commissario e il Questore sono sporadici. Ormai è nota la scarsa attenzione della Questura della città di Castronuovo, metropoli operosa, alle indagini poliziesche che si svolgono a Collitondi, paesello operaio, in quel crocevia di persone e avvenimenti che è la Val Marna, nel cuore delle colline della Toscana centrale. 
Però quando quei due, commissario e Questore, s'incontrano scoccano le scintille per gli scontri verbali fra i due. Il Questore alza le barriere verbali con i suoi detti latini forbiti per giustificare la sua incapacità investigativa e porre fine a delle indagini che non gli faranno ricevere né onori e tanto meno gloria. Anzi gli faranno perdere del tempo prezioso che vuole dedicare alle vicende della sua arcinobile contrada di somari da corsa di cui è capitano e per cui si corre il Palio d'estate. Il commissario non si scompone, supera le frasi latine e si prepara ad assestare il colpo verbale finale che metterrà a terra il Questore senza possibilità di controbattere ulteriormente al poliziotto. Cantagallo sa che deve rispondere punto su punto per averla vinta e proseguire le indagini, a qualsiasi costo, e anche giocando sporco.
Stavolta i due s'incontrano perché il Questore vuol mettere la parole fine su quell'omicidio e rapimento che gli creano solo dei gran grattacapi. Ha convocato con estrema urgenza Cantagallo che, dopo il rituale incontro "preliminare" col vicario Bonadonna, gli ha indicato di affrettarsi nel corridoio per andare alla riunione col Questore. 


Anche in questo appuntamento batto l'articolo a proposito del
giallo "LA MOSSA DEL BARBIERE", il giallo ambientato a Collitondi che è stato
premiato col 2° PREMIO a GIALLO GARDA 2016 per la sezione e-book, 
nella splendida cornice del Lago di Garda a Raffa di Puegnago del Garda 
nella Libreria BACCO CANTINA della gentile Laura Marsadri.
Il giallo è stato pubblicato da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International
in e-book e cartaceo.

P.S. Mi raccomando, comprate, comprate, comprate e fate comprare i gialli del commissario Cantagallo perché "leggere gratis il blog" è bene ma "leggere tutto il libro" è meglio, per l'editore e per l'autore!

Buona lettura a tutti voi. 



 "   Alla fine del lungo corridoio sulla destra c’era l’ufficio di Zorro. La porta era aperta.
    «Vivaddio, Cantagallo! Alla buon’ora!» esclamò, da dietro la sua scrivania, sentendolo arrivare. «È da ieri sera che la sto cercando per mare e per terra».
    «Questore, ieri sera mancava il segnale…».
    «Altro che mancanza di segnale! Qui è lei che mi deve mandare dei segnali di efficienza!» tuonò l’altro, con il suo sgradevole tono di superiorità. «Le mancava un telefonino nuovo, altroché! Ad ogni buon conto, Cantagallo, veniamo a noi. I gravi fatti accaduti ieri sera mi lasciano basito. Una governante barbaramente uccisa, una giovane innocente rapita e preda dei trafficanti di donne. Due efferati crimini in una sola notte! Siamo già sulla bocca di tutti! Per non parlare della campagna denigratoria che metterà in atto la stampa avversaria nei confronti della mia persona e della Questura. Sarò lo zimbello di tutta Castronuovo! Bisogna dare una risposta immediata agli organi d’informazione! Del resto, la soluzione del caso è lampante ed è sotto gli occhi di tutti! La mia attenta ricostruzione dei fatti indica chiaramente che si tratta di un crimine commesso dalla spregevole banda della “Tratta delle bianche” che imperversa da tempo in tutta la provincia…».
    «Questore, ma di questa banda che dice lei non si è mai sentito parlare e…» tentò di replicare Cantagallo, innervosito da certe frasi che non avevano né capo né coda. 
    «Non m’interrompa, Cantagallo! Quando lei parla, “Io” l’ascolto! Mi lasci concludere! Quando c’incontriamo, fra me e lei, è sempre così. M’interrompe e mette bocca con quei suoi modi contadini di interloquire! Non siamo mica delle comari sull’aia di una fattoria a battere il granturco! E poi questa inezia che lei dice: "Non si è mai sentito parlare, eccetera, eccetera", ma che importanza vuole che abbia! L’opinione pubblica non può essere messa al corrente di tutto quello che succede in Questura!».
    «Continui pure, Questore».
    Cantagallo era sfinito, esausto, da tutte quelle parole senza senso. E l'altro non aveva ancora finito.
    «Allora, dicevo, il basista della banda della “Tratta delle bianche”, quel tale Giolli, ha trucidato la domestica che si opponeva al crimine e ha così aperto la strada ai suoi complici che hanno rapito la ragazza. Il basista è stato lasciato sul posto per depistare la Polizia, mentre i criminali hanno portato a termine il loro piano con il rapimento della giovane innocente. Senza ombra di dubbio i criminali sono già oltre il nostro confine e hanno consegnato la giovane malcapitata al ricco nababbo che se la gode nella sua alcova coatta oltre frontiera. Noi, della Questura Centrale, archivieremo questo caso come “crimine maturato nell’ambiente della Tratta delle bianche, commesso da ignoti professionisti d’oltralpe che sono espatriati, sfuggendo alle maglie dell’Interpol”. Questo è quanto, ma non è tutto».
    E bravo Zorro, aveva imparato a memoria gli appunti di Garçia, e in meno di ventiquattro ore aveva risolto il caso. Al suo confronto, l’investigatore Ercule Poirot poteva andare a vendere i brigidini al mercato del paese.
    Il commissario se ne stava in silenzio: come una caffettiera sul fornello che prima non fa rumore e poi sbuffa a tutto vapore quando incomincia a uscire il caffè. Ma non era ancora il momento.
    Il Questore, imperterrito, continuava la sua arringa trionfale.
    «Tale efferato crimine, Cantagallo, se non fosse risolto in breve tempo, danneggerebbe molto la mia immagine anche dinanzi al popolo della mia contrada. Proprio ora che la data del venti di ottobre è ormai alle porte. Le ricordo che quella domenica, appena un mese dopo l’ultimo Palio dei somari, la città si addobba a festa per il ringraziamento alla Beata Vergine e grandi eventi sono previsti nella mia nobile contrada. Ad ogni buon conto, Cantagallo, dobbiamo porre in atto quanto abbiamo in nostro potere per tranquillizzare l’opinione pubblica. Si ricordi sempre quello che le dico. Siamo di fronte a un crimine irrisolvibile e, come dicevano i latini, che lei, Cantagallo, non ha conosciuto: "Ad impossibilia nemo tenetur". Cantagallo, non stia a lambiccarsi il cervello, gliela traduco io la frase: "Nessuno è tenuto a fare cose impossibili". Non possiamo, però, nemmeno stare fermi e questa è la versione che dobbiamo dare dei fatti accaduti, senza ombra di dubbio!».
    Tutto come sempre e non poteva essere altrimenti.
    Zorro aveva impacchettato la soluzione dell’indagine con quello che gli aveva detto Garçia.
    Il commissario non si scompose e prese dalla valigetta i suoi appunti.
Zorro, con la fronte aggrottata, osservava i movimenti di Cantagallo: non capiva cosa potesse avere in serbo il commissario per controbattere alla sua ipotesi. 
    «Questore, i fatti parlano chiaro. Dagli indizi a nostra disposizione e per quello che è stato riferito dai nostri informatori» Cantagallo, solo se era necessario, mentiva spudoratamente pur di avere un vantaggio immediato per l’indagine in corso «risulta che si tratti di un crimine a sfondo passionale. Niente a che vedere con la banda della “Tratta delle bianche”». 
    Cantagallo, quando voleva infinocchiare il Questore, dava il meglio di sé. E continuava.
    «Importanti elementi fanno ragionevolmente supporre che chi ha ucciso la donna, ha poi rapito la ragazza che aveva visto e sentito troppo. Chi ha ucciso la domestica non è un professionista. Gli esami del medico legale lo confermano, e non ci sono elementi che indichino la presenza di uomini di questa fantomatica banda della “Tratta delle bianche”. L’analisi della scena del crimine parla chiaro ed esclude la presenza di altre persone. Non vorrei, Questore, che alla stampa fosse servita una soluzione fumosa che finirebbe per mettere in cattiva luce la sua persona e la Questura intera».
    Il Questore aveva ascoltato in silenzio e con attenzione. Poi iniziò a parlare con un tono più dimesso.
    «Ad ogni buon conto, Cantagallo, se gli indizi e quello che è stato riferito dai suoi informatori…».
    Cantagallo, non contento, rincarò la dose e affondò la stoccata vincente.
    «E poi, Questore, bisogna tenere ben presente il delicatissimo momento del ringraziamento alla Beata Vergine. Sarebbe un sacrilegio se l’atmosfera che regna nella città fosse rovinata da un articolo del Corriere che smaschera la sua blanda ipotesi investigativa. Mi dia cinque giorni di tempo e risolvo il caso».
Il commissario, con un pizzico di furbizia e un bel po’ d’ipocrisia, aveva messo davanti agli occhi del Questore la dura verità con le inevitabili conseguenze. 
" 



domenica 5 marzo 2017

Un giallo da incorniciare: letto e premiato


Questa foto mi è stata mandata dallo stesso amico di prima che l'ha realizzata con un altro giallo ma per la casa di una sua amica del cuore. Il passaparola ha funzionato e un'altra persona ha deciso di immortalare l'immagine di un giallo in una bella cornice. Ha fatto stampare da un suo amico il quadro con l'ingrandimento della copertina del mio giallo e lo ha incorniciato al muro del suo chiaro corridoio accanto a una lampada. 
Ha scattato la foto e me l'ha spedita per farmi vedere come sta bene sul muro. Anche questa direi che fa un bell'effetto colore e illumina il corridoio. 
Anche questo, a dire il vero, mi sembra esagerato come quadro, ma contento l'amica di lui, contenti tutti. Perché: "Fra zita e zito (in siciliano: fra fidanzata e fidanzato) non mettere il dito". Grazie della foto. Anche perché questo è il giallo premiato col 2° premio al festival Giallo Garda 2016 sezione e-book. 
Sarà vero? Sarà falso? Sarà un trucco? Non lo so. Sarà quel che sarà. 
Non facciamoci troppe domande e diamoci delle risposte. 
Per il momento, se volete, speditemi altre vostre foto e le pubblicherò. 


Un tocco di giallo d'autore: quadro a costo zero


Il passaparola funziona e un altro amico lettore ha avuto un'idea per dare colore al suo corridoio. Ha fatto stampare da un suo amico il quadro con l'ingrandimento della copertina del mio giallo e lo ha incorniciato al muro del suo scuro corridoio accanto a una lampada. 
Ha scattato la foto e me l'ha spedita per farmi vedere come sta bene sul muro. Direi che fa un bell'effetto colore e ravviva il corridoio. 
A dire il vero, mi sembra un po' esagerato come quadro, ma contento lui, contenti tutti.  
Sarà vero? Sarà falso? Sarà un trucco? Non lo so. Sarà quel che sarà. 
Non facciamoci troppe domande e diamoci delle risposte. 
Per il momento, se volete, speditemi altre vostre foto e le pubblicherò. 


Un assaggio del giallo "Omicidio sotto il sole": una morte impalpabile


Come già accennao in precedenza, in questo fine settimana si conclude la saga degli assaggi dei gialli del commissario Cantagallo per i 10 anni di indagini del poliziotto toscano.
In questo secondo appuntamento domenicale voglio farvi leggere le pagine dei gialli della prima serie che furono pubblicati da Antonio Lalli della Lalli Editore di Poggibonsi concludendo col secondo giallo pubblicato nel 2008 e che è intitolato "Omicidio sotto il sole". 

Il giallo si svolge a Castiglioni Marina, il paese di mare sulla costa toscana, dove il commissario Cantagallo trascorre i fine settimana e le ferie nel periodo estivo. 
Qui viene coinvolto dai Carabinieri del paese nell'indagine di un presunto delitto dove è stata trovata morta una giovane donna nella piscina di un hotel di lusso in paese.  Il marescaillo Guerra non si sente al sicuro dopo il parere dell'inqualificabile e incapace medico del porto, il dottor Lanzara, che, dopo aver esaminato il cadavere della donna, ha comunicato in modo inequivocabile che la morte sia avvenuta per cause accidentali. Il commissario Cantagallo non ne è assolutamente convinto e decide di indagare.

Buona lettura e buona domenica a tutti voi.

P.S. Non mi nascondo dietro a un dito: "Comprate, comprate, comprate i gialli del commissario Cantagallo, in ebook e cartaceo. E mi raccomando passate parola!". 



  
 "    (...)

    «Maresciallo, si spieghi meglio. Mi dica della morta e di questa piscina che deve essere liberata e perché?»
    «Commissario, il fatto è questo. Nella piscina dell’hotel Mirage è stata trovata una donna morta. Si tratta di una ragazza alloggiata nell’albergo con il suo ragazzo. Io ho chiamato il dottor Lanzara, in attesa del medico legale, e il dottore mi ha riferito che la ragazza è morta annegata da poche ore. Ha riferito così, testuali parole: “Trattasi in modo inequivocabile di morte accidentale per annegamento”. Il cadavere era vicino al bordo della piscina. Ora, però, il corpo non è stato ancora tolto dall’acqua.»
    Il commissario, sentendo l’affermazione del dottor Lanzara, rimase un po’ perplesso. Cantagallo, in precedenti occasioni, aveva constatato che le considerazioni del dottore non erano mai azzeccate. Il dottor Rodolfo Lanzara era il medico generico del Pronto Soccorso presso il porto di Castiglioni Marina. Non era nativo di Castiglioni, ma di un piccolo paese calabrese. Aveva la pessima abitudine di voler dimostrare a tutti che poteva fare anche il “medico legale”. Non era competente in tale campo e tirava sempre delle conclusioni affrettate senza un’adeguata ispezione del corpo della vittima. Era più interessato a togliersi dai piedi l’impiccio, piuttosto di capire il motivo della morte. Non era simpatico al commissario. Era uno strafottente e aveva un atteggiamento di superiorità nei confronti di Cantagallo, senza un’apparente ragione. Il dottor Lanzara era convinto che i turisti, che avevano la disgrazia di morire a Castiglioni Marina, morivano sempre per cause accidentali, imputabili a uno stile di vita marino tragicamente sbagliato.
    «”In modo inequivocabile”, ha detto Lanzara?»
    «Sì, commissario, proprio così! È stato categorico. Gli è bastato uno sguardo al corpo della vittima per capire cosa fosse successo alla donna. Per il dottor Lanzara si tratta solo di un tragico incidente dove c’è scappato il morto.»
    «Allora, perché mi ha chiamato?»
    «Ho chiamato per essere sicuro di avere fatto tutte le cose giuste! Lei lo sa, commissario, io d’omicidi non me ne intendo. Per questo le chiedo di darmi una mano in questo omicidio. Tutte le altre volte che le ho chiesto una mano, lei è stato fondamentale per risolvere dei casi apparentemente semplici, ma che poi sono risultati complessi, perché sottovalutati.»
    «Ma non ha già il parere “inequivocabile” del “luminare” dottor Rodolfo Lanzara?!»
    «Sì, ma se il dottore si sbagliasse? È già capitato altre volte quando c’è scappato il morto. Si ricorda, vero?»
    «Sì, mi ricordo. Qualche anno fa, il “luminare” dottor Lanzara “prese lucciole per lanterne o per lumi”, in questo caso.»
    «Anche allora, e non è stata l’ultima volta, sono stato redarguito dal comandante provinciale per la troppa leggerezza nell’aver letto quanto era scritto nel referto del dottor Lanzara e per non avere proseguito nelle indagini. Commissario, la prego. Mi aiuti anche stavolta! Dopo tutto, cosa le costa fare questo controllino?>>
Cantagallo dovette cedere, come sempre, anche per non permettere al dottor Lanzara di spadroneggiare sulle vittime a suo piacimento e senza alcuna cognizione di medicina legale.
    «Maresciallo Guerra, con lei è sempre la solita storia. Quando d’estate a Castiglioni “ci scappa il morto”, come dice lei, e sono in zona, lei mi chiama per fare un “controllino” perché non si fida del dottor Lanzara.»
    «Commissario Cantagallo, non ho detto che non mi fido del dottor Lanzara. Voglio solo controllare se tutto è a posto. Commissario, se non lo vuol fare per me, lo faccia per quella povera ragazza morta!»
    «Io l’aiuto, maresciallo, ma a un patto.
»    
    «Quale?»
    «Che Lanzara non tocchi più il cadavere della donna. Come minimo avrà inquinato il luogo del crimine. Difficilmente mette dei guanti nuovi per ispezionare il cadavere. Fuma mentre esegue i controlli, con la cenere della sigaretta che cade da tutte le parti. Per non parlare, poi, di quando mangia un panino durante l’ispezione di un cadavere, con le molliche di pane e i pezzetti di salame che cadono sul corpo della vittima. Per finire, è uno dei pochi uomini al mondo che ha la forfora pure nei baffi! Solo la vista di quell’uomo mi fa venire il prurito.»
    «Adesso non esageri, commissario. Il dottor Lanzara è un buon medico di famiglia in questo piccolo paese di mare. Comunque, accetto. Il dottor Lanzara se la prenderà a male, ma non ci posso fare nulla.»
    «Allora, va bene, maresciallo. Mangio e poi vengo lì. Mi raccomando…»
    La voce del maresciallo si fece squillante come quella di un bambino a cui viene concesso di giocare alla PlayStation per otto ore di fila. Non fece nemmeno finire il discorso a Cantagallo per ringraziarlo.
    «Grazie, commissario Cantagallo. Per me è un onore avere la sua preziosissima collaborazione in questo caso e...»
    «Prego. Ma, ha già avvertito la vostra Sezione Scientifica provinciale e il medico legale?»
    «Sì. Quelli della Sezione Scientifica sono in viaggio, arriveranno fra mezzora circa. Il medico legale, invece, non è reperibile: vedrà il cadavere solo lunedì, salvo disposizioni diverse della nostra Centrale Operativa. Per questo ho chiamato subito il dottor Lanzara.»
    «Ma, maresciallo, il dottor Lanzara non è un medico legale! Glielo devo ripetere tutte le volte!»
    «Commissario, lei ha ragione. Ma se il medico legale arriva solo lunedì, che ci posso fare io?! Meglio di niente, ho fatto esaminare il cadavere a un medico.»
Cantagallo non volle discutere oltre con il maresciallo e proseguì il discorso.
    «Allora facciamo così, per non perdere altro tempo. Prima, torno a casa a cenare, altrimenti mi si raffreddano le pizze. Poi, vengo lì, all’hotel Mirage. Mi raccomando, maresciallo, metta il nastro bianco e rosso nella zona della piscina e non faccia entrare nessuno nella zona della piscina. Lo dica anche al maresciallo Tompetrini. Il corpo della donna rimane nella piscina finché non arrivano i suoi colleghi: che nessuno lo tocchi per nessuna ragione. Faccia fare delle fotografie al luogo del crimine e alla vittima. Poi, quando arriveranno i suoi colleghi, faccia togliere il corpo dalla piscina. Momentaneamente faremo trasferire il cadavere all’obitorio comunale in attesa del medico legale.»
    «Va bene, commissario. Quello che dice sarà fatto e lo riferisco subito al collega Tompetrini.»
    «A dopo, maresciallo.»
    «Arrivederci, commissario.»



    (...)         "





Un assaggio del giallo "Dentro un vicolo cieco": teatro di oscuri delitti


In questo fine settimana si conclude la saga degli assaggi dei gialli del commissario Cantagallo per i 10 anni di indagini del poliziotto toscano.
Nel primo appuntamento domenicale voglio farvi leggere le pagine dei gialli della prima serie che furono pubblicati da Antonio Lalli della Lalli Editore di Poggibonsi incominciando dal primo giallo pubblicato nel 2007 e che è intitolato "Dentro un vicolo cieco". 

Il giallo si svolge a Collitondi dove un tortuoso vicolo cieco nel centro del paese diventa il teatro di oscuri delitti che rischiano di rimanere impuniti per assenza di testimoni. Nessuno ha visto nulla, nessuno sospetta qualcosa ma qualcosa è avvenuto fra le strette mura di quel torbido vicolo dove alcuni muratori di nazionalità straniera sono stati barbaramente uccisi. Il Questore non ne vuole sapere di quella faccenda che gli procurerà solo grattacapi e niente gloria perché è un'indagine di quel paesello di morti di fame che tanto disprezza. Allore decide di ricevere il commissario in Questura per insabbiare le indagini e condurle su un nulla di fatto. Cantagallo se lo immagina ed è già pronto a ribattere punto su punto col Questore.

Buona lettura e buona domenica a tutti voi.

P.S. Non mi nascondo dietro a un dito: "Comprate, comprate, comprate i gialli del commissario Cantagallo, in ebook e cartaceo. E mi raccomando passate parola!". 
 

"     (...)
    Armatosi, come sempre, di santa pazienza si avviò verso l’ufficio del Questore, pronto a sorbirsi l’ennesimo sproloquio del suo capo.
    Arrivato alla porta dell’ufficio trovò un campanello diverso, ma molto simile a quello del vice Questore. Il campanello era, però, molto più grande e d’ottone, invece che piccolo e di plastica. Sempre l’apposito display, visualizzava anche se il Questore era impegnato in una telefonata, in una videoconferenza oppure navigava su Internet.
    Era degno senz’altro del migliore gabinetto pubblico al Grand Hotel.
    La lucina, anche qui, era verde, poteva entrare.
    Suonò e aprì la porta.
    «Avanti! Entri commissario, entri pure.»
    Il commissario Cantagallo stavolta varcò la porta ed entrò.
    «Si sieda. Mi deve raccontare un sacco di cose, a proposito di quel delitto dell’albanese e poi mi deve dare anche delle spiegazioni. Prima di tutto iniziamo da questa qua» disse il Questore, mentre faceva vedere a Cantagallo la prima pagina del quotidiano locale “Il Corriere di Castronuovo”.
    Il giornale castrese titolava così a tre colonne:



                           IL CORRIERE DI CASTRONUOVO

                                                      Muratore albanese ucciso a Collitondi: 
                                       la Questura mette i posti di blocco... per quattro gatti!



    L’articolo era firmato dal giornalista Battista Mazza che, fra le altre cose, era anche il cugino del capitano della contrada Porta Nuova, secolare e acerrima avversaria di quella del Gavone, di cui era capitano il Questore, nel famosissimo Palio dei somari di Castronuovo. Il Palio si correva due volte l’anno nel periodo estivo e fra preparativi e festeggiamenti travolgeva tutto e tutti, Questore compreso.
    Il commissario rimase spiazzato alla vista di quella notizia. Stamani non aveva fatto in tempo a leggere i titoli dei giornali locali all’edicola di Gazzetta, concentrato com’era sui fatti dell’indagine. 
Cantagallo lesse un po’ alcune righe dell’articolo.
    «Questore, la ragione è molto semplice. Si tratta di un banale disguido. Una testimone del delitto, in un primo momento, aveva riferito della scomparsa di quattro creature. Era disperata e aveva chiesto ai miei uomini, di fare tutto il possibile per salvare i quattro piccoli indifesi. Sul momento, la donna doveva essere sconvolta dal morto. Successivamente, quando ho provveduto a calmarla, grazie anche all’intervento del medico del 118 che le ha dato un potente ansiolitico…» mentiva sui fatti, il commissario. Non era vero, ma per infinocchiare il Questore, questo e altro « …mi ha detto che i quattro scomparsi, erano invece dei gatti. La donna si è scusata più volte con me per il tremendo errore e mi ha detto di porgere le sue scuse anche al Questore. Comunque, nel giro di mezzora, avevamo già fatto una comunicazione via fax in Questura, per sospendere i posti di blocco.»
    «Vivaddio, commissario! Si rende conto, commissario …Parlagallo, no…, …Suonagallo, nemmeno…»
    «Canta… Questore, Canta… Cantagallo.»
    Altro problema fra il Questore e il commissario era quello del suo cognome. Il Questore, a volte, volutamente, storpiava il nome del commissario in Mangiagallo, Ballagallo, Suonagallo, Fumagallo, Parlagallo, Pappagallo e così via, per non dargli la dovuta importanza. Il Questore sosteneva che il motivo, per cui non ricordava mai bene il cognome del commissario, dipendeva dal fatto che era un cognome poco comune, complicato, buffo, un po’ volgare e d’origine certamente contadina. Non ovviamente come il suo, Fumi Zondadari, che era di rango nobile e d’origine blasonata.
    Tale scusa, che accampava il Questore, però, non aveva mai convinto del tutto il commissario, alla faccia di tutte le generazioni dei Fumi Zondadari e compagnia bella.
    «Ah, sì, è vero, Cantagallo. Ma che vuole, con quel suo strano cognome contadino, si fa sempre una gran confusione. Ma si rende conto che la Questura si è coperta di ridicolo, grazie ai suoi colpi di testa e a quelli dei suoi uomini. Il suo non è un commissariato, perché da lei non ci sono dei poliziotti, ma piuttosto degli “scaricatori di porto”, in quel porto di mare qual è quello del paese di Collitondi. Con tutto il rispetto per i portuali degli scali livornesi e nazionali.»
    «Questore, la donna era sconvolta e …»
    «Commissario e …che cosa? D’altronde, sta brancolando nel buio. Come sempre! Io, ad ogni buon conto, mi sono già fatto un’idea su questo delitto e credo che il vicario Bonadonna glielo abbia comunicato.»
    «Sì, signor Questore, il vicario Bonadonna mi ha spiegato tutto. Dalle informazioni acquisite con le prime indagini, ci sono alcuni fatti che fanno scricchiolare la sua tesi. Non vorrei che qualche giornalista, parente di una contrada locale avversaria, semmai, si mettesse a spulciare fra le carte dell’inchiesta e scoprisse che il morto non c’entra niente con la storia albanese delle prostitute e dei papponi.»
    «Dice sul serio, commissario, oppure si inventa tutto?»
    «Tutto vero, signor Questore. Il muratore ha la fedina penale pulita e a Collitondi non esiste nemmeno un giro di prostitute che è legato all’ambiente degli albanesi. Si rischierebbe, forse, di innescare un piccolo caso diplomatico con l’Albania. Poi, questo non mi sembra proprio il momento, vicini come siamo, alla data del Palio dei somari di quest’anno. Mi dia piuttosto una settimana di tempo, per venire a capo di questo omicidio. Concorda, signor Questore?»
    Il commissario, nelle situazioni disperate, gettava sul tavolo la carta del Palio dei somari per richiamare alla realtà il Questore e strappare il suo benestare all’avvio delle indagini.  
    Il Questore si prese una pausa prima di rispondere. 
    Zondadari, forse, ragionava sulle considerazioni del commissario e incominciava a fare mente locale sul titolo dell’ipotetico “articolo verità” del quotidiano locale avversario.
    Il Questore immaginava  già il titolo a nove colonne:


                             IL CORRIERE DI CASTRONUOVO

                                       Tutta la verità sul muratore albanese ucciso:
                                        il Questore Zondadari insabbia l'inchiesta. 
                                       L'Albania chiede le dimissioni del Questore.


    L’articolo, ovviamente, era firmato dal giornalista Battista Mazza.
    «E’ vero, commissario, non ci avevo pensato bene. Che vuole, con il tanto da fare che ho, mi dimentico a volte di certi piccolissimi dettagli. Va bene così. Le ricordo, ad ogni buon conto, che non dobbiamo mai sottovalutare qualsiasi caso ed occorre evitare che qualche pesce grosso ci scappi dalla rete. La famosa frase latina che recita così: “Lex est araneae tela, quia, si in eam inciderit quid debile, retinetur, grave autem pertransit tela, rescissa“, sta a significare che “La legge è come una ragnatela: se vi cade qualcosa di leggero essa lo trattiene, mentre ciò che è pesante la rompe e scappa via”. Questo, se lo ricordi sempre, commissario»  il Questore, come al solito, aveva fatto la sua lezione di latino al commissario e proseguì.
    «Una settimana di tempo accordata, ma non un giorno di più. Mi raccomando a lei. Poi, fra qualche giorno ci risentiremo e mi aggiornerà sulla situazione.»
    «Grazie, signor Questore e buona giornata.»
    «Arrivederci, commissario.»
    Si alzò dalla sedia e uscì dall’ufficio del Questore.



    (...)     
"



sabato 4 marzo 2017

Grazie ancora ai visitatori made in USA di Forest City



Fuori programma di sabato mattina, in attesa del pranzo, almeno per noi italiani. Infatti anche oggi voglio ringraziare i tanti lettori del continente americano che leggono quello che scrivo in questo diario di bordo per i naviganti internet che passano da qui. Lo ripeto, che per me è un grande onore ma è anche un grande onere attirare la vostra attenzione, incuriosendovi e cercando di trovare argomenti e notizie che possano interessarvi.
Spero di non venirvi a noia.
Se volete suggerirmi qualcosa, sono a vostra disposizione. Potete indicarmi i vostri suggerimenti alla mia mail fabio.marazzoli@gmail.com  che legggerò senz'altro.

Un sincero ringraziamento alla gentile persona, uomo o donna che sia, che tutte le volte mi legge con molta attenzione e puntualità. Un grazie di cuore per la sua compagnia durante il lungo viaggio fra le righe di questo diario dei gialli del commissario Cantagallo.
 
 THANKS!


Un assaggio del giallo "Operazione Matrioska per Cantagallo": indagine internet e bambole russe


Eccoci al secondo appuntamento e ultimo appuntamento con la lettura del primo capitolo dei gialli del commissario Cantagallo, pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia.

Questa indagine è particolare perché il Questore ha comunicato al commissario Cantagallo che deve diffondere i retroscena dell’indagine di un delitto in diretta su facebook per l’iniziativa chiamata “Commissariato on-line”. 
Il commissario cerca di opporsi ma inutilmente: dovrà indagherà su internet in pre-pre-vigilia di Natale. Gli ingredienti del giallo sono molti e tutti insidiosi: una signora amante dei quadri d’autore, alcune bambole russe in carne e ossa, un modellista osservatore delle rotondità femminili e una curiosa bambola di legno che cela un segreto. Tutti questi elementi formano il mosaico criminale che dovrà comporre il commissario Cantagallo per smascherare il colpevole del delitto. Una donna è stata uccisa durante un furto in casa e pure il ladro è morto con un colpo di pistola alla testa. Tutta l’indagine si concentra sulla pista di un furto andato male. Il commissario Cantagallo è convinto che qualcosa non quadra e vuole scoprire cosa sia effettivamente accaduto. Cantagallo nelle sue ricerche incontrerà delle fascinose donne russe che lo accompagneranno lungo la tortuosa indagine. La fedeltà coniugale del commissario sarà messa a dura prova dalla bellezza folgorante delle bionde dell'Est che cercheranno di imbambolarlo. Ma Cantagallo non si farà distrarre dalle bambole tutte curve e con l'aiuto di una particolare bambola russa farà scattare la geniale trappola che incastrerà l'omicida. 

Indagine internet e personaggi internet che entreranno in contatto col commissario in questa particolarissima inchiesta unica nel suo genere perché è la prima storia gialla raccontata nel primo giallo italiano (e soprattutto toscano!) che viene scritto come un post facebook: il primo giallo in Italia e nel mondo ad essere scritto così. 

Spero vi piaccia come è piaciuto a me e al mio editore. Buona lettura a tutti voi.

P.S. Non mi nascondo dietro a un dito: "Comprate, comprate, comprate i gialli del commissario Cantagallo, in ebook e cartaceo. E mi raccomando passate parola!".



"  Primo giorno 






  

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        Tornando alla telefonata, il Questore non era riuscito a convincere Fontanarosa e la candidatura di Semboloni era stata bocciata. A sostegno del "portavoce" Cantagallo, Fontanarosa aveva rimarcato che Semboloni parlava come una cornacchia mentre Cantagallo aveva una "gran bella voce". La sua dote vocale era stata legittimata dalla moglie di Fontanarosa, la signora Gigliola Capodimonte, che vedendo le interviste a Cantagallo al tg regionale aveva detto al marito: "Ma lo sai, Ferruccio, che questo Cantagallo è proprio un gran bell'uomo e ha una gran bella voce". Quindi con il via libera della “first lady” della Procura, Cantagallo era stato scelto per quell'operazione molto delicata e della massima urgenza.
    Cantagallo non capì cosa c’entrasse la sua voce con la diretta su facebook, visto che doveva scrivere e non parlare, ma non volle puntualizzare questo fatto per non apparire scortese nei confronti della signora Capodimonte.
    Il Questore gli comunicò che non doveva porre tempo in mezzo e mettersi subito a disposizione per questa operazione che coinvolgeva i massimi livelli della Questura. 
    In tutta quella valanga di parole, Cantagallo non aveva ancora capito cosa dovesse fare come "portavoce".
    Poi il Questore glielo comunicò e il commissario ammutolì. 
    Si trattava di descrivere in diretta su facebook le fasi salienti di un’indagine poliziesca, obbligatoriamente di un delitto. Il Questore sottolineò che a Fontanarosa la cosa premeva moltissimo. Anche perché aveva già speso la parola col Ministro dell'Interno che entro la fine dell’anno avrebbe impiegato un commissariato di zona come “pilota” del progetto “Commissariato on-line”.
    Fontanarosa aveva indicato che il commissario Cantagallo era il poliziotto più adatto a quell'attività moderna e al passo coi tempi. Negli ultimi anni era salito alla ribalta della cronaca dei giornali locali per aver risolto casi di delitti complicati. Cantagallo era il commissario del momento e non poteva tirarsi indietro. Il Questore aveva indorato la pillola aggiungendo che, secondo i sondaggi pubblicati dalla rubrica settimanale “Donna più” del Corriere di Castronuovo, era diventato un idolo per le donne di ogni età della provincia castrese. La rubrica, curata dall’invadente e conturbante giornalista Tiziana Bonazza, aveva decretato come “Poliziotto dell’anno” il commissario Cantagallo.
    Il Questore lo aveva messo alle strette e Cantagallo aveva capito che sarebbe stato difficile rifiutare.
    Il commissario, comunque, non rinunciò a difendersi e cercò di opporsi su tutta la linea. Lui era un poliziotto e non uno di questi tipi che scrivono di tutto su internet perché non hanno niente da fare dalla mattina alla sera. Ma invano.
    Zondadari invocò la ragione di Stato, lo spirito di sacrificio e pure la moglie di Fontanarosa che ci teneva tanto.    
        Così, dopo le solite schermaglie, dovette accettare “obtorto collo”, per dirla con un latinismo del Questore, la diretta su facebook dal commissariato.
    Il commissario decise di parlare di un'indagine in corso. Avrebbe descritto i fatti di un delitto avvenuto in paese la settimana prima. Avrebbe esposto sul web i dettagli investigativi di ciò che sarebbe stato riportato sulla carta stampata dai quotidiani locali.
    Il commissario concordò col Questore che per l’indagine di quel delitto gli occorreva almeno una settimana e di conseguenza si sarebbe collegato per tre giorni in modo da portare a termine il sospirato progetto di Fontanarosa.
    Zondadari però disse che, oltre a questo, Cantagallo doveva esaudire una richiesta particolare di Fontanarosa. Il Sostituto voleva che in ogni diretta fosse descritta una ricetta.
    Il commissario capì che anche quella era una richiesta della moglie di Fontanarosa.
    Il Sostituto temeva gli ascolti bassi dell’evento e si era premunito. La ricetta doveva essere presente, così come avviene in tante trasmissioni televisive, perché le ricette facevano sempre “ascolti” con le signore di ogni età. 
    Cantagallo tentò di opporsi in tutti i modi a quella cosa ridicola. Era un commissario e non un cuoco come Vissani. Non poteva mettersi a scrivere un ricettario in diretta solo perché voleva così Fontanarosa.
    Ma non ce la fece ad averla vinta.
    Zondadari fu irremovibile e lo minacciò per l’ennesima volta di trasferirlo baracca e burattini all’Ufficio Stranieri della Questura di Castronuovo. Poi il Questore chiuse definitivamente la questione ma scoprì le carte. Sentenziò che era stata proprio la moglie di Fontanarosa ad aver insistito tanto perché la ricetta fosse trasmessa nella diretta.
    Cantagallo capì che era un'offerta che non poteva rifiutare e accettò di malavoglia. Si convinse che qualcosa si sarebbe inventato o che qualcuno l’avrebbe aiutato. Poteva chiedere alla signora Romina del ristorante Attanasio e anche a Razzo, il cuoco dilettante della squadra.
    Cantagallo si preoccupava anche di come avrebbe descritto l'indagine. Era tanto che non scriveva più rapporti: rileggeva quelli scritti dai colleghi. Comunicava a parole con il Questore, mai per scritto. Non era un frequentatore di social network, non mandava messaggini e aveva rapporti occasionali col telefonino.
    Non era nemmeno una persona cui piacesse scrivere. La scrittura lo costringeva a rispettare le regole grammaticali, che non sopportava fin dalle scuole superiori. Preferiva leggere.
    I temi non erano mai stati il suo forte e aveva una profonda avversione verso tutto quello che doveva scrivere basandosi su un argomento che gli fosse stato indicato da altri.
    Per evitare brutte figure grammaticali, si fece dare una mano da un'amica di famiglia: la professoressa di Italiano Elisa Bonavita. La professoressa, già presente su facebook per socializzare con i suoi studenti, si sarebbe collegata nei giorni delle dirette. La professoressa stabilì che avrebbe cliccato su “Mi piace” per le frasi scritte in italiano corretto, altrimenti lo avrebbe chiamato subito al telefono per dirgli l’errore e fargli modificare quello che aveva scritto.
    Cantagallo fu costretto a confrontarsi di nuovo con una specie di tema a sfondo poliziesco. La prova scritta fu superata e, tranne qualche errore veniale, il commissario riuscì a ottenere la sufficienza.
    Poi dovette risolvere il problema “facebook”.
    Siccome Cantagallo era completamente negato per tutto ciò che fosse il mondo dei social network su internet, si fece aiutare dal sovrintendente Bacciottini. Baccio gli creò su facebook l'utente "Commissario Cantagallo" e un’immagine di fantasia da inserire nel profilo. Poi gli disse come fare per creare un “evento”, l'indagine da descrivere, e per inserire i “post”, le notizie dell’indagine.   
    Così sabato 22 dicembre 2012, in pre-pre-vigilia di Natale, il commissario era in onda o meglio “in rete”. Per questa indagine in diretta aveva scelto il delitto della signora Domenica Primavera, proprietaria del ristorante “Osteria La Francigena”, che la settimana prima era stata uccisa in circostanze molto sospette.  



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"La donna col medaglione": le ragioni del giallo siciliano


Come promesso, eccomi qua per raccontarvi cosa ci sia dietro questo giallo siciliano. 
 
Quello di cui oggi avete letto una parte del primo capitolo, è un omaggio a mio nonno che nei primi anni del 1900 prestò servizio in Sicilia come maresciallo dei Carabinieri in una Stazione di un piccolo paesino in provincia di Catania. Il ricordo degli episodi in cui mio nonno fu protagonista in quell’epoca si è tramandato attraverso i racconti di mio babbo Millo. Io li rievoco in questo episodio per conservare la memoria delle persone che hanno fatto parte della mia famiglia perché occorre mantenere sempre vivo il ricordo di chi ci ha preceduto, di chi ci ha indicato la strada da seguire, di chi ci ha insegnato a ricordare per non dimenticare. Altre strade familiari mi hanno fatto conoscere questa splendida terra e talvolta mi sento anch’io un po’ siciliano. Ma non basta conoscere delle parole siciliane e ripetere delle frasi in dialetto per poterlo affermare, come non basta aver messo piede sull’isola e aver mangiato i fichi d’india per diventarlo perché da qualche parte ho letto che siciliani si nasce e non lo si diventa. Ho letto anche che essere ospite in Sicilia, dove l’ospitalità è sacra, è sicuramente la condizione migliore per godere di un privilegio riservato a pochi. Proprio per questo il personaggio del commissario Cantagallo, in punta di piedi, cerca ospitalità in questa splendida terra, dove trova l’ambientazione questo giallo particolare. Particolare perché ha preso origine da un fatto realmente accaduto a mio nonno quando era carabiniere: ricevette un telegramma uguale a quello menzionato nella storia.  Per scrivere certi dialoghi in dialetto ‘nisseno’ ho fatto un po’ fatica, ma spero di esserci riuscito grazie all’aiuto di mia moglie Lilla, una siciliana ‘doc’ originaria della provincia di Caltanissetta. In questo racconto il commissario Cantagallo trascorre le ferie di settembre in Sicilia. I Cantagallo scendono abitualmente in Sicilia una volta all’anno per tornare al paese dove è nata la moglie del commissario. I personaggi, quando conversano in siciliano, parlano un dialetto nisseno tipico del paese di ‘Capobianco’, dove è appunto nata Iolanda. In questo racconto mi sono cimentato nei dialoghi in siciliano, solo per certi personaggi che non si sarebbero potuti esprimere in altro modo e senza voler competere con altri autori del genere giallo. Ho voluto così rendere un omaggio a un fazzoletto di quella magnifica regione che onora l’Italia per le sue terre ricche di valori, di tradizioni e di storia. Per questo all’inizio del racconto mi sono soffermato sui mosaici della Villa del Casale a Piazza Armerina: non potevo fare altrimenti. I mosaici di Villa del Casale sono stati dichiarati ‘Patrimonio dell’umanità dell’Unesco’. Secondo me, non è pensabile che un italiano voglia visitare un museo in capo al mondo solo per vedere un quadro straniero famosissimo, senza avere visto prima gli splendidi mosaici della Villa del Casale in Sicilia. Sempre per ricordare certe tradizioni, i riferimenti storici del barone di Occhiolà e della sua famiglia sono stati raccolti in alcuni documenti disponibili nella rete internet. Anche qui il racconto trova la sua naturale collocazione in due piccoli paesi inventati chiamati ‘Capobianco’ e ‘San Rocco Etneo’ situati nel cuore della Sicilia. 
Concludo con un proverbio siciliano che piacerebbe anche al commissario Cantagallo per il personaggio del Calamera: “Mistura, mitticcinni na visazza, falla comu la vua, sempri è cucuzza!”, ovvero: “Se una persona ha un caratteraccio, puoi fare  e dire qualsiasi cosa, ma non c’è niente da fare!”.  

Salutamo e buona giornata a tutti quanti i visitatori e ai naviganti.






Un assaggio del giallo "La donna col medaglione": intrigo e delitto in terra siciliana


Eccoci di nuovo qua in questo primo appuntamento del fine settimana per leggere un nuovo estratto dei gialli del commissario Cantagallo, pubblicati da Cristian Cavinato della Cavinato Editore International di Brescia. 
Quello di oggi è un estratto del primo capitolo del giallo "La donna col medaglione", storia ambientata in un piccolo paese nel cuore della Sicilia dove il commissario Cantagallo trascorre con la famiglia le ferie di settembre di tanto in tanto. La moglie Iolanda in Sicilia ha sempre la casa dei suoi genitori in un piccolo paese, Capobianco, inerpicato su una collinetta da cui si può vedere, in lontananza e nelle belle giornate, la città di Caltanissetta. Per i Cantagallo quella è l'occasione per rivedere i luoghi d'infanzia della moglie per poi da lì per spostarsi per visitare altri posti incantevoli dell'isola siciliana. Quell'anno avevano scelto, fra gli altri, di visitare i famosi e splendidi mosaici a Piazza Armerina. Proprio qui il commissario Cantagallo fa il suo incontro foruito col maresciallo Bompensiere, paesano di Iolanda e comandante della Caserma dei Carabinieri a San Rocco Etneo, che gli dice che ha bisogno del suo aiuto per risolvere un caso di un delitto prima che sia chiuso d'ufficio dalla Procura di Catania. Dentro un'auto in un boschetto è stato trovato morto un bancario con un colpo di pistola alla testa che si pensa sia stato ucciso per un furto ad opera di delinquenti comuni oppure della mafia locale. Cantagallo crede poco all'ipotesi mafiosa e si mette alla ricerca di tracce che possano indirizzare l'indagine verso l'assassino. 

La storia di questo giallo è puramente inventata ma è stata scritta per una ragione familiare ben precisa che vi spiegherò in un post successivo. 

In questo estratto i Cantagallo sono in visita ai mosaici di Piazza Armerina e stanno seguendo un gruppo di turisti nel percorso obbligato e sopraelevato lungo le stanze della villa. Ascoltano quello che la guida dice ai turisti e poi fanno l'incontro col maresciallo Bompensiere. 

Buona lettura a tutti voi.

P.S. Non mi nascondo dietro a un dito: "Comprate, comprate, comprate i gialli del commissario Cantagallo, in ebook e cartaceo. E mi raccomando passate parola!".


"Capitolo uno




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    «Al centro di questo splendido pavimento mosaicato sta il cosiddetto “Medaglione con Scena Erotica”.  Contiene un festone di alloro dentro il quale una giovane donna, in abiti succinti e con il sedere a nudo, abbraccia voluttuosa un giovane uomo incoronato che tiene in mano un recipiente…».
    «E bravo, Luigi!» esclamò Cantagallo vedendo il figlio che si spenzolava oltre la balaustra in ferro del percorso per vedere meglio i particolari del Medaglione. «Vedo che ti si è risvegliato l’interesse per i mosaici della Villa! E pensare che non volevi venirci».
    «Non è vero, babbo!» rispose indispettito per essere stato colto sul fatto.
    «Basta, Luigi!» lo redarguì Iolanda. «Falla finita. E non dire più “babbo”. “Bàbbo” in dialetto siciliano vuol dire scemo, babbeo. Quante volte te lo devo ripetere! In Sicilia lo devi chiamare papà!».
    «Va bene! Ma ha iniziato lui!» e con l’indice puntava il babbo, “pardon”, il papà.
    Il battibecco era arrivato all’orecchio della guida turistica che dava segni d’insofferenza. Quel chiacchiericcio la disturbava e apostrofò subito la famiglia casinara oppure “camurrìosa”, come dicevano da quelle parti.
    «Signori! Continuamente a fare questa confusione?».
    «Che ci posso fare? Mio figlio ha molto caldo!» replicò secca Iolanda con netto accento siciliano.
    «Paesana siete?» chiese quella con aria di sufficienza e alzando il naso.
    «Di Capobianco sono!» rispose decisa e fiera. 
    «Una mia amica, Rosa Paci, è paesana vostra. Ha una casa vicino alla piazza» rifece quella, ma con un tono più conciliante. «La conoscete?».
    «No, mi dispiace. Mio marito è commissario di Polizia in continente!».
    «Mih! Commissario in continente!».
    «Precisamente!».
    Commissario incontinente? Pensò Cantagallo, con una certa preoccupazione. Non aveva mai avuto problemi di quel tipo. Doveva aver capito male. Cantagallo aveva difficoltà a capire certe parole del dialetto siciliano, allo stesso modo di quando il Questore gli parlava in latino.
    «Iolanda?! Ma cosa sta dicendo quella donna?» chiese scocciato.
    Iolanda scosse la testa e gli fece segno di non badarci. Poi le venne in mente una cosa. Prese il telefonino dalla borsa e si mise a spippolare sulla tastiera.
    «Che fai, Iolanda? A chi telefoni?» il commissario non capiva perché la moglie volesse telefonare con tutto quel ben di Dio di mosaici da vedere.
    «Nulla, Angelo. Volevo mandare un messaggino a mia sorella per dirle che siamo qui. Ma quanto rompi! Guarda i mosaici, non sei venuto per questo?».
    «Perché, tu no?».
    «Io li ho già visti tante volte con la scuola quando ero piccola». 
    «Ma non hai studiato in Toscana?».
    «Sì, ma le elementari le ho fatte al paese».
    Il commissario lasciò perdere. Tanto le dispute familiari di ogni categoria le vinceva sempre la moglie.
    Iolanda sopportava poco le “gite culturali” in percorsi obbligati e chiusi dentro musei, mostre e gallerie. Preferiva le opere d’arte “al naturale” da osservare standosene comodi all’aria aperta e quelle “naturali”, vere e proprie, da ammirare osservando i panorami che l’Italia ci offriva, a costo zero e senza orari. I suoi preferiti erano il colonnato del Bernini in piazza San Pietro a Roma e la spiaggia di Sottobomba, vicino a Portoferraio all‘Isola d’Elba.
    Cantagallo invece poteva trasgredire quelle regole per ammirare delle opere d’arte che altrimenti non avrebbe potuto vedere all’aria aperta. In questo caso portava l’esempio della Gioconda di Leonardo da Vinci. Ma la moglie gli ribatteva: “E la Sfinge di Giza, la buttiamo via?”. E così doveva arrendersi. Anche quella volta non volle replicare: partiva battuto in partenza. 
    Ripresero a seguire la guida e dopo un po’, da sotto il percorso sopraelevato, sentirono una voce siciliana familiare all’indirizzo del poliziotto toscano.
    «Commissario! Commissario Cantagallo! Qua sotto sono, dentro al fosso!».
    Un maresciallo dei Carabinieri controllava alcuni lavori nella parte sottostante ai pavimenti mosaicati della Villa.
    Cantagallo si spenzolò un po’ sulla destra e vide il suo amico maresciallo Rosario Bompensiere.
    «Saro, buongiorno! Come mai da queste parti?». 
    «Buongiorno, Angelo. Qua sono per un controllo ordinatomi dalla Procura di Catania. Quest’anno arrivasti prima?».
    «Sì, abbiamo anticipato di qualche giorno. Siamo arrivati ieri a Capobianco. È tanto che volevamo vedere i mosaici della Villa del Casale. Oggi non abbiamo azzeccato la giornata. Fa molto caldo».
    «Dicesti giusto. Ma le settimane prima, più caldo fece! È una stagione fètusa!».
    «Sarei passato a salutarti stasera. Luigi è sempre contento di stare insieme ai tuoi figli. Gioca bene con loro e si diverte, anche se è un po’ più grande».
    «Angelo, sempre bambini sono. Iolanda dov’è?».  
    Iolanda era bassa di statura e, fra i pellegrini in gita, non si notava bene. Si fece largo fra le persone per avvicinarsi alla balaustra e vedere meglio chi stava di sotto.
    «Saro! Saro! Sono qua!» fece subito lei, sorridendo nel sentire la voce del loro amico maresciallo e suo compaesano. «Fatti vedere Saro, che non ti vedo! Sono piccolina!».
    Il maresciallo Bompensiere si tirò fuori dalla buca e si spostò verso il centro della stanza.
    «Buongiorno, Iolanda bella!» e sorrise anche lui.
    Poi si rivolse al commissario.
    «A pranzo vi voglio a mangiare a casa mia».
    «Grazie, Saro, ma non vorremmo disturbare».
    «Nessun disturbo, anzi…» ma cambiò espressione.
    «Che è successo?».
    «Niente, Angelo» ma non lo disse in modo convinto.
    «Saro, si vede lontano un chilometro che hai qualcosa da dirmi. Di che si tratta?».
    «Un delitto, forse una rapina andata male. Un uomo morto ammazzato con due colpi di pistola nella schiena. Nessun testimone e niente arma del delitto. Ci giro intorno da più di due settimane. Non so che pista prendere».
    «E ci voleva tanto a dirlo?».
    «Non voglio che sprechi le ferie con la tua famiglia per lavorare con me».
    «Falla finita. Me lo dici tutte le volte e tutte le volte te lo ripeto. Come mi sentirei io, se ti sapessi impelagato fino al collo in un’indagine mentre sono a godermi il sole? Dopo pranzo ne parliamo».
    «Angelo, questo è parlare! San Calogero ti aiuta e la Madonna ti accompagna!».
    Bompensiere era l’icona della felicità: il viso radioso del carabiniere era come quello di un cherubino in adorazione del citato Santo dalla carnagione scura.
    «Saro, lasciamo stare Santi e Madonne!».
    La faccia scura del poliziotto somigliava di più a quella di San Calogero.      "